Rucola, la difesa e il ciclo colturale

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Si sta diffondendo il sovescio per gestire la fertilità del suolo. Fitofagi, patogeni e le richieste della Gdo

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Le aziende della piana del Sele che in questi anni si sono specializzate nelle colture per la quarta gamma ed in modo particolare nella coltivazione della rucola, inevitabilmente sono arrivate ad avere tutti le problematiche della monocoltura.
La situazione è ancora più grave perché le colture a foglia per la quarta gamma, con le continue lavorazioni del terreno, sono particolarmente depauperanti. Esse hanno dei cicli produttivi di poche settimane l’una dall’altra. Si deve rilavorare il terreno più volte all’anno. Così facendo quest’ultimo viene consumato velocemente nella sua parte microbiologica.
Per ovviare a questo problema, si sta diffondendo il sovescio primaverile-estivo. Le aziende fermano, almeno in parte, la produzione per quattro mesi all’anno. Come piante da sovescio si semina il sorgo, il pánico o la crotolaria, leguminosa utile per il controllo dei nematodi. Purtroppo non tutte le aziende sono in grado economicamente in grado di sopportare quattro mesi di non produzione. Di solito sono le aziende che coltivano solo per la quarta gamma ed hanno una dimensione in serre che superano i 10 ettari. In queste condizioni, si fa ricorso alla solarizzazione che obbliga a fermarsi per soli due mesi nel periodo giugno-agosto.
Insieme ai sovesci si deve applicare una corretta rotazione che è sempre stata ed è ancora, l’unica tecnica intelligente inderogabile per poter mantenere il più a lungo possibile intatto il valore produttivo del proprio capitale fondiario. Rimanendo nell’ambito della quarta gamma, una rotazione possibile sarebbe crucifere con rucola e le cosiddette orientali, le chenopodacee spinacio e bietola, le composite con il lattughino.
Patogeni
I principali patogeni nella rucola sono: la peronospora, la sclerotinia, il pythium e il pericolosissimo fusarium e aggiungiamo poi le batteriosi.
In particolare per questi ultimi, la cui infezione primaria proviene dal seme, si fa prevenzione facendo le analisi del seme e lavando le macchine che tagliano e rifilano la rucola in quanto rappresentano pericolosi strumenti di diffusione.
«Negli ultimi tre anni ci sono state evoluzioni sostanziali nelle varietà di rucola selvatica – ci spiega Valter Cascone consulente con lunga esperienza di rucola – dovute all’arrivo di selezioni più o meno frastagliate, più o meno veloci nella crescita delle foglie tra un taglio e l’altro, con atteggiamento più eretto per agevolare la raccolta con il taglio meccanico, con l’introduzione di resistenza Fusarium spp e due varietà con resistenza intermedia alla peronospora. Per quanto riguarda insetti ed acari, dobbiamo fare molta attenzione alle nottue, in particolare la Spodoptera littoralis, l’altica e soprattutto gli afidi che sono in forte crescita. Fino a tre anni fa, avevamo presenza di afidi solo su “rucola pacciamata” forse a causa dell’ospitalità offerta dalla plastica di pacciamatura e la difficoltà a distribuire gli aficidi. Adesso abbiamo problemi di afidi molto diffusi e per lunghi periodi. Gli acari invece, sono molto rari. Infine ci sono le Formiche che sono un problema soprattutto in autunno poiché non danneggiano direttamente la pianta ma portano via il seme subito dopo la distribuzione».
Erbe infestanti
Un problema difficile da gestire in ogni coltivazione ed in particolare sulle semine è il controllo delle erbe infestanti.
La Legislazione in merito si sta orientando sempre di più verso la limitazione dei diserbanti. Infatti su rucola i prodotti da utilizzare sono: il metam sodio, con il limite che può essere utilizzato ogni tre anni e distribuito con impianto a goccia ed il Benfluralin che a causa una forte limitazione dei residui massimi ammessi, non rende praticamente impossibile l’utilizzo nelle forniture alla grande distribuzione.
Rimane la solarizzazione, ma essa non è risolutiva per tutte le erbe. Ad esempio non limita molto la portulaca.
Ad oggi, l’unica soluzione definitiva sarebbe l’asportazione manuale con gli operai ma la stessa fa aumentare troppo i costi di gestione e diventa non economicamente sopportabile.
Coltura bio
Per le aziende che producono secondo il metodo biologico i problemi sono gli stessi dell’agricoltura convenzionale ma con molti meno strumenti per intervenire, se non fare molta prevenzione.
Prima di tutto ci sono le erbe infestanti che si limitano con il pirodiserbo, la solarizzazione e l’asportazione manuale.
Difficile da controllare è la peronospora. Per quest’ultima si usa il rame ma ha molti limiti in quanto ferma la pianta e d’inverno vuol dire allungare molto il ciclo; è colorato di azzurro e sporca le foglie; in alcune situazioni è fitotossico, non essendo un prodotto sistemico, è inutile usare quando le piante sono grandi.
La batteriosi, che potrebbe provenire da seme, nella pratica non ha soluzione. L’unico prodotto che riesce a limitare la diffusione è la propoli acquosa ed alcolica.
Anche per il bio gli afidi sono diventati un problema importante contro i quali abbiamo solo prodotti che agiscono per contatto e l’azadiractina sistemica ma la forma della pianta e gli strumenti che si usano per la distribuzione, non riescono a bagnare bene tutte le foglie.
La prevenzione si basa su tre sistemi fondamentali: la rotazione, il sovescio ed il sesto di semina che deve arrivare al massimo 15 milioni di semi di rucola da ettaro.
Afferma l’agronomo Marco Valerio Del Grosso: «Nella scelta dei prodotti per la difesa ci atteniamo al “Disciplinare di Lotta Fitopatologica Integrata della Regione Campania” ma stiamo molto attenti alle condizione agronomiche e strutturali. Ad esempio, non trattiamo, ne tanto meno irrighiamo di sera, per non aumentare le condizioni predisponenti per I patogeni. Le serre devono essere quanto più alte possibili al colmo e abbastanza corte, per agevolare la circolazione dei flussi d’aria. Si cerca di ridurre il sesto d’impianto. Si cerca di utilizzare materiale sementiero di buona qualità e con delle resistenze genetiche».
Altre tematica importante è rappresentata dall’igiene e la gestione dei “corpi estranei”.
In azienda e a maggior ragione in campo, non si può fumare e non si può mangiare se non in aree dedicate; non si possono portare monili pendenti, anelli, orecchini, braccialetti; i capelli devono essere legati e protetti.
Tutti i collaboratori dell’azienda sanno che devono raccogliere ogni eventuale corpo estraneo presente in ogni parte dell’azienda. Tutto dev’essere pulito e sistemato.
Uno strano caso di corpo estraneo è rappresentato dalle rane, che potrebbero essere considerate un indicatore biologico di buona e corretta gestione della biodiversità, purtroppo non può finire nelle confezioni di rucola pronta per il consumo e quindi si è stati costretti a mettere delle reti intorno ai canali per impedirne il passaggio.
La Rucola una volta raccolta va trasportata il prima possibile nelle celle frigo, da dove parte la catena del freddo che arriva fino al frigorifero di casa.
Il prodotto confezionato è consegnato quasi per la totalità alla grande distribuzione organizzata italiana ed europea. Fino all’inizio dell’embargo economico, moltissima rucola e prodotti di quarta gamma andavano anche in Russia.
Dalla piana del fiume Sele in pochi giorni, riesce ad essere in tutta Europa.