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Riforma Pac: braccio di ferro regioni-Mipaaf
Sull’articolo 68
Si alza il livello dello scontro sull’applicazione in Italia dell’articolo 68 della nuova Pac. In un incontro che si è tenuto giovedì 9 luglio scorso un gruppo di sette Regioni, rappresentate dai rispettivi assessori all’Agricoltura, ha messo nero su bianco una proposta alternativa allo schema di decreto messo in campo dal ministero.
Oggetto della trattativa il prelievo sugli aiuti diretti per finanziare assicurazioni agricole e settori in crisi. Emilia Romagna, Puglia, Umbria, Marche, Liguria, Sardegna e Piemonte, oltre alla Provincia autonoma di Bolzano, propongono sostanzialmente una diversa ripartizione tra settori del fondo da 316 milioni di euro alimentato da un prelievo sugli aiuti diretti Pac, nella misura del 3,6% per tutti e del 10% per i titoli zucchero e tabacco. Con un taglio di oltre 10 milioni sul plafond riservato alle carni bovine, più fondi al settore lattiero-caseario (da 33 a 40 milioni con gli aiuti estesi alla caseificazione) e il dimezzamento del budget riservato alle assicurazioni, che scende così da 120 a 60 milioni. Oltre al raddoppio dei fondi destinati a sostenere l’avvicendamento dei seminativi nelle regioni del Centro-Sud, che passerebbero da 50 a 109 milioni di euro. La nuova misura estende inoltre l’aiuto di 60 euro a ettaro (importo indicato nella proposta ministeriale) anche alle colture proteiche. Tra le altre novità, l’aumento del plafond per ovicaprini (da 8 a 10 milioni) e olio d’oliva (da 6 a 10 milioni) e l’inserimento di un fondo di 2 milioni riservato alla floricoltura. Lievemente ridotto (da 25 a 22 milioni) il budget per il tabacco e sostanzialmente invariato quello per lo zucchero (da 15 a 14,5 milioni).
La proposta ha incassato subito la bocciatura del Veneto, il cui assessore, Franco Manzato, ha partecipato all'incontro di giovedì, e provocato la dura reazione dell’industria delle carni, unico settore (insieme al capitolo delle polizze) penalizzato dalla nuova ipotesi. Il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, da parte sua fa sapere che «c’è ancora il tempo per trovare una soluzione unitaria. Sono fiducioso che riusciremo a trovare un compromesso nel rispetto dei tempi imposti da Bruxelles. Sarebbe inconcepibile rinunciare a un’opportunità come quella offerta dall’articolo 68. Questo significherebbe oltretutto sfidare la collera degli agricoltori. Attendo con fiducia una proposta unitaria da parte delle Regioni».
Insomma in questa fase il ministro preferisce non entrare in polemica con la «fronda» aperta da alcuni assessori al piano del Mipaaf, limitandosi a prendere atto della proposta alternativa, nel rispetto delle competenze regionali. Tutti gli scenari dunque sembrano ancora aperti, in vista del possibile appuntamento decisivo della Conferenza Stato Regioni del 30 luglio.
Dal mondo agricolo intanto arrivano reazioni contrastanti: il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni, appoggia la proposta del ministero, giudicandola «sindacalmente ineccepibile», mentre la Cia giudica «migliorativa» la proposta delle Regioni, anche se per l’associazione «esistono ancora dubbi sull’impianto generale del documento».
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