Paolo De Castro: «Accordo con il Canada, schiaffo ai protezionismi»

Aboliti i dazi doganali. Ma non sono a rischio i canoni di qualità previsti nei paesi europei L’articolo Paolo De…

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Aboliti i dazi doganali. Ma non sono a rischio i canoni di qualità previsti nei paesi europei

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Per vincere la minaccia protezionistica è necessario siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi europei.

In quest’ottica il Ceta è sicuramente un esempio efficace poiché rappresenta uno degli accordi più ambiziosi e completi mai conclusi tra Unione europea e Paesi terzi. Approvato la scorsa settimana dal Parlamento europeo in seduta plenaria a Strasburgo potrà entrare in vigore, seppur in via provvisoria, dal mese di aprile prossimo.

 

L’Italia ha sempre sostenuto con determinazione questo accordo quale leva di crescita economica e come strumento per rafforzare i legami tra le due sponde dell’Atlantico poiché il Ceta rappresenta un ottima opportunità per gli investimenti europei, ma soprattutto per le imprese agroalimentari e in particolare per le produzioni di qualità italiane, per le quali si potranno compiere importanti passi avanti, fino a questo momento limitati da barriere tariffarie e quote di importazione che non permettevano le esportazioni alle piccole e medie aziende e che rendevano i nostri prodotti in Canada non competitivi.

L’accordo eliminerà i dazi doganali, porrà fine alle restrizioni nell’accesso agli appalti pubblici, aprirà il mercato dei servizi, offrirà condizioni prevedibili agli investitori e, cosa non meno importante, contribuirà a prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’Ue.

 

Molte sono tuttavia le notizie false che rischiano di creare non poca confusione. Una su tutte è che con il Ceta verremmo sommersi da carni con ormoni e ogm. In tal senso è necessario chiarire che nessun trattato commerciale può andare a modificare i Regolamenti europei, soprattutto quelli che riguardano i nostri elevatissimi standard di qualità: nessun regolamento comunitario è stato modificato in sede di negoziato o verrà modificato in virtù del Ceta. Ciò che era vietato rimane vietato, ciò che non poteva entrare non entrerà ora.

 

Al contrario con il Ceta sarà il nostro sistema di tutela delle produzioni di qualità Dop e Igp ad essere riconosciuto in un mercato strategico per le esportazioni di prodotti agroalimentari europei, e soprattutto per quelli a più alto valore aggiunto quali le eccellenze italiane. Grazie al risultato ottenuto dai nostri negoziatori è stata infatti inserita nell’accordo raggiunto con il governo di Ottawa una lista di 173 Dop e Igp delle quali 41 italiane (scelte perché rappresentano la quasi totalità dei nostri prodotti esportati in Canada) alle quali le autorità canadesi dovranno garantire un livello di tutela assimilabile a quello del sistema europeo.

La protezione fornita dalle autorità canadesi riguarderà in particolare la cessazione di pratiche scorrette da parte dei produttori canadesi permettendo così un efficace contrasto di fenomeni quali quello dell’”Italian sounding”. I consumatori avranno finalmente a disposizione il prodotto originale, non qualcosa che ne evoca il nome o le caratteristiche e nonostante alcuni produttori potranno continuare ad utilizzare gli stessi nomi nel solo mercato canadese, come nel caso della Fontina, del Gorgonzola o dell’Asiago, dovranno però eliminare dalle etichette qualsiasi riferimento all’Italia e specificarne la provenienza candese.

 

Ma a beneficiare di questo accordo saranno anche i produttori di vino, prodotto italiano più esportato in Canada, i produttori di olio extravergine e i produttori di prodotti lattiero caseari che grazie alla liberalizzazione del 95% dei dazi potranno risparmiare 42 milioni di euro l’anno per esportare i propri prodotti oltreoceano.

 

di Paolo De Castro

Coordinatore S&D Commissione Agricoltura e sviluppo rurale Parlamento europeo

 www.terraevita.it@paolodecastro