Piccoli frutti crescono

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Grandi aziende specializzate e piccole realtà multifunzionali

L’articolo Piccoli frutti crescono è un contenuto originale di Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura.

Differenziare le produzioni inserendo i “piccoli frutti” nel programma di coltivazione è una possibilità che i produttori campani devono cogliere, come già stanno facendo i concorrenti spagnoli in Europa e i produttori italiani nell’arco alpino e non solo. E’ quanto è stato posto in evidenza a Caserta, presso l’Unità di Ricerca in Frutticoltura del Crea, nel corso di un “focus group” al quale hanno partecipato tecnici, sperimentatori, produttori e funzionari della Regione Campania.
“I piccoli frutti”, ha illustrato Italo Santangelo, della DG Politiche Agricole della Regione, “possono rappresentare un’opportunità in almeno due tipologie aziendali: nelle grandi imprese e nelle Organizzazioni di produttori ortofrutticoli che si dedicano alla produzione di fragole, per diversificare e arricchire il proprio paniere di prodotti; nelle piccole aziende delle aree interne come opzione nell’ottica di una gestione “multifunzionale”, con la possibilità di impiegare la manodopera familiare per garantirsi un reddito soddisfacente”.
Il mercato di queste specie è in piena espansione e in Spagna sono interessati circa 10 mila ettari nell’area di Huelva. Sono presenti in coltivazione decine di specie che presentano proprietà nutraceutiche e salutistiche interessanti, collegate al colore dei frutti e alla presenza di buone quantità di antiossidanti negli stessi.
“Naturalmente”, ha precisato Santangelo, “anche la destinazione del prodotto dovrà seguire strade differenti: mentre per i produttori di fragole i “piccoli frutti” possono entrare nella composizione di un mix con altri frutti, per le piccole realtà vanno valorizzati all’interno dei centri aziendali, magari procedendo anche alla loro trasformazione”.
Inoltre, i piccoli frutti, come le piante aromatiche e officinali, si prestano particolarmente per le fattorie sociali gestite da cooperative e associazioni “onlus”, proprio perché impegnano molte unità lavorative nel processo produttivo e nella lavorazione successiva e possono rappresentare una valida integrazione di reddito. In tal senso, vi sono già interessanti esperienze in corso in Irpinia.
In Italia le produzioni di piccoli frutti hanno subito un costante incremento negli ultimi dieci anni e dal 2006 ad oggi si è registrato un +40%. “In Campania”, ha illustrato Giuseppe Capriolo del Crea di Caserta, “è presente soprattutto la fragolina, che interessa poco meno di 60 ettari. Diverse, però, le prove di altre specie come il mirtillo che ha richiesto terreni ammendati e corretti nel valore del pH, oppure alcune cultivar di mora che presentano difficoltà con le alte temperature”.
Il problema principale, però, non è collegato alle esigenze colturali quanto alle tecniche da applicare nella fase di post–raccolta. “Il punto più critico della coltivazione dei piccoli frutti”, ha spiegato Capriolo, “è insito nella necessità di abbassare immediatamente la temperatura dei frutti raccolti, considerando che il coefficiente di traspirazione è sei volte più elevato che nelle mele. Proprio questa difficoltà ha scoraggiato tanti piccoli produttori che si erano cimentati nella coltivazione di queste specie”.
Le grandi aziende del Nord sono molto interessate alle produzioni delle aree meridionali perché hanno necessità di destagionalizzare le produzioni per ampliare il calendario dell’offerta. “In Italia”, ha illustrato Gianluca Baruzzi dell’Unità di Ricerca in Frutticoltura del Crea di Forlì, “bisognerebbe copiare quello che si sta facendo in Spagna dove circa il 90% della produzione è indirizzata all’esportazione. La diffusione di queste specie in altre aree, oltre a quelle del Nord, consentirebbe di ampliare l’arco temporale della raccolta garantendo una presenza continua sui mercati del prodotto nazionale”. D’altronde, diverse specie come il mirtillo, la fragolina ed altre, sono facilmente allevabili con la tecnica del “fuori suolo” che consente di superare eventuali limiti legati alle caratteristiche pedologiche. “In questo contesto”, ha aggiunto Baruzzi, “la ricerca riveste un ruolo di grande importanza soprattutto per la valutazione di nuove varietà. Il PSR potrebbe essere lo strumento per finanziare programmi di ricerca ad hoc nel settore”.