Peperone dopo fragola nel ciclo estivo-autunnale

Numerosi i vantaggi produttivi, più bassi i costi colturali, ottime le rese, notevole la risposta del mercato fresco e dell’industria…

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Numerosi i vantaggi produttivi, più bassi i costi colturali, ottime le rese, notevole la risposta del mercato fresco e dell’industria

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Produrre il peperone in coltura protetta a ciclo estivo-autunnale, in successione alla fragola, per mercato fresco e industria, è vantaggioso e conveniente. È quanto sostiene un numero crescente di agricoltori operanti nel metapontino, alla luce dei risultati produttivi e qualitativi ottenuti nelle ultime annate. Uno fra questi è Antonio Giordano dell’azienda “Lucana-Frutta” di Scanzano Jonico (Mt), che ogni anno a peperone post fragola destina 3 ettari.
«Poiché i mercati diventano sempre meno generosi, con prezzi instabili e spesso in calo, noi agricoltori metapontini ci poniamo il problema di accrescere la competitività dell’offerta operando scelte che consentano di ridurre i costi di produzione. Ebbene, da qualche anno stiamo impiantando ortive in successione a colture che lasciano il terreno idoneo all’inizio di nuovi cicli colturali. È il caso, soprattutto, del peperone coltivato, con trapianti tardivi, dopo la fragola. Alla fine del ciclo produttivo della fragola, cioè dopo la prima decade di giugno, le serre tunnel vengono ripulite dai suoi residui colturali e si trovano in condizioni ottimali per l’avvio della coltura del peperone».
Terreno già pronto
Il terreno, infatti, è già baulato, pacciamato, provvisto di impianto di irrigazione e dotato di una notevole “forza vecchia” nutrizionale dovuta alle laute concimazioni che la fragola ha ricevuto ma non ha utilizzato pienamente. «Inoltre il terreno è provvisto di apprestamenti di copertura che, mitigando il clima interno, consentono di prolungare il ciclo produttivo della coltura in successione fino ai mesi autunno-vernini. Partendo da tale situazione la produzione di peperone è più competitiva poiché ha costi colturali più bassi: sono risparmiati quelli per la preparazione del letto di trapianto con pacciamatura, la realizzazione dell’impianto di irrigazione e la concimazione di fondo».
Le modalità di introduzione del peperone nella successione colturale non sono dovunque le stesse, sottolinea Giordano. «Alcuni agricoltori lo inseriscono già dopo un anno di coltivazione della fragola: dalla metà di giugno ai primi di luglio trapiantano il peperone, che entra in produzione, con i primi frutti invaiati e pronti per il mercato, dopo 100 giorni, a ottobre; e proseguono la raccolta, se non si verificano forti abbassamenti di temperatura, fino a gennaio-febbraio; poi espiantano il peperone e trapiantano cucurbitacee, anguria o melone, per i cicli precoci, cioè con raccolta a metà-fine giugno; dopo aver tolto le cucurbitacee, disinfettano il terreno e, a ottobre, alcuni tornano a impiantare la fragola e dopo questa il peperone, altri scelgono le brassicacee o leguminose come le fave. Invece altri produttori, e così faccio io, coltivano per due anni di seguito la fragola: trapiantano a ottobre piante fresche e iniziano già a dicembre-gennaio la raccolta, che raggiunge comunque il pieno a marzo-maggio; dopo il secondo anno eliminano i residui colturali della fragola e trapiantano il peperone, e infine proseguono con le cucurbitacee e, a volte, altre colture prima di tornare alla fragola e riprendere l’ordine regolare della successione colturale».
La calce per ombreggiare
Giordano, prima del trapianto, applica sulla plastica di copertura delle serre tunnel uno strato di calce, irrorato con l’ausilio di una lancia, per ombreggiare e quindi contenere le temperature molto elevate che si raggiungono sotto la copertura in piena estate. «Eseguo il trapianto sistemando le piante di peperone al centro della baula, in nuove buche realizzate mediante semplice foratura manuale del telo pacciamante, alla distanza di 0,40 m, con densità di 20.000 piante/ha, poiché le baule contigue distano fra loro 1,25 m. Per eliminare le erbe infestanti che si sviluppano nei fori della pacciamatura e fra una baula e l’altra, effettuo interventi di scerbatura manuale».
Benché il peperone approfitti della preesistente disponibilità di strutture, tecniche colturali e mezzi tecnici, ad esempio il terreno pacciamato e i relativi teli plastici, «è opportuno – suggerisce Giordano – non dormire sugli allori del lavoro compiuto sulla fragola. Anzi suggerisco qualche accorgimento. Poiché la pacciamatura è realizzata sulle baule, alte 25-30 cm dal piano di terra e utili per evitare che le fragole si sporchino di terra, è necessario un adeguato tutoraggio delle piante di peperone affinché, così sopraelevate, non allettino e cadano. Lo effettuo stendendo un filo di spago lungo i lati di ogni fila, in modo da formare un binario che le ingabbia, e fissandolo a pali posti, precedentemente, a distanza di circa 5 m l’uno dall’altro. Ripeto l’operazione di legatura delle piante due-tre volte man mano che le piante si sviluppano in altezza».
Lotta al tripide
Altro accorgimento è un’efficace lotta al tripide occidentale delle serre o dei fiori (Frankliniella occidentalis). «Il tripide si nasconde sotto i teli nei suoi diversi stadi, neanide, ninfa e adulto, pronto ad attaccare appena siano disponibili nuovi ospiti. Perciò la lotta deve essere accurata e preventiva, sia dopo l’eliminazione dei residui colturali della fragola sia dopo il trapianto del peperone, per evitare danni sia diretti sia, con la trasmissione del Tswv, indiretti. Attenta dovrà essere anche la concimazione, rigorosamente di mantenimento, poiché il terreno contiene un’abbondante carica di nutrienti: occorre dare aminoacidi, un po’ di azoto, che facilmente dilava e non deve mai mancare, microelementi e acidificanti per abbassare l’alcalinità del terreno e rendere disponibili macro e micronutrienti residui dalla concimazione della fragola, che altrimenti rimangono immobilizzati. Per il resto, la tecnica colturale del peperone post fragola non si discosta da quella tradizionale della solanacea. In particolare, per la difesa bisogna fare attenzione all’oidio, che può attaccare le piante all’arrivo della stagione autunnale, quando aumenta l’umidità relativa nelle serre tunnel, ai lepidotteri, come la Spodoptera littoralis, e alle mosche bianche, gli aleurodidi Bemisia tabaci e Trialeurodes vaporariorum».
La resa
Per il peperone in coltura protetta post fragola la resa media ottenuta da Giordano, e da altri agricoltori, oscilla fra 500 e 700 q/ha, variabili in funzione dell’andamento stagionale. «Eventuali gelate autunnali o invernali chiudono la produzione in anticipo, poiché le serre tunnel sono fredde, altrimenti essa prosegue fino a gennaio-febbraio. Alcuni produttori adottano poi una tecnica molto innovativa: eseguono un’attenta toelettatura delle piante, costituita dall’eliminazione delle foglie, spesso attaccate dall’oidio, e da piccoli interventi di potatura; a maggio le piante, sorrette da appropriati interventi di fertirrigazione, riprendono a vegetare e avviano una seconda produzione, da metà giugno fino a quando hanno la forza di offrire bacche di buona qualità, in genere agosto-ottobre».