Riso: produzioni su, prezzi giù

OSSERVATORIO
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Iniziata nei primi giorni di settembre, la raccolta del riso sta rapidamente terminando, favorita anche dalle ridotte precipitazioni della prima metà di ottobre. I risicoltori registrano a oggi soddisfacenti produzioni, soprattutto nel comparto dei risi tondi e lunghi B, con picchi produttivi superiori a 90 q/ha. Buone produzioni si sono avute anche da varietà di tipo lungo A, sia da parboiled sia da mercato interno, con una variabilità però superiore e alcune tipologie come Sant’Andrea che non sempre hanno raggiunto la produzione attesa.

I primi dati qualitativi attestano una buona resa alla lavorazione, con valori quasi sempre superiori a 60 q/ha soprattutto per i lunghi B e i tondi e qualche caso di presenza di difetti sul granello per questi ultimi. Le classiche varietà destinate al mercato interno, come Carnaroli, Baldo, Arborio e Vialone Nano, presentano invece una resa industriale molto variabile e a volte mediocre. Si attendono gli ultimi risultati provenienti dalle risaie per poter consolidare queste informazioni e determinare l’andamento complessivo dell’annata, che si preannuncia comunque migliore rispetto a quella del 2011, compensando almeno in parte la riduzione di superficie registrata.

Diversamente da quanto sperato, e in linea con l’andamento del mercato della stagione 2011-2012, il prezzo del risone non è tornato a crescere. Storicamente, dopo le prime settimane di raccolta, il prezzo del risone ha un trend positivo con valori più elevati nel corso della fine dell’inverno e della primavera successiva, con una finestra di prezzi superiori per il posizionamento sul mercato del prodotto in magazzino. Andamento simile è stato osservato per la commercializzazione del riso prodotto nel 2010 e commercializzato nel 2011, ma le quotazioni del riso raccolto nel 2011, già inferiori rispetto all’anno precedente, hanno visto un rapido picco di crescita tra ottobre e novembre, seguito invece da un costante declino, sino ad arrivare a un prezzo di vendita a luglio 2012 inferiore rispetto a quanto pagato al momento della raccolta. Con quotazioni comprese tra 282 €/t per Thaibonnet, Sirio, Gladio e similari, e 345 €/t per Carnaroli (Borsa merci di Vercelli del 9/10/ 2012), gli attuali prezzi cominciano a impensierire i risicoltori. Il discorso vale soprattutto per le varietà per il mercato interno, caratterizzate da costi unitari di produzione più elevati per via delle inferiori performance produttive, lasciando spazio nel prossimo futuro a un probabile incremento delle superfici di colture primaverili alternative come mais e soia.

«I risi di tipo lungo B e tondi, che hanno solitamente minori costi di produzione e produttività generalmente più elevata – afferma Gianluca Mascellino di Saci, cooperativa novarese che si occupa della commercializzazione del riso – in previsione di un possibile aumento del prezzo, fino a 330-350 €/t come lo scorso anno, assicurano ai risicoltori una migliore sostenibilità, anche se i margini di guadagno sono assottigliati dall’aumento dei costi e messi a rischio dalla prossima riforma della Pac che penalizzerà sicuramente il settore del riso».

A fronte delle pesanti incertezze del mercato si stanno facendo strada tecniche per migliorare le capacità produttive e per razionalizzare i costi di produzione. Da un lato il panorama varietale italiano si arricchisce costantemente di genotipi in grado di raggiungere produzioni sempre più elevate, grazie anche all’introduzione dei primi ibridi di riso e a cultivar convenzionali con migliori performance. Dall’altro lato una crescente attenzione da parte dei risicoltori è rivolta a tecniche conservative di coltivazione del riso (minima lavorazione, sod seeding, ecc.), con risparmi energetici e di manodopera, risultati produttivi interessanti e anche alcuni incentivi legati al Psr per le aziende che seguono specifici disciplinari produttivi.


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