Rucola in prova, conviene?

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La scelta di questa soluzione potrebbe risultare vincente se fossero riconosciuti i vantaggi che ne derivano per il bassissimo contenuto di nitrati

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La Piana del Sele rappresenta l’area agricola europea più importante per la produzione di “erbette” per la IV gamma e gli orticoltori sono costantemente orientati verso il miglioramento degli aspetti quali – quantitativi del prodotto.
«Nell’ottica di verificare la potenzialità di nuovi sistemi produttivi, – ci riferisce Alfonso Altamura che, insieme ai fratelli Giuseppe e Fabio, conduce a Pontecagnano (Sa) un’azienda di circa 100 ettari quasi interamente destinata alla produzione di “erbette” per la IV gamma in coltura protetta – stiamo sperimentando su un ettaro di superficie la coltivazione di rucola “fuori suolo”».
La prova è nata tre anni fa quando i fratelli Altamura hanno pensato di destinare l’impianto “fuori suolo”, nato per la coltivazione della fragola, alla rucola.
«Abbiamo deciso di abbandonare la fragola che non risultava economicamente conveniente e, per di più, non rientrava nella tipologia di coltivazione dell’azienda che, negli ultimi quindici anni, si è completamente convertita da vivaio verso la produzione per IV gamma».
Densità bassa
L’impianto, pur adattato alla rucola, è in grado di garantire dei risultati che al momento appaiono confortanti.
«Uno dei limiti dell’impianto “fuori suolo” che abbiamo allestito è legato alla bassa densità d’impianto, stimabile in un -30% rispetto a quella tradizionale nel suolo. Tuttavia, questa tecnica consente di ridurre lo stato di “stress” delle piante che si avvantaggiano di un costante apporto di nutrienti con la fertirrigazione, garantisce una produzione più veloce, riduce il fenomeno della “salita a seme” e garantisce un maggior numero di sfalci: 12-13 rispetto ai 6-7 che si praticano nel terreno».
Meno trattamenti
Altro aspetto interessante di questa tecnica è la riduzione dei trattamenti antiparassitari.
«In primo luogo, – aggiunge Giuseppe Altamura – si evita l’ingresso dei trattori in serra con evidenti benefici per l’ambiente, inoltre si riducono gli interventi di difesa. Il controllo della peronospora, ad esempio, è facilitato dal più basso tasso igrometrico e dall’assenza della bagnatura delle foglie procurata, in serra su suolo, dall’irrigazione per aspersione. Le produzioni in “fuori suolo”, proprio per le minori necessità di difesa, possono essere condotte più facilmente con il metodo della coltivazione “integrata” e ottenere un prodotto con pochi o nulli residui».
Se gli orticoltori possono avvantaggiarsi dei minori costi per la difesa dall’altro canto devono sopportare maggiori oneri per la concimazione.
«Il sistema “fuori suolo” necessita di interventi di fertilizzazione continui, d’altra parte, però, si ha il vantaggio di avere una produzione continua senza la necessità di riseminare con più frequenza come si pratica nelle coltivazioni in suolo».
Nelle coltivazioni tradizionali bisogna lavorare 4-5 volte il terreno nel corso dell’anno e procedere almeno a tre risemine.
«Evitare la lavorazione del terreno, – spiega Fabio Altamura – si traduce in un risparmio energetico e quindi economico e in un maggior rispetto dell’ambiente».
Meno nitrati
Un altro importante vantaggio che si riscontra al momento della commercializzazione è legato alla minore presenza di nitrati, mentre è possibile effettuare la raccolta solo manualmente optando di confezionare la rucola “a mazzetti”.
«Con il “fuori suolo” abbiamo riscontrato quantità di nitrati nelle foglie di rucola molto al di sotto dei limiti consentiti e nettamente inferiore a quella che si rileva per le piante coltivate in maniera tradizionale. Inoltre, mentre nelle coltivazioni condotte in suolo è complicato contenere la quantità di nitrati nel periodo invernale con il “fuori suolo” diventa più semplice».
Naturalmente, questa soluzione richiede degli elevati investimenti iniziali, stimabili nell’ordine di 10 euro/m², che andrebbero, però, ammortizzati nel tempo: cinque anni per il substrato, quindici- venti anni per l’impianto.
«Considerazioni di tipo economico, – precisa Giuseppe Altamura – si potranno fare solo al quinto anno d’impianto. Tuttavia optare per questa soluzione diventerebbe sicuramente conveniente se fosse riconosciuto la forte riduzione dei nitrati nel prodotto finale. Infine, non va trascurato che il “fuori suolo” richiede anche una preparazione tecnica di un certo livello per gestire correttamente le coltivazioni».