Pomodoro di Pachino Igp, un’eccellenza siciliana

Foto-2-300x400.jpg

La qualità organolettica e la long shelf-life contraddistinguono questo prodotto, espressione tipica del territorio

L’articolo Pomodoro di Pachino Igp, un’eccellenza siciliana è un contenuto originale di Colture Protette.

Il pomodoro di Pachino Igp è un “must” dell’agricoltura siciliana d’eccellenza, requisiti come la qualità organolettica, la long shelf-life, la sicurezza alimentare ed in particolar modo la provenienza contraddistinguono questo prodotto.
Le caratteristiche dei pomodori di Pachino e del ciliegino, in particolare, simbolo della categoria, sono strettamente correlate al territorio; esse sono espressione del connubio vincente tra irrigazioni con acqua salmastra, terreno sabbioso-vulcanico ed incidenza elevata dei raggi del sole (Pachino è il comune più soleggiato d’Italia).
In tale panorama, un ruolo di spicco è ricoperto dalla cooperativa Aurora che, fino ad ora in questo 2016, ha prodotto circa 40mila quintali di pomodori (ciliegino, datterini, grappolo, costoluto, minioblunghi, piccadilly, tondo lisci). Tale produzione è destinata per l’85-90% alla gdo italiana e per il 10-15% a quella straniera, in particolare alla Germania.
Parla Salvatore Dell’Arte, presidente della cooperativa, della crisi che il settore sta attraversando: «Da dicembre ad oggi il prodotto è stato venduto a prezzi inferiori rispetto ai costi di produzione, che si attestano intorno a 1,20 euro/kg, probabilmente ci troviamo d’innanzi alla madre delle crisi».
Secondo il presidente della cooperativa per far fronte a questa crisi bisognerebbe portare i prezzi minimi d’ingresso ai mercati almeno agli stessi livelli dei costi di produzione.
Le frontiere aperte hanno autorizzato l’invasione nel mercato italiano ed europeo di prodotto proveniente da Marocco, Tunisia e Turchia.
«La competizione tra noi e questi Paesi è sleale, – afferma Dell’Arte – sia per quanto concerne i prezzi sia per le differenti regole sulla modalità di coltivazione».
I prezzi dei competitor sono, infatti, più bassi perché hanno una bassissima incidenza della manodopera che abbatte i costi di produzione. In Sicilia il costo della manodopera è di circa 3,00 euro/m2 di serra quindi un fattore che incide fortemente sul costo di produzione, aggiunge Dell’Arte: «Non bisogna sottovalutare i trasporti, che avvengono su mezzi gommati e incidono sui costi di produzione intorno a 20-30 centesimi/kg».

Leggi l’articolo completo su Colture Protette n. 10/2016  L’Edicola di Colture Protette