Pomodoro, produzione in crescita con superfici invariate

Fresh tomato sauce

Notevole la concorrenza: le prospettive di rilancio si basano sulla competitività

Leggi l’articolo originale Pomodoro, produzione in crescita con superfici invariate su Terra e Vita.

È la stagione in cui si tracciano i primi preconsuntivi dell’anno e si scruta quello che sta iniziando. Un momento di bilanci e di riflessioni per una coltura come il pomodoro da industria che arriva da annate difficili e che, invece, sembra aver recuperato nel 2015 una buona parte dello slancio che la ha caratterizzata in passato.

Il quadro della coltura presenta una situazione più positiva di quella precedente. L’andamento climatico che inizialmente, e soprattutto nelle aree meridionali, ha fatto a lungo temere conseguenze penalizzanti, con l’ausilio di mezzi tecnici e con il superamento delle difficoltà di una stagione calda e siccitosa, alla fine è stato contrastato.

La superficie messa a coltura è all’incirca pari a quella del 2014, ma la quantità di prodotto trasformato è salita dai 4,9 milioni di t del 2014 a 5,4 milioni nel 2015, con un incremento di circa il 10%. Di questo quantitativo circa 2,72 milioni sono collocati nelle aree meridionali e 2,68 in quelle settentrionali. Un quantitativo che sostanzialmente rientra nelle previsioni e si colloca all’interno dei contratti stipulati nelle due aree.

Anche le classiche criticità del comparto sembrano avviate a miglioramenti. Il processo di riorganizzazione e concentrazione della fase di trasformazione procede ed ha registrato nuovi significativi passi in avanti, anche se vi sono stati contraccolpi e attriti.

All’esterno il mercato mondiale ha registrato un nuovo incremento delle esportazioni e il contenimento della pressione dei principali concorrenti consolidando il ruolo dell’Italia come terza potenza dopo Usa e Cina. Un risultato importante, considerando le dimensioni e le condizioni di contesto dei tre concorrenti e di quelli, come i paesi mediterranei dell’Ue, che premono avvalendosi dello stesso quadro normativo europeo, ma di sistemi di supporto più favorevoli.

Dal punto di vista qualitativo, infine, i dati della campagna che si è conclusa appaiono buoni, nonostante i timori per l’andamento meteo e le anomalie conseguenti che hanno richiesto una particolare attenzione alle pratiche colturali.

 

La dinamica produttiva

Le indicazioni sulla campagna 2015 sono supportate dai dati di quelle precedenti per quanto riguarda la dinamica delle superfici. Dopo una serie di annate in cui era in calo, nel 2014 vi è stata una ripresa che aveva indotto a sperare nella fine del trend e nel contenimento, prima, e nel rilancio, poi (fig. 1). La superficie nel 2014 è risalita circa al livello di quella del 2012 recuperando la caduta del 2013, anno di minimo storico originato sia dalla generale tendenza delle colture orticole a fronte di quella dei cereali, sia dalle oggettive difficoltà meteo.

Nuovamente queste si sono presentate nel 2014 con la conseguenza che la produzione avviata a trasformazione, e che nel 2013 era stata anch’essa al valore minimo di 4,3 milioni di t, nel 2014 nonostante la variazione positiva della superficie si è fermata a 4,9.

Lo scorso anno, in realtà, non eravamo in presenza di fattori di tipo strutturale, quanto piuttosto di tipo gestionale del comparto e di politica agricola nazionale del nostro paese, particolarmente percepibili nel confronto con gli altri paesi europei. A ciò va aggiunto l’impatto negativo delle annate climaticamente anomale che si sono presentate. Le indicazioni colturali e produttive di quest’ultimo anno sembrano confermare le considerazioni effettuate.

La localizzazione territoriale

La localizzazione territoriale della produzione sta diventando ormai una caratteristica del comparto e conduce ad una marcata polarizzazione nelle due aree geografiche di maggiore importanza (fig. 2).

Nel 2014, nonostante le anomalie meteo o forse proprio a causa di queste, il fenomeno sembra accentuarsi. La crescita del peso relativo del polo settentrionale prosegue e lo porta ad uno storico sorpasso su quello meridionale. Infatti la quota di produzione del Nord arriva al 50% ed era nel 2013 al 45% e nel 2009 al 44%. Lo scorso anno, nell’annata del minimo storico di superficie, si era parlato di una migliore tenuta del nord e quindi di un minor calo relativo, quest’anno con la ripresa della superficie il risultato è da attribuire al diverso andamento delle rese. I dati indicano un riequilibrio fra i due poli attorno a quote produttive abbastanza vicine, con il controsorpasso di quello meridionale.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 02/2016 L’Edicola di Terra e Vita