Robot al posto dei lavoratori

INNOVAZIONE
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L’aumento delle rese richiederà anche un
aumento del livello di meccanizzazione
agricola, processo che va avanti già da decenni,
ma molto ancora resta da fare: solo da
poco in Cina il lavoro meccanico ha superato
quello manuale.

Nei Paesi in via di sviluppo il problema maggiore
al momento è formare manodopera
agricola qualificata, oltre che motivarla con
adeguate retribuzioni, che spesso non superano
la soglia di sussistenza.

Nei Paesi avanzati, invece, il problema è sempre
più quello di trovare la manodopera tout
court: se domani mattina i braccianti immigrati,
che oggi impieghiamo in Occidente,
soprattutto in orticoltura e frutticoltura, tor-
Robot al posto
dei lavoratori
nassero a casa, la maggior parte di serre e
frutteti fallirebbero in un attimo.

In alcune nazioni più avanzate (Stati Uniti,
Giappone, Olanda, Spagna ecc.) si stanno
sviluppando da tempo anche robot, soprattutto
per la raccolta (arance in California, fragole
in Spagna e Giappone, pomodori e peperoni
in Olanda, etc.). Si tratta di macchine
ancora lente e costose, ma non è lontano il
giorno in cui vedremo applicazioni commerciali
all’opera in serre e frutteti.

Per ora ci accontenteremmo di vedere applicata
anche in agricoltura una maggiore sicurezza
ed ergonomia del lavoro.

Smart economy

La smart economy, l’economia intelligente, ha
ormai messo profonde radici ovunque, con enormi
benefici. Finalmente anche nel settore
agricolo si consolida questa tendenza: precision
farming
(agricoltura di precisione), crop
modelling
(coltivazione sulla base di modelli
matematici), internet of things (internet delle
cose, cioè interazione automatica tra sensori
e attuatori), stanno entrando sempre più nella
vita degli imprenditori agricoli.

Già oggi è possibile accedere gratuitamente
a molti dati storici territoriali e a rilevazioni
climatiche satellitari in tempo reale. Arrivano
anche i primi droni agricoli, in grado di monitorare
molte variabili a livello aziendale o consortile.
Non solo clima, ma anche stato idrico
e nutrizionale dei terreni, parassiti vegetali e
sviluppo delle colture.

Con questi dati è possibile sia distinguere
aree aziendali con varia potenzialità, sia prevedere
con estrema precisione le conseguenze
delle scelte colturali. L’obiettivo finale
è rendere sempre più precisi e localizzati i
nostri interventi, ad esempio concimazione differenziata per lotti omogenei, col risultato
di massimizzare le rese e minimizzare gli
sprechi.

Dagli sprechi alla dieta

Per raggiungere l’autosufficienza alimentare
non basta solo aumentare le rese. La maggior
parte degli 800-900 milioni di persone
che soffrono la fame, più altri 500-600 milioni
di malnutriti, vivono soprattutto in Africa
e nell’area Asia-Pacifico, dove la produzione
agricola è spesso insufficiente, ma anche dove
molto cibo viene perso per cattive condizioni
di conservazione, che quindi andranno
migliorate.

È interessante notare che ai circa 800-900
milioni di persone che soffrono la fame in Africa
e Asia, fa da contraltare in Occidente,
soprattutto in Nord America ed Europa, una
popolazione quasi uguale di obesi (700 milioni),
segno che il problema si deve risolvere anche con una migliore distribuzione del cibo
a livello mondiale.

E poi c’è il problema dello spreco. In Italia, ad
esempio, ogni famiglia butta ogni anno circa
50 kg di cibo nei rifiuti, spesso per negligenza
nella gestione della spesa. Per non parlare
di quello che buttano i supermercati perché
scaduto. Ogni kg di cibo sprecato porta con
sé, ovviamente, anche un corrispondente
spreco di suolo, acqua, concimi ed energia
utilizzati per produrlo. Da non dimenticare, infine, le scelte dietetiche.
Per produrre 1 kg di pane, ad esempio,
si consumano 2-3 m3 di acqua, mentre
ne servono 12-15 per 1 kg di carne. Anche
il consumo di suolo, concimi ed energia è
proporzionale. C’è chi prefigura un aumento,
consapevole o forzato, dei vegetariani (nel
regno Unito sono già il 12%). Altri carnivori
ad oltranza, forse, decisi a non rinunciare alle
proteine animali, si dovranno accontentare di
hamburger sintetizzati in laboratorio.

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