Peperone, molti nemici molto onore

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I numerosi fitofagi sono controllati con l’applicazione di strategie di difesa integrata. Il ruolo degli organismi utili.

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Il peperone (Capsicum annuum) rappresenta una realtà significativa nel panorama colturale orticolo italiano; è diffuso su tutto il territorio nazionale dalle regione del Nord alla Sicilia.

Si tratta di un’orticola caratterizzata da una grande variabilità di tipologie che si distinguono per forma, colore, pezzatura e sapore della bacca, consentendo di soddisfare le diverse esigenze di utilizzo del prodotto nei mercati. L’importanza della coltura e l’esigenza di valorizzare le produzioni, proponendo sul mercato un frutto con bassi livelli di residuo chimico, hanno stimolato l’interesse verso applicazioni di tecniche di difesa a basso impatto ambientale.

Caratterizzato da un lungo ciclo colturale, in Pianura Padana viene trapiantato in serra dalla metà di marzo fino alla metà di aprile, mentre la raccolta si protrae fino a novembre.

Un periodo di presenza in campo così lungo determina un elevato rischio di attacco da parte di numerosi fitofagi, dagli acari fino a svariate categorie di insetti: tripidi, afidi, Lepidotteri (piralide, nottue), aleurodidi, acari, ed i più rari pentatomidi (Nezara viridula) e ditteri agromizidi come Liriomyza huidobrensis.

Tripidi

I tripidi sono fitofagi storici del peperone, ma va sottolineato che la difesa dai loro attacchi si è complicata con l’introduzione del tripide americano (Frankliniella occidentalis) che, rispetto a Thrips tabaci e Heliothrips haemorroidalis, ha mostrato subito una superiore pericolosità fino a diventare il reale fitofago chiave della coltura. Il tripide è particolarmente temibile sia per i danni diretti (necrosi e bronzature su foglie e soprattutto su frutti), sia indiretti, provocati alle piante con la trasmissione del virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (TSWV). Nei fiori il danno è legato a forti presenze in quanto l’abbondante presenza di polline fa sì che il tripide difficilmente sia portato a pungere gli organi fiorali. La rapidità del ciclo biologico, l’accavallarsi delle generazioni, la rapida selezione di popolazioni resistenti e la difficoltà nel colpire contemporaneamente i diversi stadi del tripide, rendono oggettivamente difficile la lotta con insetticidi; di conseguenza è stato logico rivolgere l’attenzione alle tecniche di lotta naturale. Attualmente gli organismi utili di riferimento sono:

1 – il Rincote antocoride predatore Orius laevigatus lanciato in serra per un totale di 1,5-2 adulti/m² in una sola introduzione;

2 – l’acaro fitoseide predatore Amblyseius cucumeris in ragione di 100-150 individui/ m² potendo introdurre questo fitoseide in due modalità ovvero con lanci utilizzando le classiche bottigliette quando ci troviamo in serre con una presenza già conclamata dei tripidi oppure utilizzando dei particolari sacchetti a rilascio progressivo per introduzioni graduali e preventive.

La combinazione di questi due organismi garantisce un’azione combinata e la copertura completa della pianta; si innesca così un meccanismo virtuoso di controllo dei tripidi fin dal loro primo apparire che consente di ottenere risultati positivo nel medio e lungo periodo dal momento che si introducono adulti in grado di alimentarsi da subito, ma anche di riprodursi e, con le successive generazioni, di mantenere i tripidi ben controllati.

Un ulteriore elemento biologico di controllo dei tripidi è rappresentato dai trattamenti con preparati a base di Beauveria bassiana  fungo in grado di attaccare il tegumento dei tripidi determinandone così la morte. In particolare trova ottime condizione di impiego in primavera o in autunno oppure dove è possibile mantenere artificialmente gli elevati standard di umidità e le temperature richieste per la germinazione delle spore.

Afidi

Gli afidi che possiamo trovare sul peperone sono di diverse specie, comuni anche ad altre colture; in particolare si segnalano Myzus persicae e Aphys gossypii. Quest’ultima specie, caratterizzata da un elevato potenziale biotico e dalla capacità di sviluppare rapidamente popolazioni resistenti agli aficidi desta le maggiori preoccupazioni. Per contro ben si presta alla parassitizzazione da parte di Imenotteri braconidi come Aphidius colemani. In sostanza uno schema di difesa dagli afidi può prevedere un trattamento insetticida precoce con imidacloprid avendo poi cura di distanziarlo di almeno 7-10 giorni dalle successive introduzioni di Amblyseius cucumeris e di almeno 30 giorni per quanto riguarda l’orius impiegati per la difesa dai tripidi. Successivamente si procede all’introduzione del parassitoide in ragione di 2-3 lanci alla quantità di 1 individuo/mq ognuno. Per evitare le problematiche legate alle ripercussioni causate dai trattamenti chimici sugli organismi utili è possibile procedere a interventi preventivi a cadenza settimanale con 0,5-1 individui/ m² per 3-6 volte, a partire dal periodo critico in cui si prevedono i primi insediamenti di afidi. Successivamente reinfestazioni in forma di focolai possono essere “curate” con trattamenti a base di pimetrozine.

Lepidotteri

Potenzialmente diversi sono i Lepidotteri che possono essere molto dannosi su peperone, in particolare la piralide (Ostrinia nubilalis) ed alcune specie di nottuidi. La difesa è fondata su trattamenti per controllare la generazione estiva (agosto), utilizzando la sostanza attiva chlorantraniliprole (rinaxapyr) conpatibile con l’azione degli organismi utili; si effettuano 1 o 2 lanci a seconda della forza dell’infestazione. Con attacchi già in atto si ottengono buoni risultati (in particolare in regime di coltura biologica) con formulati di nuova generazione a base di Bacillus thuringiensi spp kurstaki, indirizzando gli interventi contro le larve neosgusciate secondo un programma di trattamenti settimanali, utilizzando le trappole a feromoni sessuali per un ottimale posizionamento e per un preciso monitoraggio della popolazione del fitofago. Per un migliore risultato dei trattamenti occorre acidificare adeguatamente la soluzione ed effettuare il lavoro alla sera.

Va però sottolineato che la soluzione migliore contro questi fitofagi è la protezione, prima dell’inizio del volo, delle serre con la chiusura di tutte le aperture con le reti caratterizzate da maglie sufficientemente larghe (30%) da garantire un corretto arieggiamento.

Aleurodidi

Nella seconda parte della stagione (da agosto in poi) è possibile che si verifichino infestazioni da parte degli aleurodidi. Il problema si è ampliato con comparsa nel nostro Paese di Bemisia tabaci specie caratterizzati da un più ampio spettro di piante ospiti (compreso il peperone) rispetto a Trialeurodes vaporariorum. Le possibilità di intervento vanno in tre direzioni:

1 – al primo apparire degli aleurodidi, lanci di Amblyseius swirskii alla dose di 70 individui/m² in 1- 2 introduzioni (generalmente a metà-fine giugno nelle condizioni colturali venete);

2 – trattamenti con prodotti a base di estratti terpenici (derivati dalla buccia delle arance) di recente introduzione ed autorizzati per la coltivazione biologica, in grado di colpire il fitofago e di lasciare la coltura pulita dalla melata;

3 – interventi con prodotti naturali o con preparati a base di polisaccaridi perfettamente compatibili con lo sfruttamento dell’attività degli organismi utili e regolarmente autorizzati come fitofarmaci.

Acari

Il Tetranychus urticae (ragnetto rosso) è la specie più frequente tra gli acari fitofagi. Su questo fitofago è ormai consolidato l’impiego dell’acaro fitoseide predatore Phytoseiulus persimilis. Si consiglia di distribuire un totale di 10-20 individui/m² mediante diversi lanci generalizzati ed eventualmente di rinforzare su eventuale focolai esistenti; la buona riuscita dell’applicazione è tanto più sicura quanto è tempestivo l’intervento, poiché l’introduzione del fitoseide offre maggiori garanzie di successo se si lancia il predatore fin da quando si evidenziano i primi individui del fitofago.  L’azione di P. persimilis recentemente viene generalmente affiancata e consolidata dal contemporaneo impiego di un altro fitoseide predatore: Amblyseius andersoni che in diversi casi è stato utilizzato con successo anche da solo ed offre perciò, in prospettiva, un ulteriore efficace strumento per il controllo del ragnetto rosso.

Eventuali focolai che compaiono durante la stagione possono essere curati con lanci ad alta densità del fitoseide oppure ricorrendo a trattamenti localizzati a base di exithiazox.

I numerosi fitofagi del peperone possono essere adeguatamente controllati a patto di applicare strategia di difesa complessive rivolte ad applicare piani di difesa integrata dove un importante ruolo viene svolto dalle tecniche di lotta biologica. Gli interventi chimici restano comunque necessari per completare le possibilità di difesa o per preparare il campo all’azione degli organismi utili, avendo sempre l’attenzione rivolta che ogni trattamento può avere grandi o piccole ripercussioni su tutti gli organismi attivi sulla coltura.