Russia, stop ai cibi europei. Porte spalancate alle tecnologie

IL CONTRO-EMBARGO
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A distanza di poche settimane dall’avvio del contro-embargo russo verso l’agroalimentare europeo, due punti sembrano già assai chiari: il danno per noi è e sarà enorme, molto di più di quello stimato finora; inoltre, a meno che l’embargo non cessi prima di dicembre, niente sarà più come prima.

Il recente World food Moscow (WFM), la più importante fiera dell’agroalimentare russo, che si tiene ogni anno a metà settembre, è stata dominata quest’anno proprio dalle conseguenze di queste sanzioni, un osservatorio privilegiato per capire che aria tira, non solo tra gli operatori europei, il cui forte scontento è già ampiamente noto, ma anche tra i loro partner russi. L’unica defezione totale, infatti, è stata quella degli Stati Uniti, mentre tutti gli altri operatori erano presenti, con pochissime eccezioni, per capire e per cercare di preservare i buoni rapporti con i partner russi.

Misure asimmetriche

Le misure occidentali e russe non solo sono assai diverse quanto a settori colpiti (soprattutto quello finanziario ed energetico le nostre, quello agroalimentare le russe), ma anche per l’effetto che hanno ottenuto sulle opinioni pubbliche dei due fronti. Moltissimi operatori europei presenti hanno manifestato tutto il loro dissenso verso quelle occidentali, perché hanno provocato il contro-embargo russo, mentre molti Russi o preferivano non pronunciarsi, ma si capiva che erano d’accordo, o approvavano incondizionatamente l’operato del proprio Governo.

Anche molti commentatori politici hanno l’impressione che, se le sanzioni occidentali avevano lo scopo di mettere in difficoltà il governo russo sul fronte interno, di fatto hanno ottenuto l’effetto esattamente contrario, suscitando anche un forte sentimento nazionalista, quale non si manifestava così apertamente da anni.

Su un punto importante sono apparsi assai concordi russi ed europei presenti: solo a dicembre si potrà capire veramente se l’embargo proseguirà in modo molto rigoroso o no e per quanto tempo.

Al momento, infatti, la distribuzione russa può contare ancora su un buon approvvigionamento da parte dei produttori locali o di Paesi confinanti e amici, anche se di qualità inferiore a quella europea. Per ora le carenze più significative nei negozi sembrano riguardare i prodotti più deperibili, che quindi non possono affrontare lunghi “viaggi di aggiramento”, quali ad esempio quelli da foglia, in particolare le insalate di IV gamma.

A decretare il destino dell’embargo, pertanto, come è già successo in passato per molti eventi storici che hanno riguardato questo Paese, sarà il famoso inverno russo, il “Generale Inverno”. Il vero freddo arriva ai primi di dicembre e azzera ovviamente tutte le produzioni di pieno campo; si salvano solo quelle in serre riscaldate, ma il settore è al momento assai carente: le statistiche parlano di circa 2.000 ha protetti, per una popolazione di quasi 150 milioni, quindi assolutamente insufficienti.

Anche i Paesi dell’Est e le ex-repubbliche sovietiche confinanti da dicembre ad aprile non possono aiutare molto la Russia, mentre andranno alle stelle sicuramente le quotazioni di Turchia, Nord Africa, soprattutto Egitto e Marocco, Sud Africa e Sud America.

La conclusione di tutti gli operatori russi ed europei è pertanto la stessa: se a dicembre l’embargo russo sarà ancora in corso e se le autorità riusciranno a farlo rispettare in modo rigoroso, o gli importatori e consumatori russi riusciranno a trovare valide alternative ai prodotti europei, o dovranno chiudere un occhio su molti “canali alternativi”, ovviamente per non perdere la faccia.

Se però la Russia continuerà l’embargo e saprà sopravvivere decentemente alle ovvie carenze fino a primavera, allora il dramma si ritorcerà pesantemente sul campo europeo e niente sarà più come prima.

Catastrofe europea

Al WFM erano presenti molti operatori europei che negli ultimi anni hanno investito fino a decine di milioni di euro per entrare nel mercato russo: unità produttive e linee di confezionamento espressamente dedicate a questo mercato enorme e promettente, fiere e missioni commerciali, uffici di rappresentanza a Mosca, etc. Tutti investimenti che oggi le sanzioni hanno azzerato.

Il danno subìto dall’Europa, pertanto, è e sarà altissimo, molto più alto di quello stimato ora dalle nostre autorità comunitarie. Un operatore belga ha espresso bene il concetto: «il danno per la mia azienda non sarà solo il camion di ortaggi che oggi torna indietro, ma ogni camion che torna ne distruggerà altri 10!».

La legge della domanda e dell’offerta ha già cominciato a colpire i produttori europei. Le quote che non vanno più in Russia, infatti, si riversano su un mercato già saturo e sotto pressione e serve a poco appellarsi alla “compassione” della grande distribuzione: i prezzi alla produzione finiranno inevitabilmente per crollare e per portare alla bancarotta moltissimi coltivatori.

In Olanda, ad esempio, l’allarme delle banche è già scattato al massimo livello con tempismo da record: a molte aziende è già stata chiesta un’urgente rimodulazione dei propri bilanci e delle prospettive economico-finanziarie nel breve e medio termine, a seguito delle sanzioni. Lo scopo è ovviamente poter decidere chi salvare e chi no.

Un boomerang

Se i visitatori europei si sono portati a casa una “morale” dalla fiera di Mosca, questa si può così riassumere:

– le contro-sanzioni russe stanno creando più danni di quelle occidentali;

– il danno diretto (prodotti bloccati) è niente in confronto agli investimenti profusi per entrare e consolidarsi nel mercato russo e oggi azzerati;

– se l’obiettivo delle nostre sanzioni era di mettere in difficoltà il governo russo sul piano interno, a oggi si è ottenuto esattamente l’effetto contrario;

– all’opposto agricoltori ed esportatori europei sono molto critici verso le proprie autorità comunitarie;

– in negozi e supermercati non si vedono al momento segni evidenti di gravi carenze, tranne forse alcuni prodotti di qualità più scarsa e prezzi superiori del 5-15%;

– se entro dicembre non si troverà una soluzione all’embargo russo, i danni all’agricoltura europea si moltiplicheranno per 10 e potrebbero diventare irreversibili.

(*) CERES S.r.l. – Società di Consulenza in Agricoltura

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