Riforma agricola, si riapre il cantiere

CONSIGLIO DEI MINISTRI
nunzia_de_girolamo

Aperti i cantieri della
terza legge di riforma
dell’agricoltura
e dell’agroalimentare. Al
Consiglio dei ministri di
mercoledì 26 giugno scorso
è stato approvato, in via preliminare,
il disegno «Delega
al Governo per l’orientamento
e la modernizzazione nei
settori dell’agricoltura, dell’agroalimentare,
della pesca
e dell’acquacoltura e delle
foreste nonché per il riordino
della relativa disciplina
». Si tratta dei primissimi
passi della nuova legge
d’orientamento che deve andare
alla Conferenza unificata
e tornare quindi all’esame
dei ministri per il varo finale
e l’approdo in Parlamento.

Per ora dunque c’è solo la
«copertina» del nuovo testo
che dovrà ridare un assetto
adeguato al settore. Con la
prima legge d’orientamento
del 2001 e la successiva del
2004-2005 sono stati completamente
ridisegnati i perimetri
dell’attività, sono state
delineati gli identikit dei
«professionisti» e sono arrivate
anche novità fiscali a
dare contenuto alle riforme.

Ma sono passati ormai
più di dieci anni dai decreti
legislativi che hanno profondamente
innovato l’attività
agricola aprendo ampi orizzonti
alle imprese che solo a
distanza di tanti anni stanno
recependo tutte le opportunità.
Mentre già qualche agevolazione
inizia a franare. È
il caso, per esempio, della
tassazione catastale estesa alle
società agricole di capitali
e cancellata dal governo
Monti. E forse il ripristino,
al di là della riforma globale,
dovrebbe essere il primo
passo per favorire il rafforzamento
delle società agricole
di capitali, asse portante di
un sistema evoluto.

«Il settore agricolo e agroalimentare
è centrale per la
vita economica del nostro paese
– ha spiegato il ministro
delle Politiche agricole, Nunzia
De Girolamo – e con
questa legge avremo gli strumenti
per favorirne la crescita
e lo sviluppo. Il comparto
ha bisogno di modernizzazione
e razionalizzazione e
la nostra risposta deve essere
tempestiva ed efficace.

Siamo il primo ministero a
presentare un provvedimento
di questa portata, perché
fondamentali sono gli ambiti
di competenza, visto che il
sistema agroalimentare da
solo vale il 17% del Pil italiano.
Da quando la norma
sarà in vigore avremo due
anni di tempo per adottare i
decreti: il mio impegno sarà
assoluto per far sì che questo
settore possa finalmente
esprimere tutto il suo potenziale
».

Ma vediamo nei dettagli
cosa prevedono i quattro articoli
nei quali si articola la
legge delega.

Il primo, oltre a fissare le
finalità e le modalità attuative
della legge delega che andrà
esercitata entro due anni,
elenca i capitoli di intervento.

Un campo d’intervento a
360 gradi. Obiettivi: garantire
la revisione della normativa
e degli strumenti per lo
sviluppo dell’occupazione
regolare nel settore agricolo
in modo tale da contrastare i
fenomeni di economia irregolare
e sommersa; definire
le misure idonee a incentivare
il ricorso alla forma societaria
nei settori dell’agricoltura,
della pesca e della acquacoltura;
ridefinire gli
strumenti relativi alla tracciabilità,
etichettatura e pubblicità
dei prodotti alimentari e
dei mangimi; armonizzare e
razionalizzare la normativa
in materia di controlli agroalimentari
evitando la distorsione
della concorrenza; modernizzare
le disposizioni vigenti
in materia di contratti
di organizzazione e vendita
al fine di assicurare il corretto
funzionamento del mercato
e di evitare pratiche di
concorrenza sleale a scapito
delle componenti contrattuali
più deboli; razionalizzare
gli strumenti di coordinamento,
indirizzo e organizzazione
delle attività di promozione
dei prodotti del sistema
agroalimentare italiano;
favorire la promozione, lo
sviluppo, il sostegno e l’ammodernamento
delle filiere
agroalimentari gestite direttamente
dagli imprenditori
agricoli per la valorizzazione
sul mercato dei loro prodotti,
anche attraverso la costituzione
di appositi organismi
di coordinamento; ridefinire
il sistema della programmazione
negoziata; coordinare
e armonizzare la normativa
statale tributaria e previdenziale:
semplificare gli
adempimenti contabili e amministrativi
a carico delle imprese
agricole; favorire l’accesso
ai mercati finanziari
definendo innovativi strumenti
finanziari, di garanzia
del credito e assicurativi, finalizzati
anche alla riduzione
dei rischi di mercato. E
non mancano i capitoli dedicati
ai giovani, prevedendo
anche una disciplina fiscale
e previdenziale ad hoc, alle
agroenergie, al biologico, alla
razionalizzazione degli enti
vigilati, alle crisi di mercato;
allo Sviluppo rurale (con
un supporto a livello nazionale).
Rispunta poi il «codice
agricolo» che era arrivato
quasi in dirittura d’arrivo
con la vecchia delega mentre
si punta anche a rivedere
le procedure di consultazione
di commissioni parlamentari
e Stato-Regioni.

Sulla nuova delega però
si sono appuntate subito le
critiche di una pattuglia di
parlamentari del Pd (Oliverio,
Ruta, Fiori e Pignedoli)
e del presidente della commissione
Agricoltura della
Camera, Luca Sani. I parlamentari
contestano una delega
in bianco e tanto ampia al
ministro, mentre per Sani si
tratta di temi già oggetto di
provvedimenti in Parlamento
«questa inopportuna sovrapposizione
rischia di generare
solo incomprensione
fra Governo e Camere».


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