Produzione, mercato e consumi della cerasicoltura spagnola

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La crisi di sovrapproduzione di alcune specie tradizionali sta favorendo la crescita del ciliegio, che mostra un costante incremento delle superfici, favorito dal rinnovamento varietale, dall’aumento dei consumi, dal miglioramento delle tecnologie di produzione e dalla precocità di maturazione. Tutti fattori che garantiscono alla Spagna elevata competitività nelle esportazioni verso i Paesi dell’Ue.

L’articolo Produzione, mercato e consumi della cerasicoltura spagnola è un contenuto originale di Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura.

Il ciliegio dolce (Prunus avium L.) è una specie coltivata principalmente nelle zone temperate dell’emisfero settentrionale, tra i 40° di Latitudine Nord e i 45° di Latitudine Sud, essendo tra i frutti più apprezzati dai consumatori. La sua coltivazione ha subito un netto incremento in Turchia e Stati Uniti, che hanno raddoppiato i volumi produttivi nell’ultima decade, mentre i principali Paesi dell’Ue (Polonia, Italia e Spagna) hanno mantenuto volumi pressoché stabili con un leggero aumento negli ultimi anni.
La frutta di clima temperato in Spagna occupa una superficie di 207.085 ha (2015), con un calo rispetto al 1997, anno nel quale si registravano 234.899 ha (Fig. 1). Le specie principalmente coltivate sono da sempre melo, pesco e pero, alle quali si è aggiunto il ciliegio negli ultimi anni, con un constante incremento. A distanza seguono albicocco e susino, quest’ultimo diffuso quasi esclusivamente in Estremadura (Fig. 1). L’evoluzione delle principali specie frutticole in Spagna indica chiaramente negli ultimi 20 anni il forte incremento del pesco, per il quale le produzioni sono raddoppiate, del susino e del ciliegio, a scapito del melo, la cui produzione appare invece ridotta del 45%, così come per pero e albicocco.
Per quanto concerne le superfici coltivate, il ciliegio occupa il terzo posto, dopo pesco e melo. L’evoluzione delle superfici a ciliegio (1987-15) è descritta in figura 1, dalla quale si evince l’incremento registrato negli ultimi anni, raggiungendo, per la prima volta, quelle destinate a melo e superando quelle del pero.
La coltivazione del ciliegio rappresenta un’alternativa interessante nelle zone con sufficienti ore di freddo (Valle dell’Ebro, Estremadura, Murcia, ecc.) che tradizionalmente sono occupate da altre drupacee. Il pesco, tuttavia, nelle ultime stagioni sta attraversando crisi di mercato a causa dell’offerta elevata e della riduzione dei consumi. Altro vantaggio del ciliegio è l’epoca precoce di maturazione, il ridotto consumo idrico e la tolleranza al Plum Pox Virus (Sharka). Inoltre, si adatta alle aziende a conduzione familiare, che lo integrano con le necessità di manodopera di altre specie. Il principale inconveniente della coltivazione del ciliegio risiede nella sua sensibilità allo spacco (“cracking”), in particolare per le varietà precoci e semiprecoci a causa delle potenziali piogge primaverili; poi, presenta un’entrata in produzione più lenta rispetto ad altre specie e ha costi di produzione più elevati, in particolare per le operazioni di raccolta (Fig. 5).
La superficie occupata dal ciliegio in Spagna è attualmente di 33.004 ha, che si traduce in una produzione media annuale di 93.700 t (media 2002-15; Fig. 2). La distribuzione regionale mostra che la specie è allevata in diverse regioni della Spagna, sebbene Estremadura e Aragona occupino un ruolo di prim’ordine, poiché assieme contribuiscono per il 63% della superficie totale e per il 58% della produzione nazionale, che nella scorsa stagione si è attestata sulle 49.355 t. Seguono per importanza Catalogna, Valencia, Castilla-León e Andalucia, mentre è meno diffuso in Galizia, La Rioja e Navarra (Fig. 2).
Sistemi di impianto e panorama varietale
La coltivazione del ciliegio ha beneficiato di un significativo impulso negli ultimi 2 anni, in particolare a seguito dell’introduzione di nuove varietà, provenienti principalmente da Canada (Summerland), Stati Uniti (vari costitutori), Francia (INRA), Italia (vari costitutori) e Ungheria, e all’ottimizzazione della tecnica agronomica. Tra tutte, le varietà ottenute presso la stazione di Summerland hanno maggiormente impattato il comparto cerasicolo spagnolo, rappresentando ad oggi lo standard varietale di riferimento in tutte le regioni di produzione, in particolare per le epoche di raccolta intermedia e tardiva. Per l’epoca precoce, invece, le cultivar principali sono di provenienza californiana.
Dagli anni ‘80 sono state introdotte dall’estero nuove varietà commerciali che si sono integrate con quelle tradizionalmente già coltivate. Le nuove varietà hanno in parte sostituito quelle tipiche, ad eccezione delle regioni della Valle del Jerte ed in alcune zone di coltivazione tradizionali. Le più diffuse, tra quelle a maturazione precoce, Early Bigy, Early Lory e, più recentemente, Nimba. Nella stessa epoca, Burlat continua ad essere la cultivar di riferimento, sebbene l’incostanza di produzione e la scarsa consistenza della polpa la rendano sempre meno attrattiva. Frisco, Chelan, Brooks, Giant Red, Celeste, 13S3-13, Samba, 4-84, Cristalina, Summit, Sunburst e Sonata sono le cultivar principali per l’epoca semiprecoce. Van e Stark Hardy Giant, molto diffuse in passato, sono state sostituite da nuove cultivar autofertili. In epoca tardiva, le varietà più importanti rimangono Lapins, seguita da Skeena e Sweet Heart. Tra le più tardive, Staccato, Senntenial e Sovereign (gruppo delle cultivar di Summerland), sono in fase di valutazione in condizioni di campo e rientrano tra le varietà a diffusione controllata (Fig. 3).
Le varietà precedentemente descritte rappresentano, in percentuali variabili, la base della produzione spagnola di ciliegie nelle differenti zone di produzione, ad eccezione della Valle del Jerte (Estremadura) nella quale le varietà locali “tipo Picotas” mantengono ancora un ruolo di prim’ordine (40%) e si integrano con le estere. I programmi di miglioramento genetico in corso contribuiscono a completare il calendario di maturazione con nuove varietà a maturazione precoce, intermedia e tardiva.
In epoca precoce si annoverano diverse varietà californiane introdotte negli ultimi anni (SMS, ecc.), sebbene si continui a non disporre di varietà tolleranti al cracking, di buona pezzatura e produttività, con buona consistenza della polpa e qualità gustativa. In epoca intermedia e tardiva si distinguono le varietà italiane della serie “Sweet”, ottenute dall’Università di Bologna. Queste coprono un ampio periodo di maturazione e sono attualmente in fase di valutazione in diversi areali di coltivazione spagnoli. In epoca tardiva (metà giugno-luglio) le varietà Sweet Heart, insieme a Staccato, Senntenial e Sovereign, a diffusione controllata, sono tra le più importanti, permettono di estendere il calendario di maturazione e consentono la coltivazione anche in ambienti collinari.
Nessuna delle varietà citate, però, si adatta alle zone più calde, che ne penalizzano la pezzatura e le rese rispetto agli areali più freschi. Per tali ragioni, si sono diffusi nuovi impianti nelle zone montane dell’Estremadura (Valle del Jerte), Castilla-León (Las Caderechas), Aragona (Calatayud), ecc., nelle quali si raggiungono standard qualitativi superiori in epoca di raccolta tardiva. Le varietà “low chilling” (a basso fabbisogno in freddo, NdT), principalmente di origine californiana, hanno trovato una diffusione limitata in virtù delle limitate caratteristiche qualitative in termini di precocità, qualità, tolleranza al cracking e produttività.
Poiché i principali areali di produzione mediterranei sono caratterizzati da terreni franchi, calcarei e quindi clorosanti, i portinnesti di Prunus mahaleb sono ancora i più impiegati, in particolare le selezioni clonali di Santa Lucia (INRA SL-64). Questi inducono rapida entrata in produzione, buona produttività, discreto calibro dei frutti e sono compatibili con la maggior parte delle cultivar. Prediligono suoli ben drenati in virtù della sensibilità ad asfissia radicale che invece si registra nei suoli pesanti. L’impiego del paclobutrazolo (in post-raccolta), per contenere il vigore delle piante ed aumentare il calibro dei frutti, rappresenta una pratica ancora diffusa nella maggior parte degli impianti.
Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi portinnesti adatti ai suoli pesanti e al reimpianto, come CAB6P (Prunus cerasus) e MAxMA (P. avium x P. mahaleb), i clonali Masto de Montañana (P. cerasus), Adara e Monrepós (P. cerasifera) o il Marilan, combinazione di Mariana GF8-1 o 26/24 provvisto di intermedio di susino Adara, impiegato per la sua affinità d’innesto con il ciliegio. Per i suoli prima menzionati i portinnesti nanizzanti della serie Gisela (Gisela-5, Gisela-6, ecc.), molto diffusi nel Nord Europa ed in Italia, godono di un interesse limitato poiché inducono un vigore insufficiente e sono sensibili alla clorosi ferrica.
Così come nel pesco, in Spagna è stato sviluppato un sistema di allevamento peculiare, di facile realizzazione, adattato alle condizioni pedoclimatiche locali che, apportando poche modifiche rispetto al vaso tradizionale, è la forma più diffusa in tutti gli areali di produzione. Si tratta del vaso spagnolo (o “vaso catalano”), così chiamato poiché sviluppato in Catalogna ormai oltre 20 anni fa. È una forma semintensiva, che consente un sesto d’impianto di 5x3m; consiste in una forma a vaso modificato, di volume contenuto, che permettendo l’esecuzione delle operazioni da terra incide positivamente sui costi di produzione, soprattutto quelli di raccolta. Si basa su interventi al verde eseguiti durante i primi 3 anni, stimolando l’emissione di germogli che poi formeranno la struttura permanente dell’albero, la cui chioma assumerà spontaneamente un portamento espanso costituita da 3-5 rami principali. Dal terzo anno si procede con l’eliminazione della porzione più interna della chioma per facilitare la penetrazione della luce. In funzione della varietà, la piena produzione si raggiunge tra il 3° ed il 4° anno, raggiungendo le 10 t per le cv a maturazione extraprecoci e fino a 25 t per quelle tardive.
Nella maggior parte delle zone di produzione che si affacciano sul Mediterraneo e della Murcia si utilizza l’irrigazione localizzata. Le necessità idriche si stimano in circa il 20-30% rispetto a quelle del pesco, variabili comunque in funzione dell’epoca di raccolta e della zona di produzione; in pratica si traducono in volumi irrigui pari a 2.500-5.500 m3/ha anno.
Il costo di produzione del ciliegio dipende in gran parte dalla manodopera, poiché le sole operazioni di raccolta gravano per circa il 40% del totale. Il costo complessivo di produzione varia sensibilmente tra le varie aree di coltivazione, anche in funzione dell’epoca di raccolta, della varietà, delle rese e della pezzatura dei frutti. A titolo di esempio, la figura 4 riporta il costo di produzione di una varietà a maturazione intermedia (Lapins) allevata nella Valle dell’Ebro, con una produzione stimata di 15 t/ha e di calibro medio, considerando una vita media del frutteto pari a 15 anni. Nei costi sono inclusi gli ammortamenti, le royalty, l’assicurazione antigrandine e anticracking, la gestione, ecc. Le stime si riferiscono alla stagione 2015 considerando una remunerazione media di 0,92 €/kg che, tuttavia, in funzione della varietà e dell’epoca di raccolta, è oscillato tra 0,7 e 1,1 €/kg.
Zone di produzione
Il ciliegio è ormai diffuso in tutte le zone frutticole della Spagna, anche grazie all’impiego dell’irrigazione localizzata. In tale contesto, sono due le regioni principali per la coltivazione: Estremadura e Aragona, che contribuiscono alla produzione nazionale per poco meno del 60% (Fig. 2).
L’Estremadura è la più importante regione produttiva vantando 9.560 ha, principalmente in coltura asciutta. Le principali zone produttive si localizzano al Nord, nella provincia di Cáceres (Valle del Jerte), nella quale vengono allevate le varietà locali ‘tipo Picotas’, raccolte senza peduncolo. Quattro di queste varietà rientrano tra quelle DOP note come “Cereza del Jerte’. Ambrunés, a maturazione tardiva, è la più coltivata, con il 63% della produzione, seguita da Pico Negro e Pico Colorado. Dagli anni ‘80, come per altre regioni produttive, sono state introdotte nuove varietà commerciali ottenute da diversi programmi di miglioramento genetico. Il portinnesto più impiegato è il Prunus avium L., denominato Reboldo. Tuttavia, negli ultimi anni si sta diffondendo il Marilan (Mariana GF 8/1 o 2624/Adara). I sesti d’impianto sono tradizionalmente di 5×5 m, con tendenza all’intensificazione, fino a raggiungere i 5×3 m, mentre il vaso multiasse è la forma di allevamento più adottata, in grado di offrire le migliori performance con le cultivar vigorose.
Aragona è la seconda regione produttiva della Spagna con 11.399 ha. Le principali zone di coltivazione si concentrano a Calatayud e Valdejalón, con un aumento considerevole anche nelle regioni Bajo Cinca e Bajo Aragona-Caspe. La maggior parte della superficie è occupata dalle varietà tradizionali Burlat (21%), Lapins (15%) e Napoleón (8%). Recentemente sono state introdotte nuove varietà a maturazione precoce come Early Lory, Frisco e Rocket, intermedie come Sunburst, Summit, e tardive quali Skeena e Staccato. La selezione clonale di Santa Lucia INRA SL-64 è il portinnesto più impiegato, mentre nei suoli pesanti e in caso di reimpianto si adotta il Mariana GF 8-1/Adara. Le piante sono allevate a vaso catalano con 3-4 branche principali. Il calendario di maturazione, in virtù della differenza tra le zone produttive, è piuttosto ampio e si estende dalla metà di aprile a fine luglio nelle aree più tardive. In alcune realtà vicine alla Catalogna esistono coltivazioni in coltura forzata che offrono produzioni già a marzo, un mese prima rispetto alle produzioni di pieno campo, capaci perciò di spuntare prezzi elevati.
In Catalogna la superficie coltivata a ciliegio è di 3.280 ha, concentrati principalmente a Baix Llobregat (in prossimità di Barcellona), La Ribera d’Ebre (Tarragona) e Segriá (Lerida). Le principali caratteristiche di coltivazione riprendono quanto già esposto per la regione di Aragona. In Catalogna ci sono numerose aziende altamente specializzate che hanno realizzato, nelle due ultime decadi, un’efficiente struttura di produzione e post-raccolta che permette di destinare la maggior parte della produzione all’export. La Catalogna, infatti, è la regione che esporta i quantitativi più elevati di ciliegie, raggiungendo nel 2015 le 6.950 t, l’86% dei volumi prodotti. Il prodotto è esportato in Germania, Francia, Italia e Regno Unito.
La superficie cerasicola della Comunità Valenciana è di 2.834 ha. La principale zona di coltivazione è Montaña de Alicante, a Nord della provincia. La produzione di questa regione vanta il marchio IGP “Cerezas de la Montaña de Alicante” che riunisce gli areali di Alicante e di Valencia. Predominano i sistemi di coltivazione a terrazza della varietà Burlat, con alberi di oltre 20 anni allevati in coltura asciutta e di bassa produttività. Gli impianti tradizionali, sempre in asciutta, sono allevati a vaso con una densità media di 400-500 alberi/ha, innestati su Santa Lucia INRA SL-64. Nei nuovi impianti, principalmente nell’areale di Villena, si sta diffondendo il portinnesto Prunus marianna (GF 8/1 o 26/24) con intermedio di Adara per la realizzazione del “vaso basso spagnolo” ,con densità di 700-800 alberi/ha, limitando l’altezza dell’albero a 2,5 m.
Nella Murcia il ciliegio è una delle specie con le maggiori possibilità di espansione, in funzione delle ottimali condizioni climatiche che favoriscono le produzioni precoci ed extraprecoci. La superficie è limitata a soli 200 ha, sebbene i volumi produttivi siano cresciuti da 530 a 2.025 t/anno nel periodo 2003–15. Gli impianti sono concentrati nelle zone di Altiplano, con il 55% del totale, Noroeste (31 %) e Vega Alta (14%). Il portinnesto utilizzato è il SL-64. Senza dubbio le condizioni ambientali di questa regione, caratterizzata da suoli pesanti ed argillosi, portano, in alcuni casi, al collasso delle piante in pre-raccolta, con conseguente deperimento e morte delle stesse. Per tali ragioni, dal 2006 si ricorre al portinnesto ibrido di susino Mariana 2624 (P. cerasifera x P. munsoniana) con intermedio di Adara (Prunus cerasifera L.). Il calendario di maturazione annovera tra le cultivar più precoci Early Bigi, Early Lory, Primulat, Frisco e Rocket (di recente introduzione) che maturano già a partire dal 20 aprile. Tra le varietà a maturazione intermedia troviamo Santina, Giant Red e Cashmere, mentre nel gruppo delle tardive dominano Lapins, Sweet Heart, Skeena e Staccato.
Bilancia commerciale e consumi
L’evoluzione delle importazioni e delle esportazioni di frutta estiva in Spagna mostra andamenti diversi in funzione della specie. La Spagna è il principale esportatore di ciliegie dell’Ue, con un trend in crescita dal 2007 e un volume medio annuale (periodo 2007-15) pari a 24.395 t (Fig. 5) che rappresentano circa il 27% della produzione totale. Aragona e Catalogna sono le principali regioni esportatrici, principalmente nei Paesi settentrionali dell’Ue, Regno Unito tra tutti, seguito da Italia, Germania e Francia.
Le importazioni di ciliegie in Spagna sono inferiori alle esportazioni e, sebbene, con forti oscillazioni negli anni, i volumi medi importati nel periodo 2007-15 ammontano a 1.891 t l’anno. Le importazioni provengono principalmente dal Cile e, a grande distanza, dall’Argentina. Sebbene in quantità limitate, la Spagna importa ciliegie a maturazione tardiva principalmente dai Paesi dell’Ue (Regno Unito, Paesi Bassi e Portogallo).
La produzione media annuale di ciliegie destinata al mercato nazionale nel periodo 2007-15 è stata di 66.600 t, che corrispondono al 73% del totale. Questo include i volumi destinati alla trasformazione, stimati in 16.000 t l’anno. Rispetto ad altre drupacee, i consumi di ciliegie sono limitati alla prima fase della stagione, per cui sono più ridotti. Tuttavia, a differenza di quanto si osserva per altre specie estive, il consumo di ciliegie mostra un incremento costante dal 1984 ad oggi (1,7 kg/anno pro capite).
Conclusioni
La produzione di frutta dolce in Spagna sta attraversando un processo di profondo rinnovamento nelle ultime decadi, con il miglioramento delle strutture produttive, l’introduzione di nuove specie e varietà, il perfezionamento delle tecnologie post-raccolta, ecc. Negli ultimi anni si tende alla specializzazione delle aziende nella maggior parte delle regioni di produzione, principalmente per specie quali pesco, albicocco e ciliegio.
Il ciliegio mostra un incremento costante delle superfici investite, favorite dal rinnovamento varietale, dall’aumento dei consumi, dal miglioramento della tecnologia di produzione e dalla precocità di maturazione che garantiscono molte zone di produzione, conferendo maggiore competitività delle esportazioni verso i Paesi dell’Ue. Il ciliegio si integra con le altre drupacee, specie nelle aziende a conduzione familiare, alle quali garantisce introiti interessanti ad inizio stagione. Per le imprese più specializzate, invece, la coltivazione del ciliegio offre nuove prospettive per l’esportazione L’introduzione di nuove varietà adattate alle differenti zone di produzione, con basse esigenze in freddo, in grado di garantire buona qualità, più tolleranti al cracking, autofertili e soprattutto con una buona attitudine al trasporto e alle manipolazioni, rappresenta il punto cruciale per migliorare le prospettive di commercializzazione della specie in tutte gli areali colturali spagnoli.