Pietro Trovò, una collezione per tutti i gusti

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La collezione di Pietro Trovò, a Codevigo (Pd), sfiora i 200 esemplari. Quasi 30 i marchi presenti

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Originariamente in livrea grigia, il Caterpillar Twenty venne poi prodotto nel classico colore giallo.

Originariamente in livrea grigia, il Caterpillar Twenty venne poi prodotto nel classico colore giallo.

Dopo aver incontrato negli ultimi numeri una serie di collezionisti monomarca, questa volta cambiamo decisamente genere e parliamo di una collezione dove abbiamo avuto il piacere di vedere quasi 200 esemplari, per circa 30 marchi tra trattori, trebbie, motofalciatrici e aratri.

Ci troviamo a Codevigo, in provincia di Padova, a casa di Pietro Trovò, che dovette presto interrompere gli studi per gestire insieme ai suoi due fratelli l’azienda agricola del padre, venuto prematuramente a mancare. L’azienda era stata fondata dal nonno e i legami sono rimasti molto solidi, come si intuisce anche dalle macchine presenti in collezione.

Fiat 600 del 1949.

Fiat 600 del 1949.

«Il primo trattore lo comprò appunto mio nonno – racconta Pietro – un Caterpillar Twenty, che arrivava direttamente dall’America. Quando l’azienda passò a mio padre, invece, il primo trattore da lui acquistato fu un Fiat 700A, una delle ultime versioni prodotte, con la ruota sfiancata, per cui non ce ne sono tanti in giro. Come il Caterpillar, a un certo punto finì in fonderia ma, al contrario del Twenty, non sono ancora riuscito a recuperarlo e per il momento è “presente” solo nello stemma della collezione. Devo solo aspettare l’occasione giusta perché torni a far parte dell’azienda. Quando poi prendemmo in mano l’azienda io e mio fratello Giorgio, ci siamo orientati sui Landini, partendo con un L25 e un 44 Major, che ovviamente fanno parte della collezione».

Oggi Pietro conduce l’azienda agricola assieme al figlio Diego e al nipote Olivo e in più possiede un’impresa di lavori stradali (la più strutturata nella provincia di Padova). Non è difficile intuire, quindi, che la passione per le macchine l’ha avuta da sempre e ha già individuato chi la porterà avanti. «Mio figlio Diego lavora in azienda, ma non è fanatico come me, mentre mio nipote Alberto sembra davvero affascinato da questo mondo come lo sono io. Io non ho mai seguito un criterio particolare negli acquisti, ho solo sfruttato le occasioni andando in giro per il nord Italia, anche per lavoro, e facendo scambi con altri collezionisti. In più, ho la fortuna di avere una grande officina con tutte le attrezzature necessarie, per cui i lavori di restauro li porto avanti io con l’aiuto di un carrozziere in pensione e di qualche mio operaio che se ne intende».

Twenty, il capostipite

Hanomag R 430 serie Export.

Hanomag R 430 serie Export.

Riassumere in poco più di tre pagine le macchine presenti in una collezione come questa, non è un compito facile, nel senso che è inevitabile fare una selezione e concentrarsi sui modelli che più ci hanno colpito. E per forza di cose si deve partire dal Caterpillar Twenty, il pezzo più vecchio e più raro nella collezione di Trovò («anche la Caterpillar una volta mi ha chiesto se lo portavo a una mostra a Vercelli», sottolinea Pietro). Nato come movimento terra e poi trasformato in agricolo, si tratta di un vero e proprio cavallo di battaglia degli anni 30-40, con avviamento a benzina e funzionamento a petrolio, per una potenza di 20 cavalli erogati da un Cat 4 cilindri. Il modello in collezione è del 1937, ma il Twenty risale al 1928 e fu il primo trattore cingolato Caterpillar costruito dalla fondazione dell’azienda nel 1925.

La seconda macchina da mettere in evidenza è una Fiat 600 del 1949 (Trovò ha anche una 602 con ruote gemelle), con motore a petrolio-benzina 4 cilindri da 18 cavalli, ma non è da meno la cingolata 25C del 1951, anche questa con motore 4 cilindri, ma 23 cavalli. Il marchio Fiat è uno dei più rappresentati nella collezione: abbiamo contato almeno venti esemplari durante la nostra visita, tra i quali si segnalano un 25 R a cinque marce (una delle ultime versioni) e uno a 4 marce, una delle prime L 55 (del 1951, 55 cv, motore Fiat 4 cilindri a gasolio, con comando dello sterzo a volante), un 80 R bicolore e un 80 R normale (di colore rosso, usato nei porti per trainare i rimorchi). Rimanendo in ambito Fiat, sono presenti poi diversi modelli OM: due OM 50 C da 58 cavalli, un 513, un 45-50, un Super, un 45 vigneto, un 45 R e un 610.

Bella serie di Landini in fila: da sinistra L25, 35/8, L25 prima serie, 25/30, Vélite e Maior 44.

Bella serie di Landini in fila: da sinistra L25, 35/8, L25 prima serie, 25/30, Vélite e Maior 44.

Il gruppo più numeroso è comunque rappresentato dai Landini, più di trenta esemplari, tra cui evidenziamo, oltre all’L 25 prima serie e al 44 Maior già citati, il cingolato CL 35 (primo Landini per il movimento terra, detto anche Lan-Loader, derivato dal C35, ma con il carro più lungo e dotato di caricatore con benna, del 1961). Chiudono il cerchio cinque Landinette, un R50, un 4500, un 35/8 e un Super 45 («in pratica mi mancano solo il Bufalo e i 30 e 40 a vasca», precisa Trovò). Rimanendo in terra italiana, altri marchi collezionati sono Lamborghini, Lesa, MotoMeccanica (Balilla), Oto Melara (tre modelli, tra cui un C25 R4) e Same, con in particolare tre modelli Sametto 120, due 120-22 HP Automazione (del 1961, 22 cavalli, con la Stazione automatica di controllo della profondità di lavoro degli attrezzi, in versione quattro e due ruote motrici) e un 120-21 HP, oltre a un Super Cassani DA 47 e a un DA 12. Particolarità italiane sono anche il Gualdi 30, tipo E14, del 1955, con motore diesel monocilindrico da 30 cv della ditta di Cavezzo (Mo) e due sistemi di avviamento (a mano con miccia o automatico con cartuccia), e infine Slanzi, presente nella collezione di Trovò con il noto Amico o SD 53 (4 ruote motrici, 17 cv, motore bicilindrico, cambio con 3 marce avanti e una retromarcia con riduttore), che arrivò nel 1953 preceduto da un prototipo del 1950 da 12 cv e dall’SD 51 del 1951 da 15 cv.

I pezzi stranieri

Lo stemma della collezione Trovò con il Fiat 700A che ancora manca.

Lo stemma della collezione Trovò con il Fiat 700A che ancora manca.

Folta rappresentanza anche per quanto riguarda i brand stranieri, dove a parte il Twenty già descritto, spicca un altro esemplare americano, il Minneapolis-Moline UTU del 1947 da 30-40 cv, modello row-crop trovato a Ravenna, appartenente alla serie arrivata in Italia con il piano Marshall. Passando all’Europa, detta legge sicuramente la Germania, con marchi come Fendt (due Dieselross, di cui un F 17), Deutz (anche qui due modelli di cui un F2L 712), Porsche (Junior A111 mono e bicilindrico, 217, più un Allgaier A22 a vasca), Schluter, Lanz, ma soprattutto Hanomag. Della ditta di Hannover, oltre ai modelli 35 e 45, spiccano un R425 (senza cofano) e un R 430 serie Export del 1958, con cabina e 27 cv di potenza, erogati da motore Hanomag D1 a tre cilindri. Rimanendo in Europa, troviamo una discreta presenza di Steyr dall’Austria (otto esemplari, tra cui un 86e e un cosiddetto Rospo, ovverosia modello 180 da 26 cv, diesel, del 1947), Renault dalla Francia (due modelli, un R7053, o Junior, del 1947, con motore Mwm bicilindrico raffreddato ad aria da 21 cv, e un Super 5 del 1962, con motore diesel tricilindrico Renault da 35 cv) e Nuffield dal Regno Unito (modello 460 del 1954 con motore Bmc da 60 cv che sostituì il precedente da 39 cv, troppo debole in rapporto al peso del trattore), assieme a un McCormick-Deering B-450, a un Fordson Super Major e a due Ferguson TE-20.

Abbiamo per ora parlato solo di trattori, ma in collezione si trovano anche motofalciatrici (Bcs), aratri (Bordin di Padova, Schiavina di Ferrara e Carlo Pesci di Cento, Ferrara) e qualche mietitrebbia. «La prima che comprammo fu una Laverda M60 – spiega Pietro – che sto cercando di recuperare perché la sostituimmo con una M75, che ancora possiedo». Ma sotto i capannoni si trovano anche due trebbie La Virgiliana dei Fratelli Carra di Suzzara e una delle Officine Meccaniche Voghera Visa, in ottimo stato.

In totale siamo quindi sulle 200 macchine, tanto che Pietro Trovò organizza ogni anno una festa nella sua azienda con tutti (o quasi) i suoi gioielli, «così – chiosa scherzando – non possono dire che non sono miei». di Francesco Bartolozzi