«Più forza al modello Italia»

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Agroalimentare e territorio: la tipicità diventa riferimento

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Si spengono le luci, si svuotano le code, colori e sapori dell’Expo lasciano da novembre spazio alle brume milanesi. L’agricoltura italiana riuscirà a rimanere sotto i riflettori?

«Il successo della manifestazione milanese non è (solo) nei record di presenze, ma nel fatto che il messaggio sia passato». Luca Bianchi è da poco più di un anno e mezzo al vertice del dipartimento per le politiche competitive e la qualità agroalimentare del Mipaaf. L’articolazione che tra l’altro si occupa della partecipazione del ministero alle fiere: senza dubbio la più indaffarata negli ultimi sei mesi.

«All’inizio molti ritenevano impossibile poter parlare di cibo ogni giorno, oggi invece chi è andato ad Expo è consapevole di aver partecipato ad una grande festa tematica, il messaggio della sostenibilità della produzione agricola è decisamente recepito, e l’Italia, con i suoi prodotti di qualità e il ”vizio” (o meglio: virtù) di mettere il comparto primario al centro dello sviluppo territoriale, è diventata il modello di riferimento». Qual è quindi l’eredità della kermesse? «Momenti di confronto come quelli dedicati alle indicazioni geografiche o al biologico hanno consentito di ribadire l’impegno a tutelare l’identità territoriale del cibo: va da sè che l’obiettivo è la difesa delle denominazioni d’origine nelle parallele schermaglie del trattato Usa-Ue sul commercio (Ttip). La logica che il ministero ha seguito non è stata però quella di portare ad Expo ogni giorno un prodotto o un settore diverso, bensì quella di affermare le specificità del nostro sistema produttivo, incentrato su una qualità che fa leva su processi sostenibili ed equi».

L’istituzione della rete del lavoro agricolo di qualità, con il suo pacchetto di misure contro le irregolarità nei rapporti di lavoro, mira proprio a questo. «Certo: a incentivare la sostenibilità sociale del sistema produttivo in un momento in cui sta crescendo la domanda di certificazione sociale. La cabina di regia contro il caporalato è stata per fortuna istituita ben prima dei casi di cronaca di questa estate. L’intento è proprio quello di spostare l’attenzione da una qualità incentrata solo sul prodotto ad una che fa leva anche sulla virtuosità dei processi, attraverso un approccio che mira a premiare “chi fa bene”. Il successo delle adesioni (si veda in foto) ci spinge a considerare che strumenti come questo siano strategici per valorizzare aree come il Mezzogiorno, la cui vitalità cresce proprio in relazione al comparto primario. Lo rilevano i dati sull’occupazione e anche quelli sull’export, ma il riscontro arriva soprattutto dai giovani, con l’aumento degli iscritti nelle facoltà di agraria specialmente al Sud».

Risultati a cui contribuisce anche l’impegno sul fronte della semplificazione burocratica. «Dematerializzazione e registro unico dei controlli sono tra gli interventi che si stanno rivelando più efficaci del decreto “Campolibero” fortemente sostenuto dal ministro Maurizio Martina: semplificazione e informatizzazione portano più efficienza, con un effetto sul Pil stimato in oltre tre milioni di euro».

Effetti rallentati dalla difficoltà di accesso alle reti internet che si registra nelle zone agricole italiane. «All’interno del progetto nazionale in favore della banda larga il Mipaaf ha dato il suo contributo sia in termini di risorse che di capacità progettuale. In vista dell’obiettivo 2020 possiamo aspettarci una significativa riduzione digital divide, ma poi occorre che le imprese siano pronte a mettere contenuti (e prodotti) online».

 

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