Pac anche per terreni non seminati

EMERGENZA MALTEMPO
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L’eccesso di pioggia da novembre 2012 alla prima decade di maggio 2013, ha reso difficoltose le semine dei cereali autunno-vernini. In molte zone italiane (ad es. in Toscana), gli agricoltori hanno dovuto rinunciare alla semina del grano duro, ma le piogge si sono protratte anche alla primavera 2013, rendendo impossibili anche le semine delle colture primaverili-estive.

La situazione è molto disomogenea sul territorio nazionale. In alcune zone gli agricoltori temono ormai di non poter più effettuare le semine, a causa dei terreni fortemente bagnati, inerbiti e inaccessibili con i mezzi meccanici.

In questi casi, cosa prevede la Pac? È possibile beneficiare dei pagamenti diretti per i titoli abbinati ai terreni non seminati? L’agricoltore può abbinare i titoli alle superfici non seminate, ma deve prestare molta attenzione alla condizionalità.

Infatti, nella logica del disaccoppiamento, il sostegno è svincolato dalla produzione e l’agricoltore può praticare qualsiasi attività agricola, compreso il ritiro dei terreni dalla produzione (i cosiddetti terreni non seminati o disattivati). L’unica condizione è che tali terreni non siano abbandonati e l’agricoltore si impegni a rispettare la condizionalità, ovvero a mantenere i terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali (art. 6, Reg. 73/2009).

La condizionalità

I vincoli della condizionalità, in particolare delle BCAA (Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali), sono effettivamente molto dettagliate e stringenti per i terreni non seminati, allo scopo di disincentivare l’abbandono dei terreni e assicurare una finalità ambientale degli stessi.

Per i terreni non seminati o disattivati, oltre alle norme generali della condizionalità, il Decreto ministeriale prevede uno specifico standard delle BCAA: Standard 1.2Copertura minima del suolo”.

Inoltre, proprio per le caratteristiche dei terreni non seminati, è importante anche il rispetto dello Standard 4.2Evitare la propagazione di vegetazione indesiderata sui terreni agricoli”.

Standard 1.2

Lo Standard 1.2, “Copertura minima del suolo”, prevede per le superfici a seminativo che non sono utilizzate a fini produttivi di assicurare la presenza di una copertura vegetale, naturale o seminata, durante tutto l’anno (tab. 1).

Si sottolinea che lo Standard 1.2 si applica nei casi di terreni privi di sistemazioni idraulico-agrarie e che manifestano fenomeni erosivi evidenziabili dalla presenza di incisioni diffuse (rigagnoli). In tali casi, vige l’obbligo di assicurare la presenza di una copertura vegetale, naturale o seminata, durante tutto l’anno. La copertura vegetale può essere rappresentata anche dalle infestanti nate e cresciute spontaneamente nei terreni. Inoltre in tali terreni vige il divieto di lavorazioni di affinamento per 90 giorni consecutivi a partire dal 15 novembre.

L’obbligo di copertura vegetale durante tutto l’anno ha un’importante deroga: la possibilità di effettuare le lavorazioni del terreno, a partire dal 15 luglio, allo scopo di ottenere una produzione agricola nella successiva annata agraria.

In altre parole, se l’agricoltore intende proseguire la “non coltivazione” anche l’anno successivo, deve mantenere la copertura vegetale tutto l’anno. Invece, se l’agricoltore nell’annata agraria successiva intende ottenere una produzione agricola, può lavorare il terreno dopo il 15 luglio. Quindi, un terreno non seminato, a causa della pioggia, dev’essere inerbito, almeno fino al 15 luglio 2013, poi può essere lavorato.

Standard 4.2

Lo Standard 4.2, “Evitare la propagazione di vegetazione indesiderata sui terreni agricoli”, prescrive l’obbligo di sfalcio, ma con periodi di divieto (tab. 1).

L’obbligo di sfalcio o altre operazioni equivalenti ha l’obiettivo di:

– evitare l’abbandono delle superfici agricole;

– prevenire la formazione di potenziali inneschi di incendi, specie in condizioni di siccità;

– evitare la diffusione delle infestanti;

– tutelare la fauna selvatica.

Lo sfalcio dev’essere effettuato almeno una volta l’anno e sono ammesse anche operazioni equivalenti quali la trinciatura.

Inoltre, vige il divieto di sfalcio in determinati periodi:

a) dal 1° marzo al 31 luglio di ogni anno, per le aree individuate ai sensi della direttiva 79/409/Cee (direttiva sulla conservazione uccelli selvatici) e della direttiva 92/43/Cee (direttiva relativa alla conservazione degli habitat naturali);

b) dal 15 marzo al 15 luglio di ogni anno, per le altre aree.

Le operazioni di sfalcio o trinciatura possono essere eseguite in qualunque epoca, in deroga ai periodi di divieto, al fine di evitare la fioritura delle piante infestanti e quindi la successiva disseminazione.

Copertura e sfalcio

In sintesi, sui terreni non seminati vige l’obbligo di copertura vegetale e di sfalcio.

La copertura vegetale può essere anche spontanea. Lo sfalcio è obbligatorio, con divieto in alcuni periodi. Tuttavia, si può intervenire sul terreno in qualunque periodo al fine di evitare la fioritura delle piante infestanti e la successiva disseminazione. In tutti i casi, dopo il 15 luglio 2013, l’agricoltore può lavorare il terreno allo scopo di prepararlo per la coltura della prossima annata agraria.

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