Operazione verità

CONFERENZA AGRINSIEME
TV_14_47_Pres_Agrinsieme

Il grande nemico della verità molto spesso
non è la menzogna, ma il mito. Persistente,
persuasivo, irrealistico. Da questa massima
di Kennedy prende le mosse la prima conferenza
economica di Agrinsieme, il coordinamento
tra Confagricoltura, Cia e Aci (Alleanza
coop agroalimentari) che sprona a fare
un’immersione nella realtà dell’agricoltura
italiana, tra pregi e limiti di un comparto che
non esprime appieno il suo potenziale, anche
a causa di una visione distorta dei fatti.

La richiesta, presentata ai ministri e alle istituzioni
che hanno partecipato all’evento (Maurizio
Martina
, Mipaaf; Beatrice Lorenzin,
Sanità; Giuliano Poletti, Lavoro; Gian Luca
Galletti
, Ambiente; Carlo Calenda, vice Sviluppo
Economico), è non nascondere sotto il tappeto i problemi per cercare di superarli.
Uno su tutti: il brand made in Italy è il più conosciuto
al mondo dopo Coca Cola e Visa,
ma la nostra quota di export agroalimentare
è ben al di sotto di quella di Stati Uniti, Germania,
Francia, Spagna e negli ultimi dieci anni
si è ulteriormente ridotta, passando da 3,3 a 2,6%. Ed è vero che a crescere sono soprattutto
le economie emergenti, ma in realtà
soffriamo soprattutto la concorrenza europea,
con l’export alimentare della Germania
che doppia il nostro (54 contro 27 miliardi).
Ultima stoccata: una buona fetta dei prodotti
che vendiamo all’estero non è realmente
made in Italy, ma fatto con materie prime
importate (40% import grano duro): questa
mancata autosufficienza ci costa 7 miliardi
di €/anno (saldo negativo bilancia commerciale
agricola).

Sono solo alcuni dei dati del rapporto Agrinsieme
– Nomisma che sollecita delle risposte.
«La forza del brand made in Italy – ha osservato
il coordinatore di Agrinsieme, Mario
Guidi
– non è supportata da una produzione e
da una distribuzione altrettanto forti». Le imprese
italiane soffrono di nanismo e “piccolo
non è bello” o almeno non è funzionale per
arrivare all’estero. Il coordinamento chiede
dunque incentivi per l’aggregazione e per gli
investimenti in innovazione, oltre ad un organismo
per l’internazionalizzazione delle imprese
agroalimentari. Poi i costi (energia, logistica)
che strangolano le imprese. Per non parlare della burocrazia: non solo la montagna
di documenti da compilare, ma anche l’inefficienza
di una pubblica amministrazione
agricola che, secondo Agrinsieme, spende
il 90% dei fondi solo per sopravvivere. Ha risposto
il ministro Martina con un pacchetto
taglia burocrazia, “Agricoltura 2.0” (v.articolo
a fianco). Calenda ha invece bocciato la proposta
di un’agenzia per l’internazionalizzazione:
«si chiamava Buonitalia e si è rivelata uno
sbaglio clamoroso». Ha poi rivelato le linee
portanti del «più grande piano di promozione
di sempre», che partirà al seguito dei fondi
previsti nella Legge di stabilità (50 milioni tra
Mise e Mipaaf) nella seconda metà del 2015. Il
principale tassello sarà una campagna da 30
milioni in Usa e Canada contro l’italian sounding:
«Non andremo a fare degustazioni, ma
lavoreremo per sensibilizzare la gdo a incrementare
la presenza di prodotti italiani».

Allegati

Operazione verità

Pubblica un commento