Semina o trapianto

foto-6-semina-vs-trapianto-CP1-225x400.jpg

Per fagiolo e fagiolino la scelta tra le due opzioni è legata all’organizzazione aziendale e alla disponibilità economica.

Leggi l’articolo originale Semina o trapianto su Colture Protette.

Nell’orticoltura protetta per solanacee e cucurbitacee si procede esclusivamente con i trapianti; stesso discorso per gli ortaggi a foglie della I gamma, mentre per gli ortaggi baby leaf, destinati alle produzioni di IV gamma, si procede alla semina. Per le leguminose si opta a volte per l’impiego del seme ed altre per la pianta

« Nel caso di fagiolo e fagiolino, – ci riferisce Marco Valerio Del Grosso, tecnico di AnTeSia – se i tempi a disposizione dell’agricoltore, come incastro fra le altre colture che precedono o seguono, sono brevi si opta per trapianto, diversamente si sceglie di procedere con la semina. In pieno campo, invece, il ricorso al seme resta la sola opzione poiché la scelta delle piantine prevede costi eccessivi».

Le due alternative presentano entrambe vantaggi e svantaggi

« I vantaggi dell’impiego del seme sono legati alla sua facile manipolazione, poiché è un seme grande e facilmente utilizzabile a mani nude (può essere allocato facilmente nel terreno alla stessa stregua di una piantina), ed al basso costo per unità di piantagione. Inoltre, se il seme non germina il danno immediato appare piuttosto contenuto poiché il costo unitario è basso e l’impegno di manodopera per la semina è modesto. D’altro canto si segnalano alcuni inconvenienti che possono generare elevate perdite: eventuale bassa germinabilità, fallanze causate da roditori e, in pieno campo, da grossi uccelli (merli, passeri, ecc), condizioni ambientali sfavorevoli che possono verificarsi nella fase di germinazione».

I vantaggi/svantaggi summenzionati sono da scriversi in particolare alla semina in coltura protetta, poiché in pieno campo le condizioni ambientali e gli altri fattori summenzionati possono incidere negativamente in maniera più significativa.

« La semina, comunque, consente di ottenere una radice più sviluppata e fittonante; d’altro canto induce tempi lunghi di coltivazione e una certa percentuale di fallanze. Nel trapianto le piantine presentano una radice meno sviluppata, ma una certa precocità della raccolta e una percentuale di fallimento molto contenuta».

Pertanto, la scelta dell’una o dell’altra opzione è strettamente correlata ai tempi aziendali e al budget iniziale.

«Se ci sono le condizioni, – spiega Del Grosso – la scelta del trapianto appare favorevole per l’anticipo della raccolta, mentre non si ottiene una maggiore produzione poiché gli orticoltori, per far fronte alle fallanze che si verificano con la semina diretta, provvedono a farsi preparare un certo numero di piante in vivaio che integrano quelle non nate».

I costi della semina sono relativi all’acquisto dei semi e all’operazione di semina che non si discosta da quella del trapianto poiché si procede nella stessa maniera allocando un seme a una distanza di 30 cm. su ciascuna fila e a una distanza di 120 cm. tra le file. Sia in caso di semina che di trapianto si procede al diserbo. Il ciclo colturale varia dai 90-95 giorni, quando si opera il trapianto ai 105-110 giorni nel caso di semina diretta. La semina si effettua in gennaio e si utilizza il Tnt (Tessuto non tessuto) per favorire la rapida germinazione del seme; il trapianto viene praticato in febbraio. Pertanto, in caso di semina il periodo in cui il terreno è impegnato per la coltivazione aumenta di una quindicina di giorni più rispetto alla scelta del trapianto (l’emergenza avviene in 8-10 giorni con l’ausilio del Tnt).

Il costo unitario delle piantine, prodotte in contenitori di polistirolo da 170 fori, si attesta intorno ai 3 centesimi (circa 5,00 euro/contenitore), mentre il costo unitario del seme è di circa 1 centesimo.

I costi

Dal confronto economico tra le due soluzioni si evidenzia che, anche se la percentuale di germinabilità si attesta intorno all’80%, il trapianto ha un maggior costo purché, nel caso della semina, non si proceda al rimpiazzo delle piantine non nate con altre acquistate in vivaio.

Considerando, ad esempio, il caso di germinabilità pari all’80% i costi di semina e del seme lievitano del 20%.  Utilizzando la varietà “Solista” (fagiolo rampicante con legume rosso) con un costo del seme pari a 0,01 euro (60 euro/6.000 semi) l’aumento di costo per una germinabilità dell’80% porterebbe il prezzo unitario a 0,012 euro a cui va sommato il maggior onere della manodopera. Considerando che per piantare 10.000 semi necessitano circa 72 euro (8-10 ore x 9 euro/ora) con un incidenza di 0,0072 euro/seme, la maggiorazione si attesta in circa 0,00144 euro portando il costo unitario di semina a 0,00864 euro. A questi costi vanno sommati quelli relativi all’impiego del Tnt che si possono stimare in circa 0,013 euro/seme, considerando che per stendere il telo su 1.000 m² di superficie e poi rimuoverlo necessitano due operai impegnati per circa un’ora nei due interventi, per un totale di circa 35 euro di spesa; l’incidenza del costo del telo è, invece, irrisoria. In definitiva, il costo finale di ogni piantina prodotta con la semina diretta si attesta in circa 0,0336 euro.

Per il trapianto

Il costo del trapianto, invece, derivante dal costo della piantina e dalla manodopera per l’operazione di trapianto, è pari a 0,0372 euro/pianta. Pertanto, il vantaggio economico della semina rispetto al trapianto rappresenta un risparmio di circa il 10% in termini di costo esplicito e vantaggi di tipo colturale poiché la pianta si presenta più resistente e, quindi, meno difficile da coltivare, ma con una certa disomogeneità di crescita dovuta al rimpiazzo successivo. Il trapianto, d’altro canto, genera un risparmio di tempo nel processo di coltivazione, evita l’intervento di rimpiazzo delle fallanze e assicura un miglioramento degli aspetti colturali legati alla contemporaneità nella raccolta in quanto le piante, prodotte in vivaio, sarebbero omogenee con maggiore uniformità di produzione.

Per la semina

Nel caso di semina, l’orticoltore per ovviare al problema della disomogeneità di crescita, può optare per l’acquisto delle piantine non nate in vivaio con un aggravio dei costi, nel caso di 80% di germinabilità, pari ad ulteriori 0,00544 euro; in questo caso la scelta della semina ha un costo maggiore di quella del trapianto raggiungendo una  pari a 0,039 euro/piantina. Diversamente, se la germinabilità si attesta intorno al 90% la semina resta ancora la scelta più conveniente, con una differenza che però si riduce a poco più del 2%.

In definitiva, in assenza di vincoli legato al tempo di coltivazione la scelta del seme può risultare più efficace ed efficiente, diversamente diventa quasi obbligatorio optare per il trapianto.