Poche alternative al mercato fresco nell’attuale contesto commerciale

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L’Italia e gli altri Paesi mediterranei dell’Ue (Spagna, Grecia e Francia) assicurano ogni anno la parte più consistente della produzione comunitaria di frutta a nocciolo, tra cui anche quella di albicocche.

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Nel nostro Paese la produzione di albicocche ha trovato habitat particolarmente adatti in circoscritti bacini produttivi collocati all’interno dei confini di un numero limitato di regioni (Emilia-Romagna, Campania e Basilicata), da cui proviene un’offerta di pregio. La produzione  media annua di albicocche destinate al mercato fresco risulta più contenuta rispetto al resto della frutta estiva (pesche, nettarine, susine), ma questo prodotto ha caratteristiche di stagionalità altrettanto marcate che spingono i produttori a cercare di introdurre nuove varietà in grado di allargare l’attuale calendario commerciale, alla ricerca di prezzi più remunerativi. La campagna 2014/15 relativa al prodotto fresco ha tuttavia fatto registrare un andamento delle quotazioni all’origine poco brillante rispetto all’anno precedente, come conseguenza di un’offerta sostenuta ed un consumo frenato da un’estate con andamento climatico sfavorevole. La stagione si è aperta negli areali precoci del metapontino con la raccolta di albicocche in coltura protetta (cv. Ninfa); in questo periodo le quotazioni medie all’origine, a livello nazionale, sono risultate in media più basse rispetto a quelle della campagna 2013/14 (1,8 €/kg contro gli oltre 2,1 €/kg). A causa di una qualità non eccelsa e della concorrenza del prodotto spagnolo, le quotazioni hanno continuato a scendere. Un rialzo dei prezzi rispetto ai livelli di apertura della campagna si è avuto soltanto con l’arrivo, da fine maggio in avanti, dei primi quantitativi di prodotto coltivato in pieno campo, quotato su livelli molto più bassi dell’anno precedente (1,1 contro 2,2 €/kg). Le operazioni di raccolta nell’Italia settentrionale sono avvenute regolarmente e su un livello qualitativo adeguato e ciò ha consentito al prodotto di venire collocato regolarmente anche sui mercati esteri (vedi Box). Nelle settimane successive le quotazioni del prodotto sono risultate in fisiologica flessione per le aumentate disponibilità dell’offerta, ma comunque largamente al di sotto dei valori della campagna 2013/14. A metà giugno risultavano in fase ormai avanzata le operazioni di raccolta al Sud, che si sono poi concluse ai primi di luglio; a metà luglio, con un’offerta in calo, si è registrata la disponibilità di prodotto con un soddisfacente profilo qualitativo che è stato oggetto di una costante richiesta che ha determinato un rialzo delle quotazioni (fino a 0,9 €/kg, valore più basso del 2013/14, ma più alto che nel 2012/13) (Fig. 1). L’andamento della campagna 2014/15 ha messo in evidenza che l’albicocca deve lottare duramente per mantenere un proprio spazio di mercato in una più generale congiuntura non particolarmente favorevole per l’ortofrutta. Questo risultato non è però facile da ottenere. La varietà ed il periodo di raccolta (precoce, tardivo) sono due caratteristiche importanti per spuntare prezzi remunerativi, anche perché l’albicocca non ha caratteristiche distintive che consentano politiche di differenziazione del mercato, se non per il marketing territoriale legato alle eventuali denominazioni di origine DOP/IGP. In questa logica assume grande importanza il fatto di poter diversificare puntando su una materia prima con elevate caratteristiche organolettiche, di natura differenziata, da utilizzare non solo come materia prima di un processo produttivo industriale. Per quanto riguarda il prodotto trasformato, l’offerta si dirige soprattutto verso i  nettari ed i succhi e solo in misura più contenuta verso le confetture, i semilavorati per l’industria dolciaria e i prodotti essiccati. Infatti, nei Paesi dell’Europa del Nord, e in molti tra i nuovi Stati membri dell’Ue, vi è l’abitudine a “bere la frutta”, più che a mangiarla, per cui i consumi di frutta trasformata sono alti rispetto ai livelli dei Paesi mediterranei, e dell’Italia in particolare. Attualmente, secondo l’European Fruit Juice Association, la produzione di succhi e nettari di frutta è stimata in oltre 1,3 miliardi di litri, di cui il 7,3% di albicocche (il gusto prevalente è il misto di più tipi di frutta 17,9%, seguito da arancia 17,3, pera 12,3 e pesca 11,7 e altri tipi di frutta che pesano per il restante 33,6%). Le albicocche sono invece saldamente al primo posto tra le confetture e le marmellate (la produzione nazionale è di circa 130.000 t) dove precedono fragole e ciliegie. Per quanto riguarda il prodotto industriale, è da tenere presente che in un mercato come quello attuale, caratterizzato da un crescente livello di internazionalizzazione, concorrenza e competitività sono sempre più aspre e la pressione sui prezzi è molto forte, per cui la destinazione industriale sembra per il sistema agricolo più una valvola di sfogo che una vera e propria alternativa al fresco.