Pomodoro, grandi produzioni se ben nutrito

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È necessario disporre di analisi del terreno recenti. Fondamentale il potassio

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I pomodoro da industria è una coltura in grado di realizzare grandi produzioni per ettaro: questo comporta, parallelamente, una considerevole richiesta di azoto, fosforo e potassio, come indicato in tabella 1.

Per una coltura come quella del pomodoro da industria, la cui realizzazione comporta significativi investimenti economici, è essenziale impostare la concimazione basandosi sui dati di una recente analisi del terreno. Leggendo questa analisi, valutando le dotazioni di elementi nutritivi e considerando le produzioni attese, ci sarà la possibilità di calcolare gli effettivi fabbisogni nutrizionali da fornire alla coltura con la concimazione, evitando carenze ed eccessi, e quindi con la fondata convinzione di potere fare rendere al massimo l’impianto realizzato.

Fra tutti i dati indicati da una analisi del suolo, si consiglia di porre particolare attenzione alla dotazione in potassio, che è l’elemento richiesto in maggiore quantità e che può richiedere un corposo arricchimento del terreno, se presente su livelli troppo bassi nel suolo interessato dalla coltivazione del pomodoro.

La concimazione del pomodoro viene effettuata parte in pre trapianto e parte in copertura, con la possibilità di un apporto anche al momento del trapianto.

La disponibilità di sostanza organica è sempre un fattore importante per la lavorabilità del terreno e l’ospitalità dello stesso nei confronti delle radici. È quindi opportuno prevedere l’apporto di fertilizzanti organici, idealmente da distribuire prima delle lavorazioni principali per la preparazione del terreno. Ideale l’impiego di letame ben maturo ma, vista la scarsa disponibilità, si possono utilmente distribuire prodotti ammendanti derivanti da compost o da lavorazione di scarti delle industrie agroalimentari.

 

Interventi in presemina

Con l’ultima lavorazione precedente la semina o il trapianto va effettuata la concimazione pre semina. In questa fase si possono distribuire fertilizzanti a base di Fosforo e Potassio, che devono essere opportunamente interrati a livello dell’apparato radicale per consentirne l’assorbimento da parte della coltura: se non si dispone di impianto di fertirrigazione è consigliabile fornire in questa fase tutto il fabbisogno di Fosforo e Potassio, in quanto successivamente non sarà più possibile farli giungere a livello dell’apparato radicale.

In genere viene anche fornito un certo apporto azotato che deve accompagnare la coltura solo nelle prime fasi, in quanto seguiranno poi concimazioni specifiche in copertura: ci si orienta in genere, quindi, verso fertilizzanti NPK con rapporti tra gli elementi differenti a seconda delle specifiche esigenze.

La scelta più comune è verso concimi complessi o concimi organo-minerali caratterizzati da un rapporto 1.1.2 oppure 1.2.3, con cui si distribuiscono in genere circa 50-90 unità di Potassio, da considerare come “elemento guida” di questo apporto nutrizionale.

La fase del trapianto è molto delicata per il pomodoro da industria che, specialmente in periodi di piogge e basse temperature, può facilmente bloccarsi e perdere molti giorni prima di attecchire e fare partire la vegetazione. Ecco allora che si deve approfittare dei momenti precedenti, o del trapianto stesso, per arricchire e stimolare le piantine e renderle più pronte ad un eventuale andamento avverso, probabile soprattutto con i trapianti precoci.

In primo luogo si somministra alle padelle con le piantine, tramite irrorazione o immersione, una soluzione nutrizionale e/o biostimolante che ha lo scopo di favorire l’attecchimento e la partenza della coltura dopo il trapianto. In seguito, al momento del trapianto, è consigliabile localizzare fertilizzanti liquidi o microgranulati che, con l’effetto starter, contribuiscono a limitare al minimo lo stress da trapianto: si privilegiano fertilizzanti con prevalenza di Fosforo, una piccola quantità di Azoto, a volte con un microelemento come lo Zinco che è basilare per l’accrescimento vegetativo delle piante.

Per gli apporti successivi da effettuare in copertura, se si dispone di sistemi idonei, è preferibile usufruire della fertirrigazione, perché con il frazionamento e la modulazione degli interventi è possibile gestire e guidare il pomodoro seguendo le esigenze della coltura che variano a seconda delle fasi vegetative o produttive (vedi figura di apertura): ciò consente di ottenere i massimi risultati produttivi.

 

Fertirrigazione e nutrizione fogliare

La fertirrigazione dà modo di addivenire ad una più regolare distribuzione e un ottimale frazionamento delle unità fertilizzanti e, di conseguenza, una riduzione delle quantità di concime impiegato. Basandosi sulle analisi del terreno è possibile stilare dei piani di fertirrigazione personalizzati, più aderenti alle esigenze dei vari suoli.

Altra tecnica in grado di valorizzare la fertilizzazione è la nutrizione fogliare, che permette alla pianta di superare rapidamente stress termici o idrici: in particolare, per il pomodoro sono molto delicate le prime fasi, successive al trapianto o all’emergenza, ed è importante sostenere la pianta in queste fasi anche con interventi fogliari mirati. Molto prezioso è anche l’ausilio che fornisce la nutrizione fogliare su frutto, per migliorare la consistenza e la resistenza a marciume apicale, in particolare con la somministrazione di calcio e magnesio perché questi nutrienti, pur ben assorbiti dalle radici, vengono traslocati in modo inadeguato verso le bacche.

Nelle varie fasi di sviluppo del pomodoro gli elementi sono necessari in assortimento e quantità diversa, che dobbiamo conoscere nei tratti essenziali: è possibile ricorrere anche all’ausilio di un diagnostica fogliare (vedi tab. 2) per indirizzare la meglio le concimazioni, in particolare se si presentano comportamenti vegeto-produttivi anomali.

 

Approfondimento radici e fioritura

In una prima fase dobbiamo favorire l’approfondimento dell’apparato radicale e a questo scopo risulta prezioso il fosforo localizzato o in fertirrigazione che, pur assorbito in minime quantità, è comunque fondamentale per la formazione di nuove radici che sono quelle che effettivamente esplicano l’assorbimento.

Successivamente è richiesto un energico stimolo alla vegetazione che consenta una rapida costituzione della parte aerea e per questo obiettivo si impiega azoto, preferibilmente sotto forma nitrica.

In seguito, per favorire la fioritura, ci si orienta verso una concimazione più bilanciata, con incremento della quota di potassio: la fase della fioritura è quella in cui diventa più importante la disponibilità di boro, che può essere incrementata con interventi fogliari di prodotti specifici.

Dopo l’allegagione, soprattutto per le varietà a frutto lungo, è bene intervenire in fertirrigazione e per via fogliare con prodotti a base di calcio e di magnesio che sono in grado di contrastare la fisiopatia del marciume apicale.

Il potassio deve assumere gradualmente un peso sempre più rilevante nella fertilizzazione man mano che ci si avvicina alla maturazione e raccolta.

Un impiego di specifici fertilizzanti ad elevato titolo di fosforo e potassio in pre raccolta è di grande aiuto per omogeneizzare la maturazione e ridurre gli scarti: questi possono essere impiegati sia in fertirrigazione che per via fogliare e possono consentire anche una riduzione dell’impiego di maturanti di natura ormonale.

 

*Coordinamento tecnico Terremerse

 

Leggi l’articolo completo di tabelle su Terra e Vita 02/2016 L’Edicola di Terra e Vita