Radicchio rosso di Treviso tardivo, un fiore d’inverno che tira

La coltivazione è passata da poche centinaia di ettari a 2mila nel giro di una decina di anni L’articolo Radicchio…

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La coltivazione è passata da poche centinaia di ettari a 2mila nel giro di una decina di anni

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Coltivato tra le province di Padova, Venezia e Treviso, il Radicchio Rosso di Treviso Igp tardivo è pronto per essere raccolto a novembre, dopo che la campagna ha subito almeno due brinate. La stagione 2016 del cosiddetto “fiore d’inverno” si prospetta buona, come è stata peraltro la scorsa che ha realizzato un’ottima produzione sia per qualità che per quantità. La coltivazione del Radicchio Rosso di Treviso Igp tardivo è passata da poche centinaia di ettari a 2 mila nel giro di una decina di anni circa, grazie anche al lavoro e alla lungimiranza di Opo Veneto, una cooperativa con 500 Soci di Zero Branco (Tv).

«Vogliamo arrivare a 4000 ettari di coltivazione in dieci anni – evidenzia Cesare Bellò consigliere delegato di Opo Veneto – ma questo vorrà dire che oltre a far crescere la produzione saremo riusciti a intercettare i desideri del consumatori perché deve essere pronto a recepire la nostra proposta commerciale».

Del resto l’utente finale è sempre più esigente e attento a quello che mangia e «sta andando – riferisce Bellò – oltre l’indicazione di origine geografica; per questo vogliamo portare il radicchio di Treviso a ottenere la Dop, Denominazione d’origine protetta».

Peraltro, già la denominazione Igp è garanzia di un prodotto lavorato secondo un preciso disciplinare di produzione che prevede controlli accurati in tutte le fasi di produzione, tracciabilità e certificazione di prodotto, massima qualità nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità.

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