Ocm vino, fondi promozione da sbloccare

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A Vinitaly il futuro della Pac e dell’Ocm vino. E la querelle sui fondi stornati dalla misura di promozione sui mercati extra-Ue. Martina annuncia un decreto apposito

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IMG_1240Ocm vino, gioie e dolori per i produttori vitivinicoli. Soprattutto se si considera la misura della promozione all’estero. Le schermaglie che contrappongono il ministero delle politiche agricole e alcuni produttori riguardo all’assegnazione delle risorse 2016 collegate a questa misura non hanno infatti risparmiato nemmeno la prima giornata dell’edizione 51 del Vinitaly. «L’Ocm vino – osserva il ministro Maurizio Martina – è la prova provata di come l’Europa possa essere al fianco delle imprese del vino. Sulla promozione c’è un discorso aperto da chiarire, ma abbiamo pronto un decreto per il 2017 che potrà sciogliere alcuni nodi che abbiamo ereditato. Occorre però la volontà comune di superare le criticità».

Schermaglie di ricorsi
Una cadenza temporale, quella sottolineata dal ministro, che sembra mettere una pietra sopra riguardo alla possibilità di ripescare i fondi stornati a fine 2016 e riassegnati ad altre misure (soprattutto al restyling dei vigneti) in seguito ai ricorsi presentati da alcune società escluse in prima istanza dai finanziamenti. E che probabilmente non lascia margine per sperare in un ripensamento dei vincoli introdotti nel 2016, tra cui quello di favorire le cordate finora escluse da questa tipologia di cofinanziamento. La filiera vitivinicola si sente in qualche modo indebolita, per il venire meno di risorse che considerava acquisite. Però l’azione del ministero è giustificata dalle osservazioni di Bruxelles, che ha chiesto al dicastero di via XX settembre di evitare che la continua riassegnazione di questi fondi agli stessi soggetti possa alterare la libera concorrenza tra le aziende.

Le aperture di Hogan
«La Pac – evidenzia anche Phil Hogan, Commissario europeo all’agricoltura – ha offerto specifici sostegni per promuovere meglio il vino italiano sia nel mercato extraeuropeo che, più recentemente, in quello interno comunitario». «Invito però i produttori italiani – continua il Commissario – a cogliere tutti i vantaggi e le opportunità offerte dalla Politica agricola comunitaria, utilizzando gli strumenti disponibili per innovare e per migliorare i metodi di produzione del vino». Sulla Pac post 2020 pesa come un macigno l’effetto della Brexit, che sta riportando in primo piano il tema della sostenibilità del bilancio economico e finanziario comunitario. Spingendo alcuni forti gruppi di opinione a rimettere in discussione le cospicue assegnazioni della Pac.

La Pac post-2020

Massimiliano Giansanti e Phil Hogan

Massimiliano Giansanti e Phil Hogan

Grazie alla presenza del Commissario, la Pac e l’esempio positivo dell’Ocm vino sono state al centro dei lavori del 51° adizione di Vinitaly. «La presenza di Hogan è preziosa – sottolinea Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – . Si tratta di una promessa mantenuta, presa nel corso dell’Expo milanese di due anni fa». L’occasione per festeggiare la ricorrenza del 60° anniversario dei Trattati di Roma nel corso di Opera Wine, l’evento pre-fiera più prestigioso. «Ma soprattutto un’occasione concreta per un confronto sul futuro della vitivinicoltura italiana ed europea, sulle misure di promozione Ocm e sulle prospettive della politica agricola comunitaria dopo il 2020». «Per il futuro – testimonia il Commissario – stiamo pensando a strumenti per rafforzare la capacità dei produttori vitivinicoli di creare occupazione di alta qualità nelle comunità rurali, ovvero dove ce n’è più bisogno». «Nella revisione della Pac – commenta Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura – occorre essere ancor più decisi per porre l’impresa agricola nelle condizioni di crescere in competitività e di rispondere alle innumerevoli sfide economiche, sociali e ambientali».  Per quanto riguarda il settore vitivinicolo Giansanti ha chiesto a Hogan «di tenere conto della specificità del comparto e, al contempo, magari con un incremento specifico di budget vitivinicolo (oggi pari a 1250 milioni di euro annui nell’Ue di cui 336 milioni all’Italia), di appoggiare i processi innovativi e rispondere così alle esigenze strutturali e di mercato delle aziende».

Alleanza con i cittadini consumatori

Secondo il ministro Martina la Pac può vincere la propria scommessa suil post-2020 solo se la politica agricola si sposa con obiettivi legati all’ambiente e all’alimentazione. «Serve un’evoluzione – auspica il ministro – che faccia coincidere gli obiettivi dei produttori e quelli dei cittadini consumatori».