Ottimizzare il rapporto tra allevamento e foraggicoltura

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È uno degli obiettivi del Dairy Self, un nuovo servizio tecnico frutto della collaborazione tra l’Associazione regionale allevatori del Piemonte, il gruppo di Foraggicoltura dell’università di Torino e il dipartimento di Scienze medico-veterinarie dell’università di Parma

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La predominanza del mais negli ordinamenti zootecnici e cerealicoli si è tradotta in problemi di approvvigionamento delle fonti proteiche, rendendo il settore della nutrizione animale quasi totalmente dipendente dall’estero per quanto riguarda l’acquisto della soia per l’alimentazione del bestiame. Oltre all’aspetto economico e sanitario (legato alla necessità di disporre di alimenti dagli elevati standard qualitativi), per l’Unione europea è divenuto sempre più importante l’aspetto ambientale della produzione agricola, e per questa serie di motivi le proteine vegetali sono infatti al centro dell’attenzione della politica agraria, sia comunitaria sia nazionale.

L’introduzione del Greening nella Pac, ovvero delle misure a favore dell’ambiente e del clima (tra cui il mantenimento dei prati, la diversificazione delle colture e la rotazione, la realizzazione di aree di elevata valenza ecologica), rappresenta un nuovo impulso per l’inserimento in rotazione di colture foraggere, da sfruttare come fonte proteica all’interno delle aziende zootecniche.

Le specie utilizzabili a questo proposito sono diverse: le colture proteiche vere e proprie (pisello proteico, fave e favette, lupino dolce), le proteo-oleaginose (girasole, soia, colza) e le foraggere leguminose (erba medica, trifoglio, ecc.). Tali colture consentono all’agricoltore di migliorare l’ordinamento produttivo, inserendo delle specie da rinnovo nella rotazione e interrompono la monosuccessione di cereali. Inoltre contribuiscono a valorizzare la rotazione, con molteplici benefici ambientali, in quanto migliorano la struttura e la fertilità del terreno e riducono l’impiego di fertilizzanti di sintesi e di agro farmaci.

Questi vantaggi hanno spinto l’Unione europea a promuovere un “piano proteine vegetali” successivamente demandato alla volontà degli Stati membri, un’opportunità da cogliere per mitigare l’impatto ambientale dell’agricoltura e al contempo per ridurre i costi delle aziende agricole. Infatti, nella nuova Pac 2014-2020 oltre al sostegno accoppiato per le colture proteiche, sono previsti diversi altri strumenti per favorirne la diffusione, tra cui le facilitazioni nel pagamento ecologico (greening) e le misure agro-climatico-ambientali dei nuovi Psr e Pei (Programma europeo per l’innovazione). Nell’applicazione del greening, le superfici occupate da colture azotofissatrici, assolvono l’impegno di aeree ecologiche. In altre parole, una superficie investita a erba medica, a soia o favino consente di ottemperare in parte al 5% delle superfici ad aree ecologiche, previste dai vincoli del greening. Ad esempio, un ettaro di soia equivale a 0,7 ha di superficie ecologica.

Il progetto piemontese

In aggiunta a questa necessità di rispettare i dettami comunitari, ci sono le esigenze degli allevatori, che si trovano a dover riuscire ad aumentare la redditività aziendale a fronte del costante aumento del costo dei fattori della produzione nella filiera lattiero-casearia e più in generale nel settore zootecnico; a dover sfruttare al meglio il suolo agrario di cui dispongono; a soddisfare l’esigenza di una sempre maggior sostenibilità ambientale delle aziende attraverso la riduzione degli impatti nonché la necessità di garantire maggiore benessere degli animali, con la prospettiva di allungarne la carriera riproduttiva e produttiva.

Per cercare di aiutare il comparto zootecnico a soddisfare le richieste comunitarie, traendo il massimo vantaggio da ciò che a prima vista potrebbe essere interpretato come un “vincolo” per l’attività agricola, dalla fusione tra ricerca e territorio, è nato il “progetto” Dairy Self. Ovvero un servizio tecnico innovativo offerto dal Sistema Allevatori Piemonte, frutto della collaborazione tra Ara (Associazione Regionale Allevatori) della regione Piemonte, il gruppo di Foraggicoltura dell’Università di Torino, e il dipartimento di Scienze Medico-veterinarie dell’università di Parma.

L’obiettivo di Dairy Self è analizzare i punti di forza e debolezza delle singole aziende, per valutare con gli allevatori le scelte da intraprendere nella gestione aziendale al fine di raggiungere il minor costo di produzione e massimizzare la marginalità tra costi e ricavi delle aziende zootecniche attraverso l’ottimizzazione dell’efficienza della razione nella stalla nonché della gestione del sistema foraggero, in modo da incrementare la produzione di Energia Netta Latte e Proteina, e conseguentemente la sostenibilità economica. Accanto a questi obiettivi, ci sono anche l’aumento della produttività delle aziende, senza aumentare gli impatti dell’attività agricola sull’ambiente e intensificare ulteriormente lo sfruttamento del suolo.

Riorganizzazione della Sau

Per giungere a questi risultati, è necessario far conciliare le esigenze della stalla e della razione con la parte agronomica dell’azienda, programmando la ripartizione colturale aziendale per soddisfare le esigenze alimentari degli animali allevati.

In questo senso occorre effettuare un’analisi della situazione di partenza della stalla (produttiva e riproduttiva), delle esigenze alimentari delle vacche, della razione impiegata in quel momento, accanto all’esame della Sau (superficie agricola utilizzabile) aziendale, delle caratteristiche agronomiche dei terreni, la ripartizione colturale attuata e le produzioni aziendali.

In accordo con l’agricoltore, e avendo considerato tutte le peculiarità dell’azienda, siano esse tecniche, organizzative ed umane, viene formulata una proposta di medio-lungo termine per la riorganizzazione della Sau per ottimizzare l’autoproduzione mirata delle materie prime da impiegare in razione, e al contempo giungere ad un sistema agronomico sostenibile ed efficiente (Tabella 1).

La riorganizzazione della superficie aziendale ha portato alla riduzione della dipendenza di proteine extra-aziendali (Tabella 1 e Figura 1) grazie all’inserimento della coltivazione della soia e al fieno di erba medica.

Una nuova razione

Con la definizione della nuova razione sono state massimizzate le performance produttive degli animali, minimizzato il costo della razione e ottimizzato l’utilizzo della Sau.

Infatti, il costo della razione è passato da 6,16 a 5,14 €/vacca/giorno; mentre le entrate al netto dei costi aziendali (Iofc) sono passate da 5,62 a 6.87 €/vacca/giorno, senza diminuzioni nella quantità e nella qualità del latte prodotto (Tabella 2).

Inoltre l’individuazione di una razione più adatta alle esigenze fisiologiche delle bovine si è tradotta in un aumento del benessere degli animali e un maggiore grado di fertilità degli stessi.

Attraverso il programma Dairy Self è stato inoltre migliorato l’impatto ambientale dell’attività agricola e zootecnica, in particolare per quanto riguarda l’azoto. Rispetto alla situazione iniziale è diminuito il quantitativo di questo elemento in entrata nell’azienda, in quanto è aumentato l’azoto di origine aziendale. In dettaglio, è aumentato quello “naturale”, ovvero proveniente dall’azotofissazione operata dalle leguminose, e conseguentemente è diminuito quello di natura chimica, nonché il quantitativo di proteina di origine extraziendale acquistato.

Se da un lato l’aumento del numero delle colture presenti in azienda porta ad una maggiore complessità nella gestione dell’azienda, dall’altro il costo complessivo per le colture si riduce. Infatti, gli agronomi del team hanno stimato una forte riduzione dei trattamenti per ettaro nel caso della nuova ripartizione colturale, in particolare all’impiego di insetticidi ed erbicidi.

Chi lavora nel Dairy Self

A fare la differenza rispetto ad un comune servizio tecnico è la fitta rete di collaborazioni. Infatti, il progetto Dairy Self è un servizio completo di assistenza e consulenza aziendale, terzo e indipendente, con tecnici altamente specializzati e un moderno laboratorio di analisi, che nasce dalla cooperazione tra enti regionali e le università, in modo da fornire un servizio di assistenza tecnica “di qualità”, derivante dall’applicazione sul campo delle conoscenze acquisite nel settore della ricerca scientifica.

I referenti del progetto si dividono infatti in referenti tecnici e referenti scientifici.

Referenti tecnici: Luciano Comino per il settore Nutrizione e alimentazione animale; Ernesto Tabacco per l’Agronomia e foraggicoltura; Andrea Revello Chion per il Laboratorio analisi foraggi; Daniele Giaccone per il Coordinamento tecnico.

Referenti scientifici: Federico Righi del dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie dell’Università di Parma; Giorgio Borreani del dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino.

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