Per l’Imu agricola una vittoria a metà

DECRETO LEGGE 135
AS_13_47_trattore

Una vittoria a metà.
L’esenzione Imu in
agricoltura è arrivata
ma con sorpresa. Di fatto, come
per le prime case, anche
gli agricoltori che hanno diritto
all’esenzione, se il Comune
ha applicato un’aliquota superiore
a quella base, saranno
chiamati alla cassa. Solo per i
fabbricati rurali strumentali
tutto è filato liscio: nessuno
paga.

Più complesso, come dicevamo,
il trattamento per i terreni
agricoli (si veda servizio
a pagina 17). Non pagheranno
la seconda rata Imu solo
gli imprenditori agricoli professionali
e i coltivatori diretti
iscritti alla previdenza Inps.
Una platea di non più di
450mila addetti al settore. Le
dichiarazioni su aree coltivate
e non coltivate che avevano
fatto scattare una serie di supposizioni
si sono rivelate solo
dichiarazione della prima ora.
Quando ancora il decreto annunciato
non era stato definito
nei dettagli.

Ma anche per chi non deve
versare la tassa c’è il boccone
amaro delle super aliquote
dei Comuni: se si supera quella
base del 7,6 per mille, per
la parte eccedente anche i coltivatori
diretti e gli imprenditori
agricoli professionali dovranno
pagare entro il 16 gennaio
il 40% dell’extra.

Tutti gli altri proprietari, dagli
orticelli alle grandi estensioni,
dovranno invece pagare
secondo quanto previsto dalla
normativa dell’ex governo
Monti. Si dovrà dunque definire
la base imponibile moltiplicarla
per il 25% e quindi
applicare il moltiplicatore che
è stato fissato a 135. Resta
comunque il vantaggio di
aver ottenuto uno sconto per
il 2013. La prima rata è stata
cancellata per tutti e così la
bolletta finale risulta scontata.

Per i colitivatori diretti e
Iap invece, qualora dovessero
tornare a pagare, vale il vecchio
moltiplicatore ridotto di
110 che serve per l’integrazione.
Confermata l’esenzione
dei terreni delle aree montane
e svantaggiate che coprono
gran parte del territorio e che,
almeno per ora, rappresentano
la vera agevolazione valida
per tutti. In attesa della riforma
annunciata sempre dal
precedente governo, ma rimasta
nel cassetto. Una revisione
che una parte del mondo
agricolo sostiene per mettere
fine a quelle ingiustizie che
agevolano aree agricole «ricche
» come quelle di Montalcino
e invece escludono terreni
meno pregiati in Calabria.
Ma la Coldiretti su questo
punto ha già espresso le sue
critiche legate al rischio che
la rimodulazione possa avere
effetti anche sul trattamento
previdenziale.

Intanto sulla esclusione degli
sconti dei proprietari non
Iap e Cd è scattato l’allarme
affitti. Confagricoltura e Anga
in particolare temono che i
maggiori costi possano scaricarsi
sugli affittuari con
un’impennata dei canoni di locazione.

Il ministro delle Politiche
agricole, Nunzia De Girolamo,
ha espresso soddisfazione
per il risultato raggiunto.
«Lo avevamo promesso e abbiamo
mantenuto la parola data:
la seconda rata Imu non
verrà pagata per i fabbricati
rurali e per i terreni agricoli
degli imprenditori agricoli
professionali. Allo stesso tempo
abbiamo dimezzato l’onere
dell’Imu per i terreni agricoli
posseduti da non agricoltori
». Per il ministro sono stati
così liberati 537 milioni di
risparmio fiscale che potranno
essere dirottati dalle imprese
verso nuovi investimenti.

Questi i numeri forniti dal
Mipaaf. Non sono stati pagati
64 milioni sui fabbricati strumentali,
mentre il risparmio
per gli agricoltori professionali
è di 315 milioni sui terreni
agricoli di proprietà. Mentre
per i non professionali il risparmio
è di 158 milioni per
effetto della cancellazione della
sola prima rata Imu. Per un
conto complessivo dunque di
537 milioni «Ho lottato – ha
aggiunto il ministro – perché
fosse riconosciuta la necessità
di tutela a un comparto fondamentale
della nostra economia,
che rappresenta il motore
del Made in Italy agroalimentare
che vale in tutto il
suo complesso il 17% del
Pil». Per la Coldiretti «L’esenzione
per i fabbricati rurali e
per i terreni agricoli degli imprenditori
agricoli professionali
è una scelta strategica per
il paese che è ora necessario
stabilizzare per il prossimo anno
».

Parla di indicazioni positive
anche Agrinsieme secondo
cui sarebbe stata «incomprensibile
una scelta diversa.
La fiscalità non può colpire
beni strumentali indispensabili
all’attività d’impresa». Copagri
da parte sua rileva che
così «Si rende giustizia rispetto
a un’imposta che in quasi
due anni ha causato danni ingenti
alla produttività in agricoltura
». Una buona notizia
anche secondo Confeuro che
però rileva come molto debba
ancora essere fatto per rilanciare
l’agricoltura.


Pubblica un commento