Scoperte le piume

EDITORIALE
supermercato_alimentare

Gli italiani scoprono che per fare i piumini
servono le piume. Lo “rivela” l’inchiesta
di Report della domenica sera. Lunedì
crolla in borsa il titolo Moncler, sinonimo
di piumini di fascia alta (made non solo in
Italy): quasi -5% a fine giornata.
Le oche vengono spiumate, vive (sarebbe
vietato), in Ungheria, a costi irrisori.
Gli italiani, spennati per comprarsi i
giubbottini. Il brand incriminato smentisce
immediatamente on line. Bufala o capro
espiatorio?
Magari c’è qualche passo in più da fare
sulla strada della tracciabilità e pure in
fatto di comunicazione ai consumatori
per spiegare, serenamente, come
“girano” tante filiere e perché. Pensiamo
a noi, all’agroalimentare, a uno dei
primati italiani nel 2013: il numero
di segnalazioni di rischi alimentari al
sistema di allerta comunitario, il Rasff
(Rapid alert system for food and feed).
Siamo in vetta davanti a tutti i paesi
europei. Non lo siamo affatto per l’altra
faccia della sicurezza, l’informazione
ai consumatori: banalmente, nomi e
cognomi delle aziende e dei prodotti che
fanno (eventualmente) correre rischi.
Giusto o sbagliato che sia, si tratta di
trovare un precario equilibrio fra l’obbligo
di informazione ai consumatori (tacendo
non si protegge la salute), l’opportunità
di evitare bufale (con i danni d’immagine
e relativi costi) e il rischio vero di finire in
pantani burocratici e sanitari (v.aflatossine
del mais appena tre anni fa).
Confidiamo nel 2015. Il governo l’ha
annunciato:la sicurezza alimentare è in
agenda.


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