Sanzioni olio, un decreto tutto da riscrivere

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A seguito del parere espresso da Camera e Senato, e soprattutto dalla Commissione giustizia e agricoltura della Camera

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Il decreto legislativo riguardante il regime sanzionatorio per l’olio d’oliva dovrà essere riscritto in quanto il parere espresso da Camera e Senato, e soprattutto dalla Commissione giustizia e agricoltura della Camera, ha posto numerosi paletti al provvedimento proposto dal Governo.

Si è conclusa quindi la fase consultiva che, a differenza di altri provvedimenti e come solitamente avviene, non è stata solo formale ma ha scatenato subito proteste e opposizioni soprattutto per il fatto che il provvedimento sembrava voler affermare un principio di depenalizzazione trasformando in sanzioni amministrative gli illeciti penali.

Sin dall’inizio il Governo ha difeso lo schema di decreto predisposto sostenendo che non vi era alcuna intenzione di abbassare la guardia per la tutela dell’olio d’oliva che continua ad essere oggetto di frode soprattutto per quanto riguarda l’origine.

L’audizione in Commissione Giustizia della Camera del Capo dipartimento della repressione frodi del Mipaaf, non ha sortito migliori risultati in quanto non sono state forniti chiarimenti e assicurazioni sulla questione depenalizzazione per cui «le principali richieste contenute nel parere, messo a punto anche sulla base delle audizioni svolte – ha spiegato Donatella Ferranti presidente della Commissione Giustizia della Camera- sono che per quanto riguarda i controlli ci sia una distinzione e che sia inserito, laddove non compare, “salvo che il fatto non costituisca reato”, per evitare qualsiasi rischio di depenalizzazione. Infatti, sebbene qualcuno lo abbia escluso, vi sono alcune condotte “di confine” per le quali non è chiaro se la sanzione da penale non diventi amministrativa. La clausola fa chiarezza in questo senso».

Nel parere viene infatti precisato che “la mancata previsione in alcune disposizioni sanzionatorie dello schema di decreto della clausola che fa salva l’applicazione delle norme penali e la contestuale abrogazione del Dlgs. n. 225/2005, che invece prevedeva tale clausola, potrebbe determinare una sostanziale depenalizzazione di condotte relative alla commercializzazione dell’olio e alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva nonché ai metodi ad essi attinenti, che le norme vigenti puniscono con la sanzione penale…”. Lo schema di decreto sarebbe anche incostituzionale poiché “…l’eventuale depenalizzazione dei reati ai quali siano riconducibili le condotte sanzionate in via amministrativa è in contrasto con i principi e criteri direttivi di delega di cui all’art. 32 della L. n. 234 /2012, in base ai quali le disposizioni sanzionatorie che vengono introdotte nell’ordinamento per punire la violazione di obblighi contenuti in atti dell’Ue operano “al di fuori dei casi previsti dalle norme penali vigenti…”.

Il Senato ha chiesto al Governo di “riconsiderare i limiti per le sanzioni per i piccoli e grandi quantitativi, in misura omogenea rispetto ai parametri già vigenti per altri obblighi, quale la tenuta del registro”.

La Camera, invece, ha chiesto al Governo di riconsiderare l’attribuzione alla Repressione frodi del compito di irrogazione delle sanzioni poiché “potrebbe non garantire appieno il principio di terzietà, per cui potrebbe essere opportuno realizzare la netta separazione, da un lato, delle funzioni di accertamento e, dall’altro delle funzioni di irrogazione della sanzione amministrativa, attraverso la separazione degli uffici competenti e delle relative responsabilità dirigenziali”.     

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