Reddito da malghe e pascoli del Nord-Est

La giunta provinciale di Trento ha elaborato regole comuni per gli allevatori locali. La realtà altoatesina si mostra penalizzata dalle…

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Per quanto riguarda il territorio del Trentino-Alto Adige, le malghe e i pascoli hanno una grande importanza. In particolare, in Trentino la superficie dei pascoli alpini ammonta ad almeno 50mila ettari divisi in 600 malghe, di questi ben il 90% sono di proprietà pubblica (comunale o frazionale), mentre in Alto Adige le malghe ancora attive sono 1.250 e gli ettari di pascoli alpini superano gli 85mila ettari. La proprietà è in larga parte dell’Asuc (Amministrazione separata dei beni di uso civico) e degli enti di diritto privato.

La Giunta provinciale di Trento, accogliendo le molte sollecitazioni pervenute dagli allevatori, ha deciso di elaborare un “modello di gestione uniforme”, nonché regole comuni, in particolare per quanto riguarda le modalità di affitto o di concessione ai privati, che possano garantire non solo una gestione sostenibile e multifunzionale di questi territori, ma anche la salvaguardia della biodiversità, degli ecosistemi, dell’ambiente, del paesaggio e delle tradizioni storico-culturali che li caratterizzano, senza dimenticare la funzione di regimazione delle acque e il contrasto al dissesto idrogeologico.

Da questa esigenza sono nate le Linee di indirizzo per l’utilizzo dei pascoli montani, l’istituzione dello “Schedario provinciale dei pascoli trentini” e il Disciplinare tecnico – economico per l’affitto delle malghe di proprietà pubblica.

C’è da sperare che la nuova disciplina contribuisca a frenare le speculazioni che su questi terreni sono stati denunciati dagli allevatori a più riprese.

Innanzi tutto quindi è prevista l’istituzione, all’interno del Sistema informativo agricolo provinciale (Siap), dello “Schedario provinciale dei pascoli trentini”, con lo scopo di disporre di uno strumento efficiente di gestione delle informazioni di carattere territoriale e amministrativo legate ai pascoli di interesse provinciale, ritenuto fondamentale sia in un’ottica di semplificazione dei procedimenti sia per una corretta programmazione degli interventi di sostegno.

Inoltre, onde evitare interpretazioni diversificate della norma, a cura dell’amministrazione provinciale sarà predisposto uno schema-tipo di Disciplinare tecnico – economico, uno schema-tipo di bando di gara e uno schema-tipo dei verbali di consegna/riconsegna e di carico/scarico della malga.

Nel segno della valorizzazione delle autonomie locali, si punta all’elaborazione di alcuni documenti necessari per l’affidamento e la gestione delle malghe.

L’intervento di Matthias Zoeschg

«La realtà altoatesina si trova a dover affrontare delle norme emanate a livello europeo molto penalizzanti per gli allevatori dell’Alto Adige – afferma Matthias Zoeschg, responsabile del servizio Malghe e pascoli dell’assessorato all’Agricoltura di Bolzano -. Di fatto, nonostante le molte sollecitazioni presentate dalla Provincia per ottenere una loro modifica, le norme europee prevedono che per l’ottenimento dei premi sia necessario dimostrare di aver avuto in affitto quella malga nel 2013». In questi casi il premio può raggiungere anche i 400/500 euro ettaro contro un costo per l’affitto che va da 80 a 100 euro/ettaro.

Quindi un vero affare per coloro che si trovano in questa situazione. Chi invece ha l’intenzione di prendere in affitto una malga oggi riceverà un premio/ettaro di 40 – 50 euro/ettaro: meno della metà del costo dell’affitto.

 

MALGA MONTASIO, UN’ECCELLENZA PER IL TERRITORIO FRIULANO

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Malga Montasio, nel Comune di Chiusaforte (Udine), è la più grande malga del Friuli-Venezia Giulia. Lanciata a livello internazionale dalle telecamere del Giro d’Italia che, nel 2013, portarono a quota 1.550 metri la carovana facendo per la prima volta tagliare ai ciclisti una linea d’arrivo in malga nella storia della corsa rosa, ha recentemente ricevuto un prestigioso riconoscimento dal Touring club italiano (Tci).

Il panorama mozzafiato sul monte Canin e il gruppo del Montasio, l’aria pura, le vacche e le marmotte disseminate tutt’intorno, assieme alla buona cucina, alle camere e anche all’erta che attrae ciclo-amatori da tutta Italia e dall’estero, fanno di malga Montasio una delle mete turistiche più gettonate della regione. Grazie a tutto questo, il Tci ha insignito la malga friulana del premio “Buona cucina”, ideato per dare risalto ai migliori esercizi caratterizzati al contempo dal clima famigliare e dalla proposta di una cucina genuina e di schietta impronta regionale, in un contesto accogliente. Caratteristiche che i curatori della guida “Alberghi e ristoranti d’Italia 2016” edita dal Tci hanno riconosciuto all’agriturismo malghivo, divenuto un simbolo anche perché titolare della fascetta madre, la numero “zero”, dell’omonimo formaggio Montasio: l’unica Dop che il Friuli vanta sul fronte lattiero-caseario (in condominio con il Veneto). Una bella soddisfazione per l’Associazione allevatori del Friuli che gestisce il complesso malghivo e tutto lo staff che, con dedizione e passione, anno dopo anno, stanno facendo crescere e conoscere il Montasio. Anche grazie a investimenti pluriennali che hanno consentito di rilanciare la malga: oggi dotata di camere, di un servizio ristorazione, di un mini caseificio e ovviamente di una stalla con centro di mungitura e spaccio per i prodotti lattiero caseari.

Di proprietà dell’Associazione friulana tenutari stazioni taurine, la malga è gestita dal 1960 dagli allevatori e ha archiviato l’ennesima stagione positiva. Esordito il 15 giugno, l’alpeggio si è concluso il 18 settembre 2015. I bovini (quasi tutti di razza Pezzata Rossa italiana), che provenivano da 36 allevamenti di 24 diversi luoghi del Friuli Venezia Giulia, hanno trascorso 96 giorni da padroni di ben 400 ettari di pascoli. Sono stati 221, nel complesso – 132 vacche e 89 manze – i capi che hanno prodotto circa 12 kg al giorno di latte ognuno, produzione che ha consentito di trasformare quotidianamente, nel caseificio della malga, circa mille 500 chili, per un totale di 140 mila chili prodotti nell’intera stagione.

Durante la stagione dell’alpeggio, in malga Montasio sono state impegnate 18 persone tra cucina, ristorante, camere, caseificio e spaccio. Se nel caseificio in totale sono state prodotte e vendute circa 2mila forme di formaggio (Montasio Dop anche “Prodotto della Montagna”) oltre a caciotte, ricotte, burro e yogurt. Il servizio di pernottamento inoltre è stato in grado di garantire un balzo in avanti del 55% dei soggiorni nelle 5 camere a disposizione e un incremento del 30% del fatturato rispetto al 2014.

A.D.F.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 6/2016

L’edicola di Informatore Zootecnico


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