Per Agea è arrivata la resa dei conti

Spending Review

Lo spending review per l’agricoltura, al di là dei dolorosi tagli, è tornato però quantomai utile per chiudere la vecchia grana dell’Agea che stava diventando ormai imbarazzante. Gli interventi approvati dal Governo infatti per l’agricoltura decretano la chiusura dell’Inran e il restyling dell’Agea che scatta dal 1° ottobre. 
Una nota del ministero delle Politiche agricole spiega che le funzioni di coordinamento relative al finanziamento della Politica agricola comune saranno svolte direttamente dal Mipaaf «che agirà come unico rappresentante dello Stato italiano nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al Feaga e al Feasr». 
Cambia poi il modello di governance dell’Agea. Saltano infatti il presidente e il Consiglio di amministrazione. A guidare l’Agenzia per le erogazioni sarà un «unico direttore dell’Agenzia scelto in base a criteri di alta professionalità e conoscenza del settore agroalimentare sul modello delle agenzie collegate al ministero dell’Economia e finanze, come per esempio l’Agenzia delle entrate». 
Cura dimagrante poi per gli organici: scatterà una sforbiciata del 50% del personale dirigenziale di prima fascia e del 10% per quello di seconda fascia. «Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto, saranno individuate le risorse umane, strumentali e finanziarie riallocate presso il Mipaaf, attraverso decreti ministeriali di natura non regolamentare del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze». 
Cancellato anche l’Inran l’Istituto per la nutrizione le cui competenze e funzioni vengono travasate nel Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) mentre le attività svolte dall’Istituto inerenti al settore delle sementi elette vengono trasferite all’Ente Risi, un ente che aveva a sua volta rischiato la chiusura in una precedente girandola di razionalizzazioni di strutture.
Ma il piatto forte di questa manovra sembra essere l’Agea che da oltre un anno è nell’occhio del ciclone dilaniata da scontri interni e accusata di malfunzionamento.
L’ex ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, aveva a sorpresa deposto il presidente Dario Fruscio sostituendolo con un commissario. 
Da qui era partita una battaglia di Fruscio a colpi di carta bollata per contestare il provvedimento. E in effetti il Tar del Lazio ha riconosciuto le motivazioni del ricorso di Fruscio così che Catania appena insediato nel suo nuovo ruolo di ministro aveva reintegrato l’ex presidente rinunciando ad andare avanti con il ricorso. Il ministro aveva però avvertito che avrebbe aspettato qualche mese, poi in caso di cattivo funzionamento dell’Agenzia era pronto a rimetterci le mani. Il presidente Fruscio non sembra però aver fatto molto per rasserenare gli animi all’interno dell’Agenzia. Con una serie di audizioni alle commissioni agricoltura di Camere e Senato aveva poi usato parole al vetriolo contro chi lo aveva «pensionato». Accuse gravi, in particolare sull’operazione Sin, che avevano spinto la commissione Agricoltura della Camera ad approfondire meglio la questione. In questi ultimi tempi poi non sono mancate neppure divergenze con il ministero. 
Ultimo atto l’istituzione di una commissione di inchiesta per chiarire «ogni profilo della vicenda» che avrebbe dovuto concludere i lavori a fine giugno. Ma non è stato necessario renderli noti. Il caso infatti è stato risolto dallo spending review. 
«Con una serie di interventi – ha commentato Catania – che hanno l’obiettivo di rendere più razionale, efficiente ed efficace il lavoro degli enti collegati al ministero. Da un lato nel campo della ricerca puntiamo a una migliore allocazione delle risorse e a una razionalizzazione delle funzioni, attraverso la soppressione di Inran, dall’altro siamo intervenuti su Agea, al fine di ridurne la spesa di funzionamento e migliorare la qualità dei servizi offerti all’agricoltura, con decisioni frutto di un’attenta analisi svolta nei mesi scorsi». 
E così per l’Agea si chiude un ciclo storico. Mentre sulla sua chiusura non si registrano commenti contrari. 
«Con il decreto del Governo sulla spending review – ha commentato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – il presidente Monti ha mantenuto l’impegno di annullare l’aumento Iva per quest’anno e lo fa andando a incidere sulla spesa pubblica, divenuta incompatibile con il bilancio dello Stato». 
«Confagricoltura valuta favorevolmente anche il riordino di Agea nell’ottica di ridurne le spese di funzionamento e migliorare i servizi per gli agricoltori». Bene per l’organizzazione imprenditoriale anche la riduzione di oneri burocratici. 
Anche per la Cia è positivo il riordino «per migliorare i servizi per gli agricoltori». 
Per quanto riguarda l’operazione risparmio nel suo complesso il presidente Giuseppe Politi però invita a «evitare di indebolire i servizi sociali e dai risparmi della spesa pubblica occorre trovare le risorse per la crescita delle imprese, soprattutto quelle agricole che vivono una fase estremamente delicata con costi sempre più onerosi». 
Nessun riferimento specifico ad Agea da parte della Coldiretti, ma un commento più generale. «Non c’è alternativa alla riduzione della spesa con il taglio degli sprechi nella pubblica amministrazione dove troppo spesso – ha affermato il presidente Sergio Marini – si annida una burocrazia inutile e dannosa per le imprese. Occorre cogliere l’occasione della spending review per togliere di mezzo una volta per tutte quegli adempimenti burocratici inutili che tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno in agricoltura. Basterebbe ridimensionare quella micidiale spinta creativa della burocrazia che si inventa pratiche per giustificare se stessa per dare stimolo all’economia reale e recuperare qualche punto di Pil».

Annamaria Capparelli
Redazione Agrisole



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Per Agea è arrivata la resa dei conti

Le funzioni di coordinamento del finanziamento della Pac sono trasferite direttamente al Mipaaf
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Lo spending review per l’agricoltura, al di là dei dolorosi tagli, è tornato però quantomai utile per chiudere la vecchia grana dell’Agea che stava diventando ormai imbarazzante. Gli interventi approvati dal Governo infatti per l’agricoltura decretano la chiusura dell’Inran e il restyling dell’Agea che scatta dal 1° ottobre.
Una nota del ministero delle Politiche agricole spiega che le funzioni di coordinamento relative al finanziamento della Politica agricola comune saranno svolte direttamente dal Mipaaf «che agirà come unico rappresentante dello Stato italiano nei confronti della Commissione europea per tutte le questioni relative al Feaga e al Feasr».
Cambia poi il modello di governance dell’Agea. Saltano infatti il presidente e il Consiglio di amministrazione. A guidare l’Agenzia per le erogazioni sarà un «unico direttore dell’Agenzia scelto in base a criteri di alta professionalità e conoscenza del settore agroalimentare sul modello delle agenzie collegate al ministero dell’Economia e finanze, come per esempio l’Agenzia delle entrate».
Cura dimagrante poi per gli organici: scatterà una sforbiciata del 50% del personale dirigenziale di prima fascia e del 10% per quello di seconda fascia. «Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del suddetto decreto, saranno individuate le risorse umane, strumentali e finanziarie riallocate presso il Mipaaf, attraverso decreti ministeriali di natura non regolamentare del ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze».
Cancellato anche l’Inran l’Istituto per la nutrizione le cui competenze e funzioni vengono travasate nel Cra (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura) mentre le attività svolte dall’Istituto inerenti al settore delle sementi elette vengono trasferite all’Ente Risi, un ente che aveva a sua volta rischiato la chiusura in una precedente girandola di razionalizzazioni di strutture.
Ma il piatto forte di questa manovra sembra essere l’Agea che da oltre un anno è nell’occhio del ciclone dilaniata da scontri interni e accusata di malfunzionamento.
L’ex ministro delle Politiche agricole, Saverio Romano, aveva a sorpresa deposto il presidente Dario Fruscio sostituendolo con un commissario.
Da qui era partita una battaglia di Fruscio a colpi di carta bollata per contestare il provvedimento. E in effetti il Tar del Lazio ha riconosciuto le motivazioni del ricorso di Fruscio così che Catania appena insediato nel suo nuovo ruolo di ministro aveva reintegrato l’ex presidente rinunciando ad andare avanti con il ricorso. Il ministro aveva però avvertito che avrebbe aspettato qualche mese, poi in caso di cattivo funzionamento dell’Agenzia era pronto a rimetterci le mani. Il presidente Fruscio non sembra però aver fatto molto per rasserenare gli animi all’interno dell’Agenzia. Con una serie di audizioni alle commissioni agricoltura di Camere e Senato aveva poi usato parole al vetriolo contro chi lo aveva «pensionato». Accuse gravi, in particolare sull’operazione Sin, che avevano spinto la commissione Agricoltura della Camera ad approfondire meglio la questione. In questi ultimi tempi poi non sono mancate neppure divergenze con il ministero.
Ultimo atto l’istituzione di una commissione di inchiesta per chiarire «ogni profilo della vicenda» che avrebbe dovuto concludere i lavori a fine giugno. Ma non è stato necessario renderli noti. Il caso infatti è stato risolto dallo spending review.
«Con una serie di interventi – ha commentato Catania – che hanno l’obiettivo di rendere più razionale, efficiente ed efficace il lavoro degli enti collegati al ministero. Da un lato nel campo della ricerca puntiamo a una migliore allocazione delle risorse e a una razionalizzazione delle funzioni, attraverso la soppressione di Inran, dall’altro siamo intervenuti su Agea, al fine di ridurne la spesa di funzionamento e migliorare la qualità dei servizi offerti all’agricoltura, con decisioni frutto di un’attenta analisi svolta nei mesi scorsi».
E così per l’Agea si chiude un ciclo storico. Mentre sulla sua chiusura non si registrano commenti contrari.
«Con il decreto del Governo sulla spending review – ha commentato il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – il presidente Monti ha mantenuto l’impegno di annullare l’aumento Iva per quest’anno e lo fa andando a incidere sulla spesa pubblica, divenuta incompatibile con il bilancio dello Stato».
«Confagricoltura valuta favorevolmente anche il riordino di Agea nell’ottica di ridurne le spese di funzionamento e migliorare i servizi per gli agricoltori». Bene per l’organizzazione imprenditoriale anche la riduzione di oneri burocratici.
Anche per la Cia è positivo il riordino «per migliorare i servizi per gli agricoltori».
Per quanto riguarda l’operazione risparmio nel suo complesso il presidente Giuseppe Politi però invita a «evitare di indebolire i servizi sociali e dai risparmi della spesa pubblica occorre trovare le risorse per la crescita delle imprese, soprattutto quelle agricole che vivono una fase estremamente delicata con costi sempre più onerosi».
Nessun riferimento specifico ad Agea da parte della Coldiretti, ma un commento più generale. «Non c’è alternativa alla riduzione della spesa con il taglio degli sprechi nella pubblica amministrazione dove troppo spesso – ha affermato il presidente Sergio Marini – si annida una burocrazia inutile e dannosa per le imprese. Occorre cogliere l’occasione della spending review per togliere di mezzo una volta per tutte quegli adempimenti burocratici inutili che tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno in agricoltura. Basterebbe ridimensionare quella micidiale spinta creativa della burocrazia che si inventa pratiche per giustificare se stessa per dare stimolo all’economia reale e recuperare qualche punto di Pil».


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