Pere, ottimisti ma non troppo

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Mentre scrivo questa nota, la campagna pere 2016 è in pieno svolgimento, con andamento dei prezzi relativamente soddisfacente. Gianni Amidei, Presidente dell’OI Pera, dichiara in proposito: “In Emilia-Romagna, regione che produce il 70% delle pere italiane, nel 2016 ci si attende un calo produttivo dell’11% rispetto al 2015, che già era stata un’annata scarsa. Arriveremo a circa 478.000 t”. Già il Cso di Ferrara, per l’intera Italia (2.170.000 t) aveva stimato, prima dell’annuale riunione europea Prognosfruit, quest’anno tenutasi in Germania, un calo produttivo di Abate Fétel e Conference del 14 e 13%, rispettivamente, dell’11% per William, del 17% per Decana del Comizio, 19% per Kaiser e 25% per Santa Maria. I dati sono stati poi rettificati dal Cso riducendo il calo complessivo del 2%. La produzione dovrebbe essere di ottima qualità per le maggiori pezzature e ciò dovrebbe aiutare a fare bilancio.
Ecco, questo è il punto. Cominciamo dall’Europa: stima sempre il Cso che tutta l’Europa è in deficit di pere: Belgio e Olanda -10%, Francia -14%, Spagna -12%, mentre il Portogallo, con la sola pera Rocha, non ha deficit. Nel triangolo Belgio, Olanda, Portogallo la superfice a pere è in aumento, come pure la loro capacità di esportazione in concorrenza all’Italia. Una certa espansione colturale, peraltro, è in corso anche nei Paesi dell’Est, specie in Romania (+16%), ma anche in Turchia (+5%). Le pere estive, rilevano gli esperti, sono state finora ben collocate sui mercati. In Italia, il Cso riporta che, negli ultimi anni e a differenza di altra frutta, è cresciuto il consumo di pere, sia fresche, sia trasformate. Fin qui l’avvio della campagna 2016.
L’ottimismo però non è di tutti. Ascoltiamo alcune voci responsabili; a cominciare da Marco Salvi, Presidente nazionale di Fruit Imprese: “L’esportazione di frutta fresca nel 2015 ha registrato un record storico di 4,5 Mld € (di poco inferiore ai 5 Mld € del vino), con un +4,4% (agrumi +11,4%, ortaggi +13,4%, frutta secca +1,5%). Ogni giorno dobbiamo affrontare nuovi competitor tanto che negli ultimi 10 anni l’Italia è scesa dal 5,1 al 3,6% nella partecipazione all’export mondiale di frutta (156 Mld $). Altri Paesi come Usa-Canada, Cina, Sud America (Cile e Perù) crescono. Il Governo deve fare di più per aiutare l’export. Nel caso specifico delle pere, si vanno delineando nel mondo due aree di influenza mercantile: l’Europa a 28, con 2,5 Ml t prodotte (cui vanno aggiunte la Russia con 260.000 t e altri Paesi dell’Est) e la Cina con 19,5 Ml t, la quale da sola rappresenta il 75% della produzione mondiale di pere (oltre 25 Ml t). La Cina, pur coltivando pere asiatiche diverse da quelle europee, è già diventata un Paese esportatore con cui l’Europa dovrà misurarsi, a cominciare dalla Russia (grande Paese importatore per circa 300.000 t alle quali, causa embargo, l’Ue non può concorrere). Perché l’Europa possa essere competitiva anche in Cina deve cercare di fare sistema, di promuovere azioni condivise, di giocare su qualità e tipicità, cioè deve entrare nel business globale della frutta”.

 

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