Pac, supertassa per gli aiuti più alti

Le prime bozze della Commissione prevedono aliquote a partire dal 20% sui premi oltre 150mila euro
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Forse sono state messe in circolazione volutamente per testare le reazioni degli operatori. D’altra parte non sarebbe la prima volta. Di certo, le bozze sulla nuova riforma della Pac post 2013 contengono molte novità rilevanti e qualche sorpresa. Tutte riguardano il primo pilastro, quello degli aiuti diretti al reddito e delle misure di mercato.
Si parte con l’azzeramento di tutti gli importi oltre i 300mila euro l’anno. Un vero e proprio tetto ai premi Pac, sul quale d’altra parte il commissario Ue all’Agricoltura, Dacian Ciolos, si era già molto esposto in occasione delle ultime uscite pubbliche, che è opportuno spiegare con ordine. Perché la riduzione degli aiuti parte dagli importi sopra i 150mila euro annui, con un taglio ipotizzato del 20% per la fascia tra 150 e 200mila euro, che sale al 40% per gli aiuti tra 200 e 250mila euro e al 70% per gli importi compresi tra 250 e 300mila euro. Oltre, come detto, non si andrà. Taglio del 100 per cento.
Certo, questo capping progressivo sarà temperato, come largamente anticipato dalle indicazioni della vigilia, dai criteri dell’occupazione e dell’ambiente. Si terrà cioè conto del numero di lavoratori impiegati dalla singola azienda e dei benefici ambientali, nel senso che il taglio non si applicherà agli aiuti legati a pratiche ecologiche e rispettose dell’ambiente. Concetti da declinare sicuramente meglio (non sarà facile, soprattutto se si vuole evitare di complicare il sistema in nome dell’annunciata semplificazione normativa) nelle proposte di regolamento. Che saranno pubblicate il 12 o il 13 ottobre.
Intanto, oltre al capping, le indiscrezioni confermano pure l’inserimento nei testi giuridici delle famigerate regole sul «greening». In particolare, per giustificare una politica sempre più sotto assedio dei paesi ultraliberisti del Nord Europa e premiare comportamenti virtuosi dal punto di vista ambientale che vadano oltre le «buone pratiche agricole» già previste dall’attuale condizionalità, il 30% del plafond destinato agli aiuti diretti sarà soggetto a nuovi obblighi ambientali. Come quello di diversificare la produzione su almeno il 30% della superficie aziendale utilizzata. Pena, appunto, il taglio del 30% del premio. Che rimarrebbe automaticamente a Bruxelles. Sarebbero esclusi dall’obbligo, come chiesto dall’Italia, colture permanenti (che però dovranno destinare almeno il 5% della superficie a soluzioni virtuose per l’ambiente, come canaletti o siepi), riso e produzioni biologiche.
Per la distribuzione degli aiuti il criterio storico sarebbe definitivamente superato entro la fine delle prossime prospettive finanziarie, nel 2019-2020. Il nuovo sistema di aiuti forfetari sarà però gestito, è bene ricordarlo, a livello di singolo Stato membro, in quanto la ripartizione del futuro budget 2014-2020 sarà pubblicata nelle proposte di regolamento (e suscettibile, ovviamente, di modifiche nel quadro del negoziato sulle prospettive finanziarie a livello di capi di Stati e di Governo Ue). Valgono per ora le indicazioni contenute nelle proposte della Commissione sulla prossima programmazione finanziaria che impongono un riavvicinamento del valore medio dei titoli di almeno il 30% alla media comunitaria per quei paesi che si trovano attualmente sotto il 90% di tale media.
Resteranno comunque, nell’ambito dei massimali che spetteranno a ciascuno Stato membro, anche alcuni aiuti accoppiati: il 5% per l’Italia e altri paesi, il 10% per chi aveva mantenuto accoppiati alcuni regimi come quello degli aiuti alla vacca nutrice (è il caso della Francia) e per i nuovi Stati membri. Saranno utilizzati, secondo il modello dell’attuale articolo 68, per prodotti più esposti alle crisi di mercato, determinate regioni o per motivi di carattere socio-economico. I settori citati per ora sono latte, carne, olio d’oliva, colture permanenti e proteiche e ortofrutta. Una quota del 5% potà servire infine per maggiorare gli aiuti nelle aree avantaggiate e per i giovani. Dai testi circolati manca, per ora, qualsiasi riferimento agli «agricoltori attivi» verso i quali dovrebbero concentrarsi maggiormente gli aiuti comunitari.


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