Robinia da biomassa, la gestione in ambiente agricolo

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Risultati di uno studio su una pianta comune utile per produrre energia pulita. L’invasività della specie da polloni radicali può essere controllata con zone di contenimento e pratiche adeguate nelle aree circostanti

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Le biomasse legnose non sembrano esser più tanto di moda, con i prezzi del petrolio a un terzo rispetto al picco del 2010 e con la forte espansione del biogas come forma più attrattiva per la produzione di energia in ambito agricolo. Tuttavia rappresentano un’importante realtà nel bilancio nazionale delle rinnovabili. A tutt’oggi le biomasse legnose contribuiscono significativamente alla produzione di energia rinnovabile nel settore elettrico e termico. Gran parte di esse proviene da superfici forestali, ma, secondo le previsioni dell’Ue, in base agli obiettivi di contenimento dell’effetto serra, il consumo di energia da biomassa legnosa dovrebbe aumentare in Europa. Si prevede un progressivo incremento del prelievo di legna da superfici non forestali, tra cui i cedui a rapida rotazione (2-5 anni) e con una stima di alcuni milioni di ettari da costituire nei prossimi decenni (tab.1).

 

Poche le specie utili

Attenzione! È molto difficile valutare l’accuratezza di tali previsioni. Chi scrive lavora sulle piantagioni da biomassa da circa vent’anni e ha visto numerose previsioni e studi venire puntualmente smentiti. È comunque vero che un confronto con la realtà attuale, sui dati delle superfici stimate di piantagioni da biomassa, è quanto mai contrastante con le suddette stime sulla necessità di sviluppo delle piantagioni cedue da biomassa, attualmente stimate a ben meno di 100.000 ha in Europa.

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