Resistenze da dribblare

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Le accortezze per prolungare l’efficacia dei formulati di post-emergenza

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Nel mais (come nelle altre colture)si ottengono le rese produttive più interessanti mantenendo i seminativi liberi da infestanti nelle prime fasi di sviluppo e quindi con l’applicazione di erbicidi ad azione residuale subito dopo le operazioni di semina. Nonostante ciò non viene sminuita la valenza dei spesso necessari trattamenti di post-emergenza, che rimangono determinanti per completare l’eventuale parziale attività di precedenti applicazioni preventive, in caso di rilevanti infestazioni delle specie a ciclo perenne e soprattutto nelle aree maidicole caratterizzate da terreni ad alto contenuto di sostanza organica, dove gli erbicidi ad azione residuale non vengono utilizzati causa la loro rapida inattivazione. Solo nelle aziende più professionali e organizzate, dove si conoscono perfettamente la tipologia degli inerbimenti e la transitabilità dei terreni si può adottare la strategia che prevede soli interventi di post. In queste situazioni comunque occorre essere consapevoli dei rischi che si corronno, tra cui:- il ritardo dei trattamenti causa impraticabilità dei campi, con conseguente aumento della competizione idrica e nutrizionale e possibile accentuazione dei fenomeni fitotossici,- efficacia non ottimale in concomitanza di periodi fortemente siccitosi e più o meno accentuate difficoltà di assorbimento degli erbicidi da parte delle infestanti “stressate”. Altra problematica emergente, forse la più importante, determinata dalle strategie “solo post” è il rischio di selezione di popolazioni di infestanti resistenti, con particolare riferimento alle segnalazioni di insufficiente efficacia su Echinochloa crus-galli (giavone) con l’impiego delle solfoniluree graminicide (rimsulfuron, nicosulfuron, foramsulfuron). Dicotiledoni annuali e perenni Considerando che per il diserbo di post-emergenza del mais sono disponibili numerosi principi attivi fortunatamente anche con differenti meccanismi d’azione, sono pressoché infinte le combinazioni applicative che di possono delineare in relazione alle molteplici situazioni di inerbimento. La complessità delle miscele da utilizzare dipende in primo luogo dalla strategia complessiva di diserbo e quindi dalla necessità di completare l’attività di precedenti interventi di pre-emergenza su specie perenni, di gestire le classiche e normali infestazioni di malerbe a ciclo annuale o quando ci si trova di fronte a situazioni più complesse e preoccupanti, come ad esempio quelle che generalmente si riscontrano nei terreni torbosi delle aree di bonifica e nei suoli più sciolti. Quando vi sia la necessità di eliminare esclusivamente specie perenni e con presenza ridotta anche di specie annuali possono risultare sufficienti trattamenti con miscele a base 2,4-D + MCPA (U46 Combi Fluid, ecc.), MCPA (Fenoxilene Max, ecc.), dicamba + MCPA (Agherud M, ecc.) ed anche con bromoxinil + 2,4-D (Buctril Universal), ricordando che la maggior parte delle stesse possiede anche una sufficiente azione nei confronti di Equisetum spp.. Quando preoccupano solo specifiche infestazioni di Convolvulus arvensis e Calystegia ottimi risultati si ottengono anche con dosi medie di fluroxipir (Fluizol, Tomagan, ecc.) e fluroxipir + florasulam (Starane Gold). In caso di normali infestazioni da eliminare con soli trattamenti di post-emergenza si giustificano miscele di mesotrione (Callisto) o sulcotrione (Sudoku, Traman, ecc.) addizionati di dicamba (Mondak 21S, ecc.). Da ricordare che mesotrione, utilizzato a dosaggi sostenuti (1 l/ha), con abbondante piovosità con irrigazione dopo il trattamento generalmente è in grado di esercitare un ottimo controllo di Cyperus, infestante sempre di più difficile gestione e per il controllo del quale è stato richiesto l’uso eccezionale di halosulfuron-metile (Permit). La miscela di mesotrione + terbutilazina (Calaris) si giustifica in tutte le situazioni grazie ad una rapida attività devitalizzante, all’apporto residuale del derivato triazinico, ma soprattutto nei terreno organici in relazione all’evidente effetto sinergico tra i due principi attivi sulle specie graminacee annuali. Quando si opera in aziende che non devono rispettare vincoli agroambientali dettati da numerosi Disciplinari di produzione si possono sostituire i più recenti trichetoni con il più datato bromoxinil (Flavos, Emblem, ecc.), sempre con addizione di dicamba. Con le stesse finalità possono trovare impiego anche le solfoniluree tritosulfuron, commercializzata in miscela con dicamba (Algedi) e tifensulfuron-metile (Harmony 50 SX). Nelle semine più anticipate, quando oltre a Chenopodium, Amaranthus, Solanum e le altre classiche dicotiledoni si devono eliminare precoci emergenze delle poligonacee di più difficile controllo, quali Fallopia convolvulus e Polygonum aviculare, nonché la maggior parte delle specie ruderali di sostituzione, tra cui Abutilon, Ammi majus, Xanthium, ecc., una costante ed elevata attività si ottiene con l’impiego di prosulfuron, da utilizzare sempre in associazione a dicamba e disponibile anche in formulazione pronta (Casper, Rosan). Anche se ormai il loro impiego risulta alquanto limitato, bentazone (Basagran SG, Blast SG, ecc.) è in grado di risolvere specifiche infestazioni di Polygonum persicaria e lapathifolium quando si vuole il massimo rispetto della selettività, mentre clopiralid (Lontrel 72 G, Vivendi 100, ecc.) può trovare impiego per il controllo di Cirsium ed anche di Helianthus tuberosum (topinambur). Graminacee “insensibili “ Dovendo risolvere le problematiche derivanti dalla presenza di specie graminacee con applicazioni di post-emergenza occorre innanzitutto considerare che, escludendo i seminativi con fenomeni di resistenza ormai conclamata, risulta relativamente agevole il controllo di Echinochloa crus-galli e delle differenti specie di Setaria, con l’avvertenza di evitare interventi oltre lo stadio di pieno accestimento. Minore risulta invece la sensibilità alle solfoniluree graminicide di Digitaria sanguinalis, che deve essere trattata nelle primissime fasi di crescita. Per quanto concerne il controllo delle sempre più invasive infestazioni di Sorghum halepense da rizoma, causa l’estrema scalarità di nascita diventa necessario non anticipare troppo gli interventi, attendendo orientativamente le 6-7 foglie del mais quando si ritengono terminate le emergenze, utilizzando le differenti soluzioni disponibili alle dosi maggiori di etichetta. Ove la presenza di sorghetta è un fatto assodato il posticipo degli interventi comporta la necessità di eliminare prima le altre infestanti sia graminacee che dicotiledoni mediante il ricorso a trattamenti di pre-emergenza o con una prima e anticipata applicazione di post-emergenza. Con funzione graminicida, ma con efficacia che comprende anche amarantacee, crucifere, composite ed in parte ombrellifere, sono disponibili numerosi formulati a base di nicosulfuron a differenti concentrazioni di principio attivo, miscele di rimsulfuron + nicosulfuron (Titus Mais Extra, Kelvin Duo) e foramsulfuron (Equip), quest’ultimo caratterizzato anche da una ottima efficacia su Solanum nigrum. E’ poi bene ricordare che una più o meno collaterale efficacia graminicida è svolta anche dai trichetoni sulcotrione (Sulcogan, ecc.) e mesotrione (Callisto), mentre l’ultimo arrivato della famiglia, il tembotrione (Laudis) esercita una più energica attività nei confronti di Digitaria sanguinalis, una rapida efficacia su Echinochloa crus-galli, ma risulta insufficiente per il controllo di Setaria. Cross-spectrum anche nel mais Come sta avvenendo anche nei cereali a paglia, anche nel mais vi è la tendenza da parte delle multinazionali del settore di introdurre sul mercato più o meno complessi formulati contenenti più principi attivi ad azione complementare e che in molti casi possono risolvere con un unico prodotto e in unico passaggio tutte le diversificate situazioni di inerbimento. Nicosulfuron + mesotrione (Elumis) si presta a risolvere infestazioni non eccessivamente sviluppate di specie graminacee annuali e più specificatamente di eliminare numerose importanti dicotiledoni annuali, comprese molte ruderali. Tembotrione (Laudis), come già ricordato presenta una ottima efficacia su Echinochloa crus-galli, comprese le popolazioni non più sensibili alle solfoniluree graminicide, e soprattutto nei confronti di Digitaria sanguinalis, con la possibilità nel contempo di eliminare anche numerose specie a foglia larga annuali ed anche ruderali, con esclusione di Fallopia convolvulus e Papaver rhoeas. La miscela di nicosulfuron + rimsulfuron + dicamba (Principal Mais) si caratterizza per l’ampio spettro d’azione, che comprende sia graminacee che dicotiledoni annuali e perenni e, con l’eventuale ulteriore addizione di dosi medio-ridotte di mesotrione o bromoxinil, si presta a risolvere praticamente tutte le situazioni di infestazione. Nella prossima primavera sarà commercializzato dalla Società Du Pont un’altra completa miscela contenente nicosulfuron (12%) + rimsulfuron (3%) + mesotrione (36%). Commercializzata con il nome di Arigo in formulazione granuli idrodisperdibili (WG), a dosi variabili da 250 a 330 g/ha di formulato, è di possibile impiego su mais convenzionale, mais bianco e mais waxy già a partire dalla 1° foglia del mais e fino allo stadio limite delle 8 foglie. Da utilizzare in miscela con il olio vegetale di colza (1,25 l/ha di Codacide), il suo spettro d’azione comprende graminacee annuali e perenni e dicotiledoni annuali e ruderali. Per completare l’attività nei confronti di Fallopia convolvulus e specie perenni può risultare utile l’addizione di dosi medie di dicamba, MCPA o fluroxipir.n (*)Ricerca & Sviluppo Terremerse Soc. Coop.