Peperone campano, gli attacchi di virus e batteriosi

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Gli orticoltori, per ridurre il problema, si stanno orientando verso la coltivazione di tipologie più tolleranti ai virus

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La pressione esercitata dai virus sulle coltivazioni che svolgono cicli nel periodo primaverile estivo sta seriamente mettendo in difficoltà gli orticoltori, compresi coloro che si dedicano alla coltivazione del peperone, sia in pieno campo sia in coltura protetta in secondo ciclo.

«La coltivazione di peperone in pieno campo in Campania – ci dice Luigi De Cristofaro, orticoltore dell’agro aversano – è ormai scomparsa e anche in altre realtà nazionali, come Puglia, Umbria e Toscana, aumentano le problematiche legate agli attacchi di virus e batteriosi. Le stesse difficoltà si riscontrano con il secondo ciclo, praticato in Campania nell’agro aversano, con trapianti di aprile – maggio in coltura protetta».

Per evitare ulteriori problemi alla specie è necessario potenziare la tolleranza ai principali virus (Tomato spotted, PVY, PMoV) e alla batteriosi da Xanthomonas.

Consociato alla fragola

«Nell’agro aversano – prosegue l’orticoltore – si esegue il trapianto sotto tunnel in aprile maggio, quando è ancora presente la coltivazione di fragola. Le due specie restano consociate per 25-30 giorni dopodiché la fragola lascia il posto al peperone».

È proprio questa scelta che garantisce la “sostenibilità” economica della solanacea.

«Se si considera che gli ormai costanti attacchi di virus, trasmessi dagli insetti vettori (in primis aleurodidi e tripidi), provocano danni che variano tra il 20 e il 25% secondo le annate, le aree di coltivazione e le varietà, solo risparmiando sui costi colturali si riesce ad ottenere un costo medio/pianta compatibile coi prezzi di mercato».

Il risparmio legato alla consociazione è dovuto al riutilizzo della plastica per la pacciamatura e manichette per l’irrigazione, al mancato onere della lavorazione del terreno e della concimazione di fondo e alla minore incidenza dell’ammortamento di strutture e plastica di copertura.

«In definitiva – prosegue De Cristofaro – si ottiene un risparmio del 25-30% sui costi di gestione. Tuttavia, il rischio di coltivazione resta elevato se si considera che gli anticipi colturali non sono di poco conto: solo per l’acquisto delle piantine, considerando una densità di 2,0-2,2 piante/m2, gli orticoltori devono anticipare circa 8-9 mila euro/ettaro».

Pertanto, quando i danni superano il 40% non è più conveniente coltivare peperone.