RIFIUTI. Sistri in affanno, necessaria una proroga

La procedura parte ufficialmente l’1 ottobre. Ma sono ancora gravi i ritardi operativi
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A 5 mesi dalla chiusura dei termini per l’iscrizione al Sistema per la tracciabilità dei rifiuti (Sistri), la nuova procedura per la registrazione in linea della produzione, del recupero e dello smaltimento dei rifiuti manifesta gravi ritardi a livello operativo.

Intendiamoci, era stato tutto previsto: l’attivazione di un sistema informatico centralizzato, in grado di annotare in tempo reale tutte le operazioni relative ai rifiuti sul data base del Ministero dell’Ambiente, le stesse che finora vengono iscritte nei registri di carico e scarico in possesso delle aziende italiane, comporta uno sforzo non indifferente sul piano organizzativo.

Iniziative del genere, quando sono state create per scopi commerciali, hanno avuto i medesimi inconvenienti, tanto da richiedere un periodo di rodaggio più o meno lungo, in relazione al numero di adesioni al servizio ed alla frequenza con la quale queste sono state attivate.

Qui però stiamo parlando di una cosa profondamente diversa
: non abbiamo a che fare con una base numericamente irrilevante rispetto all’universo dei possibili clienti, tale da poter testare efficacemente il sistema e prepararsi con calma al grande giorno.

Nel caso del Sistri si va direttamente a regime – in forza di legge – con una platea piuttosto vasta che comprende, accanto  ai produttori di rifiuti pericolosi, tutte le imprese di smaltimento e trasporto, nonché le medie e grandi aziende industriali. Sono soggetti che hanno una gestione dei rifiuti di tipo professionale e che esprimono al massimo grado le esigenze di urgenza, tempestività e frequenza delle operazioni.

Sarebbe come se un’industria aeronautica, una volta costruito il prototipo di un jet, facesse il primo volo di collaudo con i passeggeri al completo: se per il costruttore è una bella manifestazione di ottimismo e di fiducia nei propri mezzi, viene da chiedersi con quale stato d’animo le aspiranti cavie andrebbero ad accomodarsi ai propri posti…

La legge, infatti, parla chiaro: dal giorno di partenza – fissato per il 1° ottobre – tutto il precedente armamentario (formulario e registri di carico e scarico) va dritto in pensione, nel senso che non si potrà più usare: nulla di male se, inserita la chiavetta, la macchina andasse subito in moto.

Ma se non partisse al primo colpo? Questa evenienza non è stata neppure presa in considerazione, così come sembrano essere cadute nel vuoto le tante osservazioni sulla mancanza di una efficace copertura del territorio nazionale per l’accesso ad Internet: la possibilità di fare compilare la scheda in caso di mancanza di segnale è limitata soltanto ad eventi temporanei e non al caso (frequente nelle aree rurali) in cui manchi del tutto la copertura di reti a banda larga.

Che dire poi dei dispositivi non ancora consegnati?
Benché la maggior parte delle Camere di Commercio abbia ormai distribuito il grosso delle chiavette, alcune di esse sono piuttosto indietro, con numerosi utenti che non sono neppure stati invitati per il ritiro; in altri casi gli appuntamenti vengono dati al ritmo di qualche decina al giorno, rendendo di fatto impossibile il rilascio in tempo utile di tutte le credenziali di accesso.

È certamente indispensabile una proroga, oppure che venga permessa la coesistenza del doppio regime – cartaceo e telematico – per un periodo transitorio, in modo da consentire un avvio graduale e senza scosse del sistema.

Bisogna tuttavia ricordare che questi ritardi finiscono per essere pagati proprio dalle imprese, in quanto gli importi fissati per l’iscrizione ed il primo anno di funzionamento del sistema rischiano essere stati versati senza che gli interessati abbiano potuto effettivamente usufruirne.
In pratica quest’anno le imprese iscritte al Sistri si accolleranno sia il costo del vecchio sistema (formulario, registri e dichiarazione Mud), sia quelli per l’attivazione della nuova procedura, il tutto per esclusiva colpa del legislatore e senza alcun vantaggio per la salvaguardia dell’ambiente.
 

LE TAPPE
Un percorso a ostacoli

Vediamo di ripercorrere le tappe fondamentali del processo legislativo che ha portato, da quella che pareva una semplice affermazione di principio, alla costituzione del Sistema Integrato per la tracciabilità dei rifiuti.

Aprile 2006:
su iniziativa dell’allora ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, a legislatura ormai finita, viene approvato il nuovo testo unico in materia ambientale (Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152), che costituisce la base giuridica per la tracciabilità dei rifiuti.

Maggio 2006: il “cambio della guardia” a livello di maggioranza di governo dà fiato ad un atteggiamento fortemente polemico verso il nuovo testo unico, la cui applicazione viene a lungo osteggiata e ritardata.

Gennaio 2008: il Governo Prodi approva finalmente – con il decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio – il pacchetto di modifiche al testo unico, che contiene fra l’altro anche un aggiornamento dell’articolo 189, comma 3 bis, istitutivo del sistema di tracciabilità dei rifiuti.

Dicembre 2009: viene infine approvato il decreto ministeriale 17 dicembre 2009, che istituisce ufficialmente il Sistri, con scadenze ravvicinate (fine febbraio per l’iscrizione delle imprese di gestione dei rifiuti e fine marzo per i produttori), che spingono il mondo imprenditoriale a richiedere una proroga.

Febbraio 2010: nonostante al Ministero neghino fino all’ultimo momento un differimento dei termini, esce a sorpresa un decreto che  modifica alcune delle norme dettate a dicembre e proroga le scadenze, datato 15 febbraio ma pubblicato solo il giorno 27.

Aprile 2010: con la fine del mese si chiude ufficialmente il periodo utile per l’iscrizione dei produttori di rifiuti pericolosi e degli altri soggetti obbligati; in realtà il Ministero pubblica in seguito ripetuti inviti ad iscriversi, dando così l’impressione che non tutti abbiano rispettato gli obblighi di legge.

Giugno 2010: il 17 giugno viene firmato il decreto interministeriale che fissa il nuovo tariffario dei diritti dovuti alle Camere di Commercio: fra questi figurano gli importi richiesti per il rilascio dei dispositivi Usb (chiavette).

Luglio 2010: in data 9 luglio esce un nuovo decreto del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che, oltre a prorogare nuovamente i termini per l’operatività del sistema, modifica retroattivamente le quote dovute per i produttori di modeste quantità di rifiuti pericolosi, obbligando di fatto gli interessati a presentare apposita istanza per il rimborso delle somme pagate in eccesso.
 


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