Sementi, l’«anello mancante»

BIOLOGICO
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Si è concluso il Piano sementiero per l’agricoltura
biologica voluto dal Mipaaf per far
luce su un settore rimasto in stallo rispetto al
resto del mondo biologico. Le sementi infatti
costituiscono ancora l’anello mancante di
una filiera che aspira a diventare 100% biologica.
Dopo 4 anni di prove varietali, indagini di
mercato, stesura di disciplinari di produzione,
studi di fattibilità il tutto realizzato da circa 40
unità operative del Cra coordinate dal Cra-
Scs, l’ex Ense, si è arrivati dunque alla fase
conclusiva.

Dal piano sono uscite indicazioni operative,
come era previsto nei suoi obiettivi. Sulle varietà
migliori da impiegare nel biologico, per i
gruppi di specie per i quali c’è maggior richiesta
di varietà selezionate e conciate, quindi
cereali (frumento duro, tenero, riso), foraggere
proteaginose (erba medica, veccia, favino,
soia, pisello proteico), ortive (cipolla, porro,
pomodoro da industria, zucchino, fagiolo
nano secco e ceroso, lenticchia, cavolfiore,
cavolo broccolo, cece).

Sono emerse inoltre indicazioni dei prodotti
da utilizzare per la concia delle sementi e sono
stati definiti linee guida e disciplinari per
la produzione di sementi, è stato impostato
un accordo interprofessionale. E si è anche
lavorato sulla selezione di varietà adatte ai
diversi ambienti pedo-climatici/sistemi colturali
con il coinvolgimento degli agricoltori
nella selezione e auto produzione di sementi,
e per definire le norme sull’utilizzo delle varietà
da conservazione, punto critico sul quale
ci sono posizioni contrastanti tra industria
sementiera e associazioni biologiche.
Tutto questo per poter completare un percorso
di sviluppo del settore delle sementi
bio e raggiungere 2 obiettivi nel breve termine:
puntare sul breeding delle proteaginose,
soia in primis, delle quali siamo forti importatori,
a beneficio della filiera zootecnica biologica.

E soprattutto rendere efficace il rilascio delle
deroghe. L’annosa questione delle deroghe
infatti ha di fatto impedito lo sviluppo del settore
sementiero biologico. Si è arrivati però a un punto si svolta, ora che la Ue, nell’ambito
della revisione della legislazione sementiera,
ha previsto entro il 2021 l’abolizione della deroga
per ottenere una filiera 100% biologica.
Bisogna quindi prepararsi a questo evento.
Ma come? La gran parte dei paesi europei
sostiene che il regime delle deroghe debba
essere smantellato progressivamente e
che il singolo stato scelga, a seconda delle
disponibilità di sementi, quali deroghe eliminare.
In questo modo sarebbe possibile
aumentare gradatamente la disponibilità di
sementi biologiche, che è poi il fine ultimo, e
aprire inoltre opportunità interessanti per gli
agricoltori/moltiplicatori in biologico. E in Italia,
dove il seme biologico viene moltiplicato
soprattutto l’estero, sviluppare questo comparto
significherebbe seminare 10-15mila ha
di colture da seme che mancano al mercato
biologico, che hanno costi, ma anche prezzi,
più alti delle sementi convenzionali.

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