Prezzi grano tenero appesi alla siccità

Wheat harvest time

Calo delle rese ma prezzi più alti: il probabile effetto della perdurante siccità

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RESE E QUALITÀ La raccolta è iniziata, ma procede discontinua da zona a zona a causa dell’imprevedibilità dei temporali estivi. Ad oggi la situazione resta però nella media con rese leggermente inferiori allo storico, circa 7 t/ha. Sul fronte della qualità i pesi specifici non sembrano aver subito danni dalle recenti piogge e gli ultimi scambi in Emilia riportano valori di 79 kg/hl; le proteine variano da 12,5-13,5% dei misti rossi a 13,5-14% dei bianchi e dei rossi di forza. Anche se con beneficio di correzione tra qualche giorno, sembra che il tipo “Bologna” presenti una qualità alveografica buona come W oltre i 300, ma un P/L più elevato delle attese. LA MICCIA SICCITÀ In Francia il problema diventa più evidente da Centro-Ovest verso Sud-Est, dove le rese saranno influenzate al ribasso dalla siccità mentre nel Nord-Ovest la situazione resta ottimale. La trebbiatura deve ancora iniziare, ma nonostante un 3% di superfici seminate in più sul 2014, il calo produttivo è ormai certo e per l’Italia (che è attesa importare nel 2015 oltre 1,1 mio/t di grano transalpino) potrebbe tradursi in un inatteso aumento del costo della materia prima. Più variegato lo scenario in Canada: la siccità peggiora da Est a Ovest. In Manitoba buone condizioni dei grani “spring” anche se con lieve stress idrico mentre in Saskatchewan e ancor più in Alberta l’annata è all’insegna di scarse piogge e temperature elevate. Se entro 6-7 giorni non dovesse piovere, il mercato dei teneri nordamericani potrebbe esplodere con effetto domino anche sui grani primaverili tipo “Manitoba”: non solo austriaci, anche nostrani. PRINCIPALI ESPORTATORI Storicamente il mercato del grano tenero per le nostre piazze è influenzato dall’offerta dei cosiddetti principali esportatori: Canada, Usa, Australia e Mar Nero. Ad oggi la situazione è buona negli Usa e in Australia, siccitosa in Canada e promettente in Russia e Kazakstan. Ergo, se mai in Canada dovesse concretizzarsi un calo dei raccolti, l’Italia avrebbero comunque valide alternative in aggiunta alle origini europee. Al di là delle recenti sirene del weather market la produzione mondiale di grano varrà oltre 700 milioni di t, dato rassicurante e in linea con annate calme ad ampia offerta. MAR NERO AI MASSIMI Al momento da Russia, Ucraina e Kazakhstan confermano una situazione di mercato che li vedrà tutti e tre iniziare la campagna con: scorte ai massimi degli ultimi anni, produzioni congiunte oltre i 90 mio/t, e scambi oltre i 36 mio/t pari al 25% del commercio mondiale di grano; in sintesi uno scenario di tutto relax. AUSTRALIA, BENE EL NIÑO In Australia le ultime notizie ci mostrano qualcosa di inatteso: con il fenomeno El Niño, al posto della siccità si susseguono da settimane condizioni climatiche con frequenti acquazzoni e alte temperature nelle aree del New Sothwales e del Queensland, tradizionalmente vocate al grano ma anche storicamente le più vulnerabili a El Niño. Grazie a questa anomalia la produzione australiana è prevista oltre i 25 mio/t, ai massimi degli ultimi quattro anni. Strano ma vero! IL FABBISOGNO ITALIANO Il fabbisogno Italia è molto variegato. Producendo circa un 40% di quanto ci necessita e semplificando al massimo siamo importatori di tutto, dai grani cosiddetti di base e biscottieri, ai panificabili e superiori, fino ai grani di forza. Dall’Europa attingiamo per i grani di base (tutti i paesi), i biscottieri (Francia), i panificabili (Germania) e i superiori e di forza (Austria); dall’estero arrivano grani proteici e proteici di forza. I grani di base e biscottieri sono i tipi estensibili e poveri in proteina per le farine “deboli”; i panificabili per le farine “generiche” medio proteiche; i grani superiori e di forza alto proteici sono utilizzati per produrre farine da pizza e prodotti da forno/ricorrenza. L’ORSO RUSSO E I DAZI Il governo russo a breve confermerà le positive stime produttive 2015 e quasi certamente ridurrà al minimo l’applicazione del nuovo sistema di dazi sul grano. La Russia non è mais uscita dai giochi, nemmeno quando prese decisioni inaspettate come il blocco dell’export o l’imposizione di dazi. L’effetto dell’esportazione russa in annate di ampia offerta come il 2015/16 si traduce in una graduale pressione verso il basso dei prezzi, ma dal 2007 a oggi la strategia commerciale dell’orso russo è stata a dir poco mutevole per cui massima cautela a inserirla con “logica” nel contesto internazionale.