Olio italiano, stime produttive riviste al rialzo

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Ismea ha portato a quasi 380mila t il volume produttivo atteso per la campagna in corso

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Attraverso una ricognizione effettuata ad inizio 2016, sia tramite la propria rete di rilevazione sia attraverso i dati delle dichiarazioni dei frantoi (Agea), Ismea ha portato a quasi 380mila t il volume produttivo atteso per la campagna in corso, mentre in autunno si era parlato di stime per 350mila t. Di tutto rispetto risulta, quindi, l’incremento rispetto alle 222mila t della scorsa campagna (+70%) che va, comunque, ricordata come anomala nel panorama produttivo italiano.

A livello regionale si evidenziano recuperi molto evidenti soprattutto nelle regioni centrali, reduci da perdite pesantissime nella campagna precedente.

In Spagna, intanto, le prime cifre diffuse da Madrid, sulla base dei dati produttivi cumulati fino a dicembre 2015, indicano volumi pari a 867mila t (+41% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima). Peraltro, gli attuali rumors parlano di un ridimensionamento delle aspettative rispetto a 1,3 milioni di t annunciati in apertura delle operazioni di raccolta.

In netta flessione, invece, la produzione tunisina che, secondo gli ultimi dati forniti dal COI (Consiglio olivicolo internazionale), sembrerebbe più che dimezzata rispetto al record di 340mila t. della campagna scorsa, mentre per la Grecia sembrerebbe confermato il livello di 300mila t.

La maggior produzione, soprattutto iberica, ma anche italiana, ha sicuramente fatto da calmiere per quanto riguarda i prezzi alla produzione. Secondo Ismea, le riduzioni dei listini hanno iniziato ad essere piuttosto consistenti proprio a ridosso dell’inizio della raccolta, quando era ormai diventato evidente che i volumi sarebbero stati abbondanti. A ottobre l’extra iberico è sceso sotto la soglia dei 4 €/kg e ha continuato la flessione fino a toccare rapidamente i 3,07 di dicembre, per poi risalire a 3,37 a gennaio. Di nuovo sopra i 3 €/kg anche il lampante iberico che è tornato a crescere nelle prime settimane del 2016.

Ed è soprattutto dal mercato spagnolo che verranno indicazioni per capire se e quanto terranno questi rialzi dei listini, se c’è un ritrovato impulso della domanda o se, quello di gennaio, è solo un fenomeno attribuibile alla corsa ad accaparrarsi le partite di qualità migliore. Del resto, come già detto, la produzione spagnola pur superiore allo scorso anno, sembra comunque al di sotto di quanto ci si attendesse in autunno.

In termini di quotazioni, l’Ismea ha rilevato anche in Tunisia dinamiche analoghe a quelle iberiche. L’extravergine, infatti, dai 3,12 €/kg di dicembre, a gennaio è salito a 3,28 €/kg. Di contro, in Grecia continuano i lievi, ma costanti, aggiustamenti, verso il basso.

Considerando il dato medio di tutto il 2015 si evidenzia che, nonostante i decisi ribassi autunnali, i listini risultano in aumento in tutti i principali player mondiali grazie agli alti livelli raggiunti soprattutto nella prima parte dell’anno.

Anche in Italia le quotazioni alla produzione del 2015 hanno chiuso con incrementi molto importanti. I forti rialzi dei listini registrati ad inizio anno non sono stati particolarmente erosi dalla lenta flessione successiva.

Da sottolineare, a dimostrazione di quanto il 2015 sia stato anomalo sul fronte dei prezzi, che ad inizio anno per l’extravergine era stato superato il livello record dei 6 €/kg. Toccato questo massimo si è poi passati ad una riduzione costante, dapprima per motivi legati al rapido esaurimento delle partite di qualità e poi, iniziando dai mesi primaverili, perché diventava sempre più reale il fatto di un’abbondante raccolta 2015. A novembre le quotazioni medie sono scese sotto i 4 €/kg, per poi arrivare ai 3,66 €/kg di fine anno.

Qualche segnale di ripresa si è avuto, così come in Spagna, con gennaio 2016. L’extra per la verità è rimasto sostanzialmente sugli stessi livelli del mese prima, mentre il lampante, il cui prezzo è ancor più correlato all’analogo prodotto iberico, a dicembre si è attestato a 2,30 €/kg, mentre a gennaio del nuovo anno è tornato a 2,53 €/kg. Anche in questo caso si deve evidenziare che per diversi mesi nel corso del 2015 questo prodotto aveva superato quota 3 €/kg. Situazione analoga per l’olio vergine che a gennaio è risalito a 2,90 €/kg. Da sottolineare, comunque, che i listini si stanno posizionando a livelli più alti rispetto ad un’altra campagna dai volumi abbondanti, quale la 2013/2014.

Il nuovo anno si è aperto all’insegna di qualche ribasso nel segmento degli oli Dop. Gennaio, infatti, ha visto scendere, anche se di poco, le quotazioni del Garda, attestato a 16,5 €/kg, e quelle di quasi tutti i prodotti della Sicilia occidentale. In Puglia si evidenzia una situazione contrapposta tra l’olio Terre di Bari, in lieve aumento, e la Dop Dauno che ha perso qualche centesimo rispetto al mese di dicembre. Per gli altri prodotti si ha, invece, una sostanziale stabilità.

Come per il settore oleario complessivo, anche per le Dop olearie i listini medi del 2015 hanno chiuso con incrementi piuttosto rilevanti rispetto all’anno precedente.

 

Il documento completo è consultabile sul sito:

http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6485

 

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