Psr, approvati i primi cinque

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A breve partiranno anche i bandi per il 2014-2020

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Il 26 maggio 2015 la Commissione europea ha approvato i primi 5 Psr italiani, di cui 4 regionali (Emilia Romagna, Veneto, Bolzano e Toscana) e uno nazionale (Rete rurale nazionale). A breve sarà approvato anche il Psr della Regione Umbria che ha ottenuto la “comfort letter” della Direzione Generale Agricoltura dell’Ue. Nel frattempo, alcune Regioni hanno emanato i primi bandi della nuova programmazione 2014-2020.

Italiani in ritardo

L’approvazione dei primi 5 Psr italiani non nasconde il grave ritardo della politica di sviluppo rurale 2014-2020. Il processo di programmazione era partito in ritardo da Bruxelles; solo il 17 dicembre 2013 era avvenuta l’approvazione del regolamento sullo sviluppo rurale (Reg. Ue 1305/2013), ma poi i tempi si sono poi allungati ulteriormente. Le Regioni italiane hanno evidenziato molte difficoltà nella redazione dei Psr, anche per la concomitanza del periodo elettorale che ha interessato la maggior parte delle Amministrazioni regionali nel 2014 e 2015. Alcune Regioni italiane hanno lavorato per tempo, hanno inviato un buona programmazione a Bruxelles e sono state capaci di gestire efficacemente il negoziato con la Commissione; altre Regioni hanno “dormito”, spesso hanno prodotto una programmazione affrettata e superficiale e si sono “impantanate” nel negoziato con la Commissione. In base allo stato attuale del negoziato, l’approvazione dei Psr di tutte le Regioni italiane potrebbe richiedere tutto il 2015 (tab. 1).

In Italia: 23 Psr

La programmazione 2014-2020 vede la coesistenza di n. 2 Psrn (nazionali), insieme ai tradizionali 19 Psr regionali e ai 2 Psr della province Autonome di Trento e Bolzano, per un totale di 23 Psr. Dopo la Francia, l’Italia è il Paese dell’Ue con il maggior numero di Psr (fig. 1). I Psrn (nazionali) sono due, uno relativo alla “Rete rurale nazionale” e un altro che riguarda tre misure: –   gestione rischio; –   biodiversità animale; –   infrastrutture irrigue. Le Regioni hanno predisposto i loro Psr, secondo le esigenze delle proprie zone rurali e hanno a disposizione 18,6 miliardi di euro, ripartite secondo la figura 3. La Regione italiana con maggiore dotazione finanziaria è la Sicilia con 2,2 miliardi di €; a seguire la Campania (1,8 miliardi di €) e la Puglia (1,6 miliardi di €).

La situazione in Europa

Sono 118 i Psr di tutta l’Unione europea. La maggior parte dei Paesi ha optato per un solo Psr (fig. 1), mentre alcuni ne hanno decine. Il Paese con un numero maggiore di PSR è la Francia (30), a seguire l’Italia (23), la Spagna (19 e la Germania (15). Dei 118 Psr, ben 51 sono stati già approvati (di cui 9 nel 2014), mentre gli altri 67 saranno approvati entro il 2015, tra cui la maggior parte di quelli italiani. Va tenuto ben presente che dicembre 2015 è il termine ultimo per ricevere il bollino da Bruxelles: rispettando tale scadenza si eviteranno future penalità che in linea di principio potrebbero essere comminate nella gestione della prima annualità. Ancora una volta l’Italia evidenzia una serie di difficoltà nella programmazione e gestione della politica di sviluppo rurale: ritardi gravissimi nella spesa dei Psr 2007-2013 (soprattutto nelle Regioni del Sud) e ritardi nell’approvazione dei nuovi Psr 2014-2020. Con molta probabilità, l’Italia non sarà in grado di utilizzare tutte le risorse della vecchia programmazione e quella nuova non parte certamente nei tempi. Al momento, l’unica nota positiva è l’approvazione e l’avvio dei primi 5 Psr.

I cinque Psr approvati

Il traguardo raggiunto dai primi 5 Psr permette l’istituzione dei nuovi comitati di sorveglianza che dovranno condividere i criteri di selezione delle misure individuate dalle autorità di gestione per poter procedere all’emanazione dei bandi della nuova programmazione 2014-2020. Il Psr dell’Emilia Romagna  è stato “segnalato” dal Commissario europeo dell’agricoltura Hogan per aver rivolto un’attenzione particolare alla diffusione della banda larga e ultralarga nelle aree rurali e appenniniche al fine di eliminare le problematiche territoriali che derivano dal digital divide (Fonte: Pianeta Psr). Il Psr della Toscana punta a dare forte impulso alla competitività delle imprese agricole e forestali. Il nuovo Psr il Veneto ha dimostrato una particolare efficacia nel gestire la delicata fase di transizione tra le due programmazioni avendo anticipato con buon margine l’uscita dei bandi con le misure agroambientali per un importo complessivo di 144 milioni di euro (Fonte: Pianeta Psr). Il Psr dell’Emilia Romagna sviluppa la quota pubblica di 1.190 milioni di euro (513 la quota Feasr), il Psr della Toscana è dotato complessivamente di 962 milioni (414 la quota Feasr), il Psr del Veneto vale 1.184 milioni  (quota Feasr 510) ed infine il Psr di Bolzano ammonta complessivamente a 366 milioni (quota Feasr 158). Le risorse rese disponibili dall’approvazione dei 4 programmi, oltre a quelle del programma Rete Rurale Nazionale (114 milioni la dotazione complessiva), ammontano a un totale di 1,65 miliardi di fondi Fears e ad un totale di 3,3 miliardi di spesa pubblica.

Mesi decisivi

I prossimi mesi saranno decisivi per la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020. Entro il dicembre 2015, ben 18 Psr italiani dovranno essere ancora negoziati e approvati con la Commissione europea. Appena giunta l’approvazione, le Regioni dovranno procedere all’istituzione dei nuovi comitati di sorveglianza, all’individuazione dei criteri di selezione delle misure e alla pubblicazione dei bandi. Gli agricoltori devono conoscere il Psr della propria Regione (circa 1.000 pagine per ognuno), magari con una chiave di lettura che consenta una lettura efficace. I Psr dispongono di 21 miliardi di € di risorse pubbliche, che sono molto importanti per lo sviluppo delle imprese agroalimentari e dei territori rurali. La Pac (pagamenti diretti e politica di sviluppo rurale) in Italia vale 7,4 miliardi di € annui. Le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di utilizzarli con efficienza ed efficacia; purtroppo il disastro organizzativo e gestionale di Agea e l’incapacità amministrativa di molte Regioni sono un vero ostacolo per l’agricoltura italiana e per i territori rurali. Gli agricoltori devono esigere un cambiamento e un miglioramento radicale della politica agraria nazionale e regionale.   Leggi l’articolo completo di tabelle su Terra e Vita 26/2015 L’Edicola di Terra e Vita