Riso, 30% del seme non certificato

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Delle superfici risicole coltivate e su cui non viene pagata alcuna royalty, unico strumento per sostenere la ricerca, l’innovazione e la competitività del sistema risicolo nazionale

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L’attività sementiera risicola italiana, leader nel settore europeo, continua a vivere una preoccupante perdita di competitività a causa del crescente ricorso al seme non certificato o reimpiegato, che nel complesso ha ormai superato il 30% delle superfici risicole coltivate e su cui non viene pagata alcuna royalty, unico strumento per sostenere la ricerca, l’innovazione e la competitività del sistema risicolo nazionale. A lanciare l’allarme è Massimo Biloni, coordinatore del Gruppo riso di Assosementi, nel corso della 3a edizione della giornata tecnica dedicata alla sperimentazione agronomica e all’attività sementiera (Rice seed daY) svoltasi presso il Centro ricerche dell’Ente Nazionale Risi a Castello D’Agogna (PV). «L’impiego di semente certificata – ha precisato Biloni – è il mezzo imprescindibile per assicurare ai nostri raccolti tutti i requisiti di purezza, tracciabilità, qualità, assenza di malattie e difetti».