Pomodoro: Tswv, emergenza nel Foggiano

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Nuovi ceppi hanno preso il sopravvento nella popolazione classica del virus

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Individuare resistenze multigeniche nei confronti sia del virus sia del vettore; reperire nuovi areali di coltivazione in cui agire con tecniche colturali integrate sul vettore; reintrodurre ciclicamente, in aree limitate degli ambienti coltivati a pomodoro da industria, vecchie varietà e/o ibridi suscettibili alle virosi per garantire una variabilità genetica più ampia dell’ospite e mantenere la popolazione virale mutata al di sotto delle soglie critiche. Sono i suggerimenti per ridurre i danni da Tswv su pomodoro da industria che Marina Barba, direttore del Crea-Centro di ricerca per la Patologia vegetale di Roma, ha fornito, come contributo al bilancio fitosanitario della coltura nella campagna 2015 in Italia, in occasione dell’assemblea pubblica dell’Anicav a Foggia.

«Il 2015 è stato contraddistinto da condizioni climatiche particolari, caratterizzate da scarse precipitazioni e temperature calde e perduranti con picchi attorno ai 40 °C, che hanno inficiato il normale sviluppo della coltivazione, accelerato la fase di maturazione a discapito della qualità, creato molte difficoltà nel ritiro della materia prima in quanto la fase di raccolta si è concentrata in brevissimo tempo. Il caldo torrido, con temperature che hanno sfiorato i 40 °C e superato le medie storiche di oltre 6 °C, accompagnate da totale assenza di precipitazioni, ha favorito lo sviluppo di alcuni lepidotteri: abbiamo ampliato la rete di monitoraggio e installato nuove trappole elettroniche, in aggiunta a quelle tradizionali a feromone, con catture costanti e crescenti di Tuta absoluta e di Heliothis armigera. Inoltre il caldo ha favorito il volo di insetti vettori di virus, e precisamente di afidi (Myzus persicae) e tripidi (Frankliniella occidentalis, Thrips tabaci e Thrips palmi). Ma ciò che principalmente ha preoccupato gli operatori del settore è stato il notevole incremento dei danni causati da malattie virali nelle coltivazioni in pieno campo».

 

Un’elevata concentrazione

Sicuramente un fattore predisponente, come ha evidenziato Barba, è l’elevata concentrazione delle aree di produzione, nelle quali i cicli colturali sono ininterrotti: nel distretto settentrionale la principale area di produzione è l’Emilia-Romagna (le province di Piacenza, Ferrara e Parma), con una quota del 47% della superficie totale nazionale, nel distretto meridionale la provincia di Foggia.

«La monocoltura su vaste estensioni determina l’accumulo sbilanciato di patogeni specifici per la coltura rompendo gli equilibri ecopatologici dell’ambiente, la difficoltà di una corretta gestione fitosanitaria degli appezzamenti, il forte richiamo per gli insetti vettori, l’impossibilità di una precoce individuazione ed eliminazione di piante serbatoio di inoculo. I virus più frequentemente riscontrati in campo sono noti da lungo tempo: il virus del mosaico del cetriolo (Cmv), il virus Y della patata (Pvy) e il virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (Tswv). Cmv e Pvy, che sono trasmessi da afidi, attualmente non stanno provocando danni economici gravi alla produzione. Invece il Tswv anche l’anno scorso ha causato ingenti danni: le condizioni climatiche hanno favorito infestazioni precoci dei tripidi vettori e quindi attacchi virali su frutticini in fase di crescita, con blocco conseguente della loro crescita e/o sviluppo alterato e perdita di produzione».

Come è noto, il Tswv è comparso in Italia nel 1989 e ora è presente su tutto il territorio nazionale, viene trasmesso da tripidi e colpisce oltre 1.000 specie botaniche, fra agrarie (pomodoro, basilico, carciofo, cicoria, lattuga, melanzana, patata, peperone, tabacco), ornamentali e spontanee.

 

 

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