Prevenzione vincente per le semine precoci

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Il pre-emergenza come chiave di successo contro la competizione iniziale delle malerbe

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Le superfici destinate alla coltivazione del mais, che secondo gli ultimi dati lo scorso hanno registrato il minimo storico, al pari della soia sono concentrate per quasi il 90% nelle regioni dell’Italia settentrionale.

Le strategie di gestione delle infestazioni sono ancora prevalentemente indirizzate al controllo preventivo delle emergenze, se si escludono gli areali con terreni fortemente organici, con applicazione di erbicidi ad azione residuale, riservando ai trattamenti di post-emergenza il compito di integrare la non completa attività degli stessi o eliminare le malerbe e a ciclo perennante. L’immutato successo di questi interventi, favorito dalla disponibilità di principi attivi caratterizzati da costanza di efficacia e più che sufficiente persistenza d’azione, quali terbutilazina ed altre innovative complesse miscele, è dovuto a numerosi fattori, quali l’estrema semplificazione della gestione complessiva delle infestazioni, grazie al loro ampio spettro di efficacia, il favorevole rapporto costo/beneficio. Inoltre permette di evitare o di ridurre l’indesiderata e pericolosa diffusione di popolazioni di malerbe graminacee (Echinochloa crus-galli) e dicotiledoni (Amaranthus spp.) non più sensibili ai più importanti erbicidi di post-emergenza.

Le infestanti

Al pari delle altre colture sarchiate a ciclo primaverile-estivo, anche il mais è soggetto alla competizione di numerosissime specie infestanti graminacee e dicotiledoni sia a ciclo annuale che perennante, con danni potenzialmente superiori in caso di semine precoci di inizio marzo. Fra le graminacee l’infestante più comune è senza dubbio Echinochloa crusgalli, presente in tutti i più importanti areali di coltivazione. Si ha poi un incremento delle presenze delle differenti specie di Setaria e, in particolare nei suoli più sabbiosi e in quelli fortemente organici, anche di Digitaria sanguinalis. Più limitate risultano le problematiche determinate dalla presenza di Panicum spp., mentre maggiormente preoccupanti risultano le infestazioni di Sorghum halepense da rizoma, la cui diffusione negli ultimi anni è stata favorita sia dall’inserimento nelle rotazioni del sorgo, dove il controllo di questa graminacea è praticamente impossibile, ed anche dalla trascurata gestione dei terreni nei periodi intracolturali. Difficilmente ci si trova a fronteggiare presenze delle invernali Avena e Lolium , se si escludono rare situazioni dove è stata gestita male la preparazione del letto di semina.

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