Passare al conservativo è difficile ma non impossibile

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Il progetto Life Help Soil ha delineato i vantaggi del passaggio al convenzionale, realizzando un confronto con i sistemi convenzionali

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Il passaggio da un’agricoltura di tipo convenzionale al conservativo spesso non è indolore, infatti durante il periodo di transizione, che varia generalmente tra i tre e i cinque anni si possono avere difficoltà agronomiche e perdite a livello economico. Tuttavia il sistema conservativo dà vantaggi a livello ambientale e di biodiversità. Per migliorare comunque i risultati è meglio ricorrere a rotazioni diversificate e alla copertura permanente del suolo. A dare comunque una risposta scientifica a questi problemi arrivano i risultati del progetto Life Help Soil, secondo i quali, dopo tre anni di sperimentazioni, le rese del conservativo restano in linea con quelle del convenzionale, anche se si ha un maggior rischio di diffusioni di infestanti perenni e limacce.

Il progetto  interregionale Life Help Soil è co-finanziato dall’Unione europea e ha visto coinvolte 20 aziende dimostrative provenienti da Lombardia (Regione capofila), Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna. Dal 2013 fino a giugno di quest’anno sono state messe a confronto modalità di gestione dei suoli conservative (non aratura o riduzione delle lavorazioni, avvicendamenti colturali, copertura permanente del terreno) con tecniche convenzionali imperniate sull’aratura. Per tre annate consecutive sono stati raccolti ed esaminati i dati per valutare le prestazioni agro-ambientali ed economiche delle tecniche. Obiettivo ultimo del progetto era dimostrare quanto le pratiche di agricoltura conservativa fossero realmente praticabili e in grado di migliorare la salute generale dell’ambiente e dell’azienda.

Inoltre è emersa una reale capacità del terreno di sequestrare anidride carbonica e, qualora questo abbia visto un aumento della sostanza organica, anche una migliore infiltrazione dell’acqua nello stesso.

 

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