Paolo De Castro: «Brexit, salto nel buio senza paracadute»

Great Britain and EU, Brexit referendum concept

Difficile prevedere gli effetti sul mercato agroalimentare. Tutto dipenderà dai termini del nuovo accordo con il Regno Unito, se e quando esso sarà ratificato

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Nel momento in cui scrivo queste righe non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze dell’impatto del risultato del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue.

Quale effetto sul nostro commercio estero e sull’economia?

In che scenario si troveranno ad agire le nostre imprese agroalimentari?

Nessuno può dirlo al momento con certezza. Dipenderà dal vertice dei capi di Stato e di governo.

E molto si potrà capire dalla sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo convocata per discutere e votare una proposta di risoluzione sugli esiti della Brexit e sulle prossime misure da mettere in atto.

 

Ma la verità è che tutto dipende da quando e se il Regno Unito ratificherà alla Commissione la sua richiesta di uscire dall’Unione.

Fino ad allora, e probabilmente negli anni successivi, fino alla ridefinizione del rapporto tra Londra e il resto d’Europa, il commercio agroalimentare tra l’Unione europea e la Gran Bretagna, continuerà senza particolari cambiamenti, non saranno in alcun modo modificate le norme commerciali.

Il Trattato dell’Unione europea, con l’articolo 50, illustra la procedura per negoziare l’uscita dello Stato dall’Unione europea.

La norma parla di un lasso di tempo di due anni, ma concede ampie deroghe. Dopo aver negoziato l’uscita, o durante il negoziato, si dovrà trattare un accordo sulle future relazioni tra Unione europea e Regno Unito che andrà ratificato da tutti gli Stati membri.

Al momento si sa che il Premier britannico si limiterà ad annunciare il risultato del referendum ai leader europei. Ma che vorrebbe lasciare l’incombenza della notifica al suo successore che arriverà non prima di ottobre.

Dovrebbe bastare questo per mettere in evidenza l’irresponsabilità dei protagonisti della vicenda, non solo il leader dell’UKIP Nigel Farage, ma anche dello stesso premier Davide Cameron che il referendum sulla Brexit lo ha cercato e voluto per poi uscirne sconfitto creando un’incognita enorme sul futuro delle imprese e dei cittadini europee.

É lo stesso salto del buio che vorrebbero anche i nostri fautori del “fuori da tutto”, dall’Europa, dall’euro, dal mercato unico.

 

I segnali che si vedono sono tutti a svantaggio del Regno Unito, con molte grandi imprese che hanno annunciato una probabile delocalizzazione in paesi che sono parte del mercato unico europeo.

La bilancia commerciale tra Roma e Londra dice che, nel 2015, il nostro Paese ha venduto merci per 22,5 miliardi di euro e ne ha importate per 10,6 miliardi.

Stando a uno studio della Sace, l’uscita dei britannici avrebbe serie ripercussioni sull’export italiano ma in generale, il calo potrà toccare il -7% (1,7 miliardi) e il settore più colpito potrebbe essere quello della meccanica strumentale (-18%).

 

L’unico settore che invece stando a tale studio non verrebbe colpito sarebbe proprio quello agroalimentare che nei prossimi anni potrebbe crescere nonostante la Brexit con un indice del 6%.

Ma, ripeto, è davvero difficile fare previsioni in questo momento. Tutto dipende dai termini del nuovo accordo con il Regno Unito, se e quando esso sarà ratificato.

 

di Paolo De Castro

Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento europeo

 www.terraevita.it@paolodecastro