Portainnesti, la soluzione per molti problemi

L’obiettivo è di ottenere una nuova pianta che riunisca le caratteristiche migliori dei due elementi di partenza L’articolo Portainnesti, la…

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L’obiettivo è di ottenere una nuova pianta che riunisca
le caratteristiche migliori dei due elementi di partenza

L’articolo Portainnesti, la soluzione per molti problemi è un contenuto originale di Colture Protette.

La pratica dell’innesto per migliorare le caratteristiche della produzione è una pratica conosciuta da tempo immemore; l’obiettivo è di ottenere una nuova pianta che riunisca le caratteristiche migliori dei due elementi di partenza. Le piante di partenza devono essere diverse ma compatibili tra di loro.
Negli ultimi anni la pratica è divenuta di grande interesse anche nel settore orticolo; l’innesto di alcune specie è diventato una tecnica vivaistica in costante crescita e con ampi spazi di miglioramento, sia nell’uso delle tecniche colturali, in vivaio e in coltivazione, sia nella scelta dei portinnesti più appropriati.
In un’ottica di evoluzione nel miglioramento dei sistemi colturali diventa fondamentale scegliere correttamente il portainnesto, poiché la gestione agronomica della pianta innestata può cambiare in funzione della sua fisiologia e delle bioresistenze che la contraddistinguono.
L’inizio
Il motivo iniziale che ha spinto gli agricoltori a utilizzare piante innestate è stata la resistenza dei portinnesti ad alcuni patogeni tellurici, indirettamente favoriti nella loro diffusione dall’intenso ricorso alla fumigazione con bromuro di metile. Occorre sottolineare che l’adozione dell’innesto erbaceo permette non solo di sfruttare i benefici effetti legati alla tolleranza del portainnesto a malattie e parassiti, ma favorisce, anche, lo sfruttamento del grande vigore delle piante innestate.
Nel corso degli ultimi anni il ricorso alla coltivazione di piante innestate è diventato sempre più comune in molti Paesi per importanti colture: il pomodoro (Solanum lycopersicum), la melanzana (Solanum melongena), il peperone (Capsicum annuum), il melone (Cucumis melo), il cetriolo (Cucumis sativus), l’anguria (Citrullus lanatus) e la zucca (Cucurbita maxima). La diffusione è avvenuta in queste zone principalmente per ottenere resistenza a malattie terricole e tolleranza a stress abiotici quali la salinità, in terreni umidi, ad alte e basse temperature; per migliorare l’efficienza di assorbimento dell’acqua e dei nutrienti, estendere la durata del periodo del raccolto e migliorare la qualità dei frutti.
L’innesto sostanzialmente è l’unione di due o più parti della pianta con varie tecniche che riescono a sviluppare un’unica pianta. L’uso di piantine innestate, è diventata una pratica sempre più diffusa in molte parti del mondo, soprattutto nel Mediterraneo, dove l’uso del suolo agricolo è molto intenso, questa pratica è considerata una tecnica innovativa ed è sempre più richiesta dagli agricoltori.
Problemi di terreno
A causa della limitata disponibilità di terreni coltivabili e dell’agricoltura intensiva, che tende a ridurre le rotazioni colturali, le piante spesso sono coltivate in condizioni sfavorevoli che inducono lo stress. Queste condizioni includono ambienti che sono troppo freddi, umidi, asciutti, carenti di ossigeno, salini, contaminati da metalli pesanti, con un’eccessiva o insufficiente disponibilità di nutrienti o con pH sfavorevole. Queste condizioni causano vari problemi fisiologici e patologici, che si traducono in perdite di resa.
L’utilizzo di piantine innestate si pone come strumento strategico per la soluzione di questi problemi
Questa tecnica si sta diffondendo sempre di più, soprattutto sulle piante appartenenti alla famiglie delle Solanacee e delle Cucurbitacee.
Il fenomeno della stanchezza del terreno (presenza di patogeni e perdita di fertilità) è diventata una problematica sempre più seria nella coltivazione di numerose specie; l’innesto è progressivamente diventato il metodo più comune ed efficace per il controllo delle malattie terricole, come la Phytophthora spp e Meloidogyne spp.
La scelta
La scelta del portainnesto diventa così un elemento chiave per risolvere i problemi specifici aziendali perché ogni specie presenta caratteristiche specifiche in termini di vigore, tolleranza alla salinità e resistenza alle malattie del suolo o a parassiti. Tutte queste caratteristiche devono essere accompagnate da una perfetta compatibilità tra il portinnesto e la varietà.
L’innesto è stato ampiamente utilizzato nella produzione del pomodoro, al fine di diminuire danni da agenti patogeni del terreno e, più recentemente, è stato utilizzato per indurre resistenza alle basse e alte temperature, alla clorosi ferrica in terreni calcarei, per migliorare l’assorbimento dei nutrienti, per aumentare la sintesi di ormoni endogeni e per ottimizzare l’uso dell’acqua. In precedenza, è stato dimostrato che il portainnesto può anche aumentare la tolleranza alla salinità nel pomodoro, valutata in base alla resa dei frutti di conseguenza, l’innesto può essere considerato uno strumento utile ai coltivatori per incrementare qualità e quantità dei prodotti.
I portainnesti, in genere, hanno un apparato radicale più vigoroso, ciò implica un maggiore e migliore sfruttamento dell’acqua e dei minerali.
Inoltre possono essere inserite nella varietà da coltivare miglioramenti in termini di colore, forma, consistenza delle bacche, e concentrazione di solidi solubili nei frutti.
Tuttavia, ognuno di questi vantaggi, dipende dalla giusta combinazione nesto–portinnesto.
I selezionatori
Le aziende sementiere produttrici e selezionatrici di portinnesti specificano per ogni tipo di portinnesto le caratteristiche emerse durante la selezione genetica con particolare riferimento a: livello di resistenza rispetto alle malattie (es. Fusarium spp), portamento della pianta e sviluppo vegetativo, influenza sul ciclo colturale e sulla produttività.
Sono poi indicate le condizioni di gestione ottimale del vivaio soprattutto rispetto all’emergenza, alle temperature richieste ed allo sviluppo complessivo del portinnesto con indicazioni su seminarlo rispetto alla semina del nesto così da ottenere i due elementi pronti in contemporanea al giusto livello di sviluppo.
Nei cataloghi viene poi tracciato un profilo delle caratteristiche della nuova pianta ottenuta e delle ottimali condizioni colturali per sfruttarne al meglio le caratteristiche.
L’obiettivo finale è di raggiungere una resa maggiore e una superiore qualità di prodotto finale, che si traduce in un maggiore profitto.