Per il film plastico ad ognuno la sua scelta

foto-7_film_plastici_CP5-300x400.jpg

Si opta per i materiali che presentano un miglior rapporto prezzo/qualità con un occhio a quelli che consentono di ottimizzare le prestazioni produttive

L’articolo Per il film plastico ad ognuno la sua scelta è un contenuto originale di Colture Protette.

La scelta dei film plastici da parte degli orticoltori è dettata dall’esigenza di avere materiali adatti alle diverse specie, in grado di garantire risultati agronomici superiori in relazione: al grado di termicità, alla tipologia di coltivazione, al tipo di struttura e al livello di insolazione medio annuo.
«A tal proposito, – ci riferisce Luigi Aiossa, che opera nel settore delle colture protette nell’areale campano, per le specie allevate in coltura protetta, come la fragola – si opta per i film plastici in Eva in grado di far penetrare la luce diretta e mantenere una termicità più alta. Si utilizzano film a luce diretta coestrusi per ottenere contemporaneamente una buona trasparenza e buone caratteristiche meccaniche. Nelle serre di tipo industriale per le colture destinate alla IV gamma e floricole si preferisce l’impiego di film termici a luce diffusa di nuova concezione, caratterizzati al tempo stesso da elevata trasmittanza».
Il più diffuso
Attualmente il materiale più diffuso è ancora il Pe (Polietilene) che presenta una buona resistenza meccanica ed estrema versatilità, ma ha poca termicità (accumulo di calore) e consente di avere discreti risultati agronomici.
«Di contro l’Eva (Etilen vinil acetato) è ottimo per l’impiego in diversi comparti, presenta alta termicità, ottime performance ottiche e buona resistenza meccanica, anche se ha un costo di circa il 10% maggiore».
Le scelte sono anche influenzate dalla redditività delle specie e dalle esigenze dei produttori.
«Negli ultimi anni, le scelte dei produttori sono state condizionate dagli scarsi profitti che spingono verso l’impiego di materiali non eccessivamente costosi e, quindi, con una certa percentuale di Pe. D’altronde, alcuni settori come quello floricolo, necessitano di attenzioni superiori in termini di specificità del prodotto, e l’aspetto qualitativo è predominante. I prodotti in Etfe (Etilene tetrafluoroetilene), un polimero a base fluoro utilizzato in architettura, cominciano ad affermarsi, soprattutto nel settore florovivaistico. In orticoltura, invece, l’opportuno utilizzo di vari materiali è in grado di garantire anticipi e ritardi e, quindi, trarre vantaggi in termini di collocazione sul mercato».
I colorati
I produttori stanno anche orientando la loro attenzione verso l’impiego di film plastici di copertura colorati.
«I film colorati di blu, presenti in commercio, sono adatti alle coltivazioni con ciclo estivo, da giugno a settembre. Gli specifici filtri fotoselettivi consentono di ottenere piante compatte, più resistenti agli stress, a tutto vantaggio della fruttificazione rispetto allo sviluppo vegetativo. Si tratta di materiali che consentono una riduzione del calore totale trasmesso, con possibilità perciò di limitare operazioni di ombreggiamento».
Antigoccia
Tutti i film possono comprendere il trattamento antigoccia (Ag): l’additivo, affiorando dall’interno, aumenta la tensione superficiale del film ed evita così l’appannamento e la formazione di gocce.
La ricerca di nuovi materiali, comunque, non solo è orientata a migliorare le performance agronomiche delle coltivazioni, ma pone una certa attenzione all’ ambiente.
«Pertanto, – aggiunge Aiossa – film di copertura in Etfe che garantiscono durate maggiori (20 anni), con proprietà ottiche migliori, pur con un investimento iniziale superiore, potranno dimostrarsi economicamente vantaggiosi e con minore impatto ambientale. In quest’ottica, anche l’adozione di materiali bio compatibili, vista la sempre maggiore attenzione a tutti gli aspetti di impatto ambientale, saranno sempre più utilizzati nel settore agricolo».
Il problema dello smaltimento della plastica, in particolare dei teli neri, è estremamente importante e con risultati diversi nelle varie zone d’Italia.
«Normalmente esistono aziende specializzate, le quali provvedono al ritiro del materiale esausto presso i produttori agricoli, diverso è il caso di materiali bio i quali non necessitano di ritiro e smaltimento in quanto vengono smaltiti nel terreno senza creare inquinamento allo stesso».