Piccoli frutti, possibilità per la difesa sostenibile

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Si impone l’applicazione di tecniche bio in considerazione del prodotto finale e delle poche sostanza attive autorizzate

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La coltivazione dei piccoli frutti ha visto negli ultimi anni una forte espansione su tutto il territorio nazionale sulla spinta di un forte aumento della richiesta da parte dei consumatori.
Le proprietà organolettiche del prodotto sono al centro di questa attenzione dei consumatori: si tratta in genere di prodotti naturali che vengono consumati intatti e freschi. Richiedono perciò un alto livello di sanità.
Diviene d’obbligo perciò per i produttori offrire un prodotto il più pulito e sano con assenza o minima presenza di residui per rispettare l’idea che ne ha il consumatore, ovvero quella di frutti molto naturali, da mangiare intatti come appena colti.
Nel ciclo di coltivazione si impone l’applicazione di tecniche pulite con maggiore attenzione nel settore della difesa.
Questa responsabilità chiama ad un impegno tecnico maggiore e rende l’impiego degli agrofarmaci difficoltoso per la necessità di rispettare i tempi di rientro, i tempi di carenza e limiti di residui.
L’applicazione delle tecniche di difesa biologica è dunque una scelta imperativa e quasi obbligata in considerazione anche delle poche sostanze attive disponibili e autorizzate all’uso su queste colture.
Nel Nord Italia i piccoli frutti cono coltivati in areali molto vari che vanno dalla pianura veneta fino agli altipiani del trentino; così ci si trova di fronte a condizioni colturali molto diverse in funzione non solo della specie coltivata ma anche dell’ambiente di coltivazione, per cui la comparsa di determinate avversità è sfasata da un luogo all’altro. Ad esempio il ragnetto rosso che compare in primavera e ad inizio autunno sul lampone della pianura veneta diventa un avversario pericoloso per le coltivazioni trentine in piena estate.
Un problema sostanziale sempre aperto per la difesa di questa categoria di produzioni è legato alla scarsità di sostanze attive autorizzate per questo uso.
Nella categoria dei piccoli frutti sono comprese tutta una serie di coltivazioni che vanno dalla mora al lampone, dal ribes ai mirtilli e via dicendo. All’interno di una categoria così varia è ovvio che ogni specie debba annoverare specificità in tema di difesa, ma è altrettanto vero che possono essere individuati anche fitofagi comuni: il ragnetto rosso, gli afidi, le larve terricole dei coleotteri (oziorrinco, melolonta, ecc.), le nottue, fino alla recentissima introduzione del Dittero Drosophila suzukii.
In particolare quest’ultimo fitofago ha modificato il quadro complessivo di una categoria di colture che in passato non richiedevano particolare sforzo per arrivare ad una difesa efficace e di basso impatto ambientale e sanitario.

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