Parmigiano solo da latte del comprensorio

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L’assemblea dei caseifici ha deliberato modifiche più restrittive al disciplinare di produzione

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Come Terra e Vita aveva prospettato (si veda il n. 46.2015), il 25 novembre scorso l’assemblea dei caseifici del Parmigiano Reggiano ha deciso di adottare norme più restrittive a carico del lavoro degli allevatori. Con relative modifiche al disciplinare di produzione.

In sintesi, d’ora in poi verrà ammesso alla trasformazione solo il latte di bovine nate e allevate nel comprensorio.

In altre parole il disciplinare di questo formaggio dop, che già impone agli allevatori vincoli non di poco conto, come l’uso prevalente di foraggi locali nell’alimentazione delle bovine, o come il divieto di impiego di insilati, ora prevede anche che il latte destinato alla trasformazione non possa venire prodotto da vacche nate e allevate fuori dei confini del comprensorio di produzione.

Quest’ultimo, ricordiamo, coincide con le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del Reno, Mantova alla destra del Po.

Stop dunque a vacche provenienti da fuori comprensorio, o ancora peggio dall’estero, nonché da altre filiere produttive come quelle del latte alimentare o di altri formaggi. Per queste bovine comunque era previsto (prima che il loro latte potesse essere utilizzato per produrre Parmigiano) un periodo di “quarantena” di quattro mesi durante il quale dovevano essere alimentate secondo le norme del disciplinare.

C’è da dire però che l’ultima nuova restrizione sembra abbia fatto storcere il naso soltanto a una piccola minoranza di allevatori. Almeno questo è quanto suggerisce l’esito della votazione in assemblea: approvata, per conto degli allevatori conferenti, da ben 335 caseifici, contro 73 contrari. L’obiettivo di questa modifica al disciplinare, rafforzare ulteriormente il legame del Parmigiano con il territorio, in nome della qualità del latte, sembra dunque condiviso dai produttori.

Il consorzio inoltre sottolinea che quest’ultimo non è l’unico obiettivo della nuova norma. La modifica al disciplinare, infatti, «genererà contemporaneamente un effetto indotto anche sulle quantità prodotte». Dunque si cerca di agire non solo sulla qualità del latte, ma anche sulla quantità.

 

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