Rischio oidio per la vite

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Dopo le infezioni primarie di metà maggio, si prevede lo scoppio epidemico a fine giugno in virtù di un prolungato periodo senza piogge

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Negli ambienti viticoli nord italiani, la forma di svernamento più comune è quella di cleistotecio, mentre di solito i sintomi precocissimi caratterizzati dalle “foglie a bandiera” e derivanti dal micelio svernante solo per lo più relegate a quei vigneti poco curati che con il tempo hanno accumulato una forte carica di inoculo in grado di manifestarsi in forma esplosiva alla prima ripresa vegetativa.

I primissimi sintomi fogliari spesso sfuggono all’osservazione. In primavera è sufficiente una temperatura di almeno 10 °C e una pioggia di almeno 2,5 mm per umettare e rompere gli ascocarpi e liberare le ascospore sulle foglie basali più vicino al ritidoma.

Le ascospore sono in grado di germinare in un arco termico che va da 5 a 28 °C (ottimo tra 20 e 25 °C) e in poche ore formare gli appressori e da questi gli austori, unici organi endofitici del fungo, che penetrano la superficie vegetale per nutrirsi. Il periodo di incubazione, che in estate può essere anche di 6-7 giorni, in questa fase, con temperature non ottimali può protrarsi anche fino a 20 giorni.

Quest’anno la stagione è decorsa particolarmente fresca e piovosa nei mesi di aprile e maggio, con piogge distanziate di almeno 7-10 giorni. Ciò ha fatto sì che le ascospore all’interno dei cleistoteci potessero maturare copiosamente ed essere rilasciate durante i 2/3 eventi piovosi cardine della stagione oidica, tra metà aprile a metà maggio. Infezioni primarie sono già state osservate a metà maggio, tuttavia lo scoppio epidemico di oidio viene di fatto previsto verso la fine di giugno in virtù di un prolungato periodo senza piogge.

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