Qualità energetiche di residui forestali e agronomici

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I risultati preliminari del progetto PRO.VA.CI.AGR. dell’Università della Tuscia, che ha messo a confronto le caratteristiche del cippato

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Il progetto “Processo di valorizzazione del cippato agroforestale” nasce con l’obiettivo di incrementare le possibilità di impiego del cippato proveniente da differenti tipologie di biomasse legnose (colture dedicate, potature, residui forestali), attraverso l’utilizzo razionale dei sottoprodotti, la loro immissione in un circuito commerciale alternativo e il miglioramento delle loro caratteristiche qualitative, sfruttando parte delle fasi operative che avvengono durante i processi di valorizzazione termica. Il tutto in un’ottica di minimizzazione degli impatti derivanti dalla gestione della filiera.

Il progetto è stato suddiviso in 4 Assi principali, ciascuno ripartito in varie azioni:

–   Asse 1, incremento del valore commerciale del cippato di pioppo da colture a breve rotazione sia attraverso la gestione ottimale del processo di raccolta sia attraverso il recupero delle frazioni granulometriche più fini da destinare alla produzione di pellet o di lettiera per animali, con una valutazione attenta della possibilità di minimizzazione gli impatti dovuti alla raccolta;

–   Asse 2, inserimento del cippato ottenibile delle potature di olivo nel circuito commerciale energetico e nella produzione di pellet e lettiera per animali;

–   Asse 3, incremento del valore commerciale del cippato proveniente dalle utilizzazioni forestali attraverso il recupero delle frazioni granulometriche più fini, da destinare alla produzione di pellet e lettiera per animali;

–   Asse 4, trasferimento, la divulgazione e l’accesso ai percorsi innovativi.

La disponibilità attuale

Il progetto si propone di rispondere alle esigenze e fabbisogni del settore e l’attivazione di un circuito commerciale alternativo o complementare. Infatti, ad oggi, le biomasse di origine agricola e forestale vengono generalmente interrate, impiegate per l’alimentazione di stufe o camini a basso rendimento energetico oppure bruciate direttamente in campo.

La quantità di residui che è possibile ottenere dipende, essenzialmente, dalle pratiche agricole e dalle rese della coltura. In linea di massima possiamo considerare 2-4 t/ha anno per i frutteti, 1-2 t/ha anno per i vigneti e gli oliveti, come messo in evidenza anche da uno studio condotto dall’Ente nazionale per la meccanizzazione agricola (Enama).

Le piantagioni arboree a ciclo breve (Srf), invece, rappresentano un modello colturale estremamente interessante, con produttività ad ettaro variabili e comprese tra 3-4 t di sostanza secca/ha anno e 15-20 t di sostanza secca/ha anno, corrispondenti a circa 25-60 t di prodotto fresco per ciclo di ceduazione (ogni 2 anni massimo 3).

Tra le biomasse forestali si possono considerare i cimali e le ramaglie, quali scarti delle utilizzazioni forestali convenzionali (20-25% del volume totale sopra terra) e le piante di scarso valore derivanti dal primo diradamento delle piantagioni di conifere, oltre al materiale derivante dalla ripulitura degli alvei fluviali.

 

(1) UNITUS-DAFNE, via San Camillo de Lellis, Viterbo, tel. 0761357400 r.picchio@unitus.it

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 31-32/2015 – Inserto “Bioenergie e agricoltura” L’Edicola di Terra e Vita